Dopo Una ballata per Corto Maltese, Kobane Calling on stage e Io sono Cinzia, il progetto Graphic Novel Theater prosegue con Lucrezia Forever!, ispirato al simpatico personaggio di Silvia Ziche. Andato in scena a inizio novembre all’interno del programma di Lucca Changes, a causa della pandemia lo spettacolo è andato in scena a porte chiuse, con la ripresa ancora oggi visibile gratuitamente su RaiPlay.

 

 

Purtroppo, la quarta produzione di questo filone che fonde Teatro e Fumetto è un passo falso, per motivi in parte imputabili alle inusuali condizioni di fruizione, alle quali l’attrice protagonista Amanda Sandrelli riesce ad adattarsi, essendo esperta sia di recitazione davanti alla telecamera che sul palcoscenico. Lo spettacolo è stato pensato per l’era Covid-19, motivo per cui quest’anno si è optato per un monologo; Lucrezia interagisce con alcuni personaggi, ma o sono interlocutori fuori scena con cui parla al cellulare, oppure sono figure astratte rappresentate in animazione sul fondale proiettato, come lo spirito della nonna defunta. Fino a una settimana prima della messa in scena era prevista la presenza in sala di un pubblico distanziato, ma il DPCM di fine ottobre ha sancito che la platea del Teatro del Giglio di Lucca sarebbe stata vuota.

La Sandrelli guarda spesso in camera, riesce a mescolare i due linguaggi, ma il progetto è stato pensato per il palcoscenico e si vede. In un’epoca in cui le figure istituzionali parlano di un “Netflix del Teatro”, Lucrezia Forever! è la dimostrazione del peggior tipo di contenuti che potrebbero esserci caricati: spettacoli fatti in teatri vuoti, pensando a un pubblico casalingo. Questa inadeguatezza risuona ancora più potente nel silenzio di fronte a una commedia; l’umorismo è una partitura con una precisa scansione, lo spettacolo è stato montato con dei tempi comici che sono stati stravolti da elementi esterni, la Sandrelli aspetta le risate pur sapendo che non arriveranno mai.

Lucrezia!

 

Graphic Novel Theater mostra un’altra sua debolezza confrontandosi per la prima volta con un fumetto che graphic novel di sicuro non è: la Ziche ha raccontato le disavventure quotidiane di Lucrezia e le sue psicosi quotidiane sotto forma di vignette, tavole autoconclusive e brevi storie, per cui in questo caso il lavoro di scrittura e rielaborazione è stato maggiore rispetto agli spettacoli precedenti che adattavano un racconto cartaceo già strutturato. Francesco Niccolini scrive e dirige una sit-com solitaria, nella quale la protagonista sfoga la sua frustrazione per le sue sfortune sentimentali: Lucrezia, novella Bridget Jones, vorrebbe un amore vero, che duri per sempre, ma inanella appuntamenti disastrati con uomini insoddisfacenti.

L’impressione è che a mancare sia proprio Lucrezia: la Sandrelli è fin troppo naturale, sembra portare in scena sé stessa, priva del processo di costruzione di un personaggio. La sua interpretazione ha poca energia, in parte comprensibilmente visto che non gliene viene trasmessa dal pubblico; questo risulta un difetto ancor più evidente per chi conosce il fumetto della Ziche, la cui protagonista si lascia andare a scatti d’energia e ha un’espressività che ne definisce la cifra comica. Troppe anche le differenze dall’opera originale: ci manca il suo storico compagno pantofolaio e la nonna che deride i vari uomini di Lucrezia è una “commentatrice” che sembra voler emulare l’Armadillo di Zerocalcare. La striscia a fumetti è diversa da una storia completa, è un materiale decisamente più complesso da maneggiare; in questo caso l’adattamento è privo di un filo conduttore efficace, manca una risoluzione finale vera e propria, per cui lo spettatore ha l’impressione di aver osservato un trancio di un prodotto senza una sua compiutezza.

 

Lucrezia!