Wondercity 4

Il finale dell’episodio precedente, unito alla copertina del quarto numero di Wondercity, suggeriva ai lettori un destino infelice per Aki, attraverso al richiamo a una morte inusuale da vedere in modo così esplicito in un fumetto per ragazzi. All’epoca, anche gli autori e l’editore cavalcarono questo elemento, inducendo i fan a pensare che in Terra alla terra il Wonder Team avrebbe fatto i conti con la scomparsa di uno dei propri componenti.

Fin dalle prima pagine scopriamo però che si trattava di una falsa pista, portata avanti in modo fin troppo sensazionalistico: l’effettivo decesso è quello di Wolfmayer, direttore della diga della città e padre di Erik, personaggio al quale ci siamo affezionati ben poco e di cui neanche ai protagonisti (figlio compreso) sembra importare granché.

Il titolo della storia si riferisce in realtà alla minaccia che dev’essere affrontata dai ragazzi, una pianta senziente intenzionata a effettuare esperimenti letali sulla razza umana. Come già avvenuto nelle avventure precedenti, l’avversario da sconfiggere ha un fascino relativo; la nostra attenzione è infatti catturata in modo prepotente dagli eventi correlati che continuano a svelarci un po’ alla volta i meccanismi dell’universo narrativo di Wondercity.

Scopriamo l’indole religiosa di Tej, che pur essendo il leader del Talent Team era il membro del gruppo su cui gli autori si erano concentrati di meno; qui capiamo qualcosa in più su di lui e lo vediamo interagire con i Bimbi sperduti, i suoi vecchi compagni di squadra che hanno abbandonato il Collegio delle meraviglie per motivi ancora misteriosi. Roary continua ad attirare le ire dell’invidiosa Olivia, mentre Erik eredita un immenso patrimonio dal defunto padre.

Sono ancora molti gli elementi irrisolti della serie e questo aspetto riesce a mantenere viva l’attenzione del lettore. I piani di Murdock, gli esperimenti sulle chimere e gli obiettivi poco chiari di Mr J. contribuiscono a rendere sempre più dubbia la posizione del Collegio delle meraviglie, alimentando il sospetto che potremmo non parteggiare per la fazione “giusta”.

Le tavole di Stefano Turconi sono sempre affascinanti, arricchite da una colorazione che si conferma uno dei fiori all’occhiello del progetto Wondercity. In questo episodio, purtroppo, la sceneggiatura di Giovanni Gualdoni, pur regalando diversi momenti piacevoli e tratteggiando un quadro complessivo sempre più intrigante, risulta un po’ frammentaria nel suo tentativo di disseminare così tanti elementi necessari alla continuity orizzontale.

La regola della fortuna è la Wonder Tales meno riuscita, a causa dei disegni di un Blasco Pisapia leggermente inferiore agli standard del titolo, ma soprattutto per la sceneggiatura di Marco Belli, prevedibile e priva di mordente: non vediamo personaggi secondari già conosciuti, come nei racconti precedenti, ma due nuove protagoniste la cui caratterizzazione lascia a desiderare. Giunti alla fine si ha l’impressione che non sia accaduto granché, e, anche se sarebbe stato un fumetto piacevole all’interno di altre testate antologiche, la qualità media di Wondercity ci spinge a essere molto più esigenti.

 

CHRONO WONDERCITY