Wondercity 2

Dopo l’albo d’esordio, che aveva l’onore e l’onere di introdurre numerosi elementi, Wondercity può concedersi un secondo numero più diluito, con una trama che approfondisce i personaggi già incontrati e definisce meglio le dinamiche del gruppo. In Un’ombra sul collegio abbiamo l’opportunità di vedere nuovamente il Talent Team in azione. Con poche battute, Giovanni Gualdoni chiarisce quali sono i poteri dei ragazzi, sulla cui origine si interrogano ancora loro stessi, insieme al lettore.

Il conte Rolf Siberner invita la squadra a bordo del dirigibile Argon per una festa danzante. Gli studenti hanno la missione di controllare se c’è qualcosa di strano sul velivolo, dato che il preside Malmoose ha sospetti a riguardo; ovviamente troveranno una minaccia sufficientemente bizzarra: elettroscimmie naziste e vampiri pronti a risvegliarsi!

Siberner, al servizio di Vom Rath, decide di ribellarsi cercando la collaborazione di Erik, che però non si lascia abbindolare dall’uomo, pur mostrando di essere attratto dal “lato oscuro” più di quanto ci si aspettasse. Sullo sfondo vengono seminati indizi e sorgono domande sulle grandi potenze che controllano Wondercity: il sindaco della città Hasani, il direttore della diga Wolfmayer e il presidente della fondazione Wonder Murdock sono figure ambigue a capo di realtà che non sappiamo ancora se considerare tra le fila dei buoni o dei cattivi.

La vicenda si chiude con un segreto condiviso da Roary ed Erik, qualcosa che inevitabilmente influenzerà il loro rapporto e potrebbe mettere a rischio le dinamiche all’interno della classe di Talenti. La storia che sta prendendo forma è più complessa di quanto non appaia in superficie, aspetto suggerito da diverse frasi sibilline e sguardi misteriosi che necessitano di spiegazioni.

 

 

Graziano Barbaro (PKNA, Witch) disegna tavole che si inseriscono perfettamente nel solco di quelle realizzate da Stefano Turconi per il numero precedente, pur conservando uno stile personale e riconoscibile.

Wondercity 2, anteprima 01

A rendere il tutto ancor più omogeneo sono senza dubbio i colori di Romina Denti ed Emanuele Tenderini, che caratterizzano le atmosfere dell’albo con una prevalenza di tinte calde – come il giallo e l’arancione per le scene al collegio – mentre a bordo dell’Argon il blu e tutte le sue tonalità vanno per la maggiore. Si può inoltre notare un utilizzo di inquadrature ricercate, soprattutto nelle scene d’azione, dettate da una regia ambiziosa.

Gli editoriali seguono lo schema del primo numero: una scheda su Erik che non aggiunge poi molto a quanto già sappiamo dal fumetto (ma comunque gradita), un’esauriente descrizione della regione di Wondercity e una cronologia della città con tanto di mappa (materiale prezioso, pronto per essere consultato dopo la lettura degli episodi successivi).

Suggestiva anche la pagina con i ritagli di giornale: l’articolo sul treno deragliato è un’introduzione al capitolo successivo, il trafiletto sul pipistrello gigante suggerisce il destino delle creature di Siberner, mentre la notizia di meteorologia introduce alla perfezione la nuova Tales of Wonder.

Jhona e la balena è un altro ottimo esempio di come queste storie brevi possano aggiungere tasselli importanti nella saga di Wondercity: in una dozzina di tavole conosciamo e ci affezioniamo anche alla seconda classe, un gruppo di personaggi che altrimenti avrebbero rischiato di fare tappezzeria, rispetto al Talent Team. Il personaggio dello scienziato pazzo è stereotipato ma simpatico, l’ideale per un racconto leggero come questo. Alcuni passaggi sono forse eccessivamente rapidi, ma ne guadagna il ritmo. L’episodio firmato dalla coppia Gualdoni/Turconi è infatti una gioia per gli occhi.