War Mother #1, anteprima 01

La bella copertina di David Mack ci introduce a War Mother, brossurato in cui Star Comics ha raccolto l’omonima miniserie del 2017 e il one-shot 4001 A.D.: War Mother (già proposto sulle pagine di 4001 A.D.: Oltre il Nuovo Giappone), che ha introdotto nell’Universo Valiant il personaggio di Ana, la Madre di Guerra.

Torniamo al futuro creato in occasione dell’evento 4001 A.D., futuro in cui la Terra è una distesa desertica priva di una qualsiasi traccia di civiltà. L’ultimo baluardo dell’umanità è la super potenza del Nuovo Giappone, un satellite staccatosi dal pianeta e ora in orbita. In questa storia ci concentriamo però su quel che resta del mondo seguendo le vicende della protettrice della tribù dei Rovis: in possesso dell’arma senziente Flaco, la guerriera deve spesso andare in esplorazione nella Selva per cercare le materie prime necessarie al sostentamento della sua gente; questa volta, invece, dovrà condurre il proprio popolo alla ricerca di una nuova colonia per evitare l’estinzione.

Entrambe le storie sono scritte da Fred Van Lente, che accompagna il lettore in un’esperienza coinvolgente alla scoperta di una realtà inedita. La trama serrata, dalla sviluppo lineare ma ricca di colpi di scena e dialoghi convincenti, le ambientazioni esotiche e le atmosfere misteriose sono certamente i punti di forza di questo progetto.

“Un’esperienza coinvolgente alla scoperta di una realtà inedita.”Difficile restare indifferenti ai siparietti tra Ana e Flaco, o alle adrenaliniche sequenze di lotta. Attorno ai protagonisti ruotano  inoltre una serie di personaggi altrettanto magnetici che offrono a Van Lente la possibilità di approfondire tematiche che rendono la lettura ancor più interessante, come il peso della responsabilità che grava sulle spalle di Madre di Guerra, le difficoltà nell’essere il compagno di un eroe sempre pronto a intervenire per il bene comune o il controllo delle nascite e delle emozioni umane.

Dispiace che Star Comics abbia deciso di presentare solo oggi War Mother: leggere questa storia così decontestualizzata svilisce in parte i suoi contenuti, il che è un peccato anche dal punto di vista estetico. Se Tomas Giorello esalta l’epicità e la drammaticità del suo frammento di storia, Stephen Segovia e Roberto De La Torre non raggiungono il suo stesso livello qualitativo, ma offrono una prova più che buona, caratterizzata da tratti sicuri, dinamici e sempre efficaci.