Plume, anteprima 01Si intitola Plume la raccolta di racconti brevi – editi e inediti – di AkaB, al secolo Gabriele Di Benedetto, fumettista, illustratore, pittore e regista. Come una vecchia antologia di singoli e rarità, il volume racchiude al suo interno una variegata produzione di “istantanee” che ripercorrono l’ultimo decennio della carriera dell’autore.

Diciotto storie per altrettanti viaggi nell’animo umano, le paure più profonde e le perversioni più nascoste, pervasi dal disagio interiore che da sempre contraddistingue l’arte e la poetica di AkaB. In un contrasto dalle tinte opache, sesso (Abbandon), amore (Are you lonesome tonight), malattia (L’ospite), violenza (Hate vs hate) e religione (Untitled, Il cristo di carne) diventano materia in cui scavare per lasciar emergere qualcosa di oscuro e macabro.

A una prima lettura, le storie contenute in Plume appaiono slegate tra loro: un flusso di riflessioni morbose e angoscianti che colpiscono come un pugno allo stomaco, una visione distorta e disturbante di tutto il “non detto” che ognuno di noi custodisce in fondo al cuore, in quella stanza chiusa a tripla mandata per evitare che gli aborti della mente possano uscirne; soffermandosi su ogni singolo tassello di questo puzzle, però, ci si rende conto di come il tutto riconduca a un’esaltazione della vita stessa.

La metodicità del quotidiano mortifica l’esistenza, la nostra natura, portandoci a vivere come dei pesci rossi prigionieri (Aquarietto). L’unica via di fuga è una guerra, di cui però conosciamo già il drammatico epilogo (Zeta23), o la morte in grado di mettere tutto a tacere, sopire ogni affanno e liberarci dal fardello che portiamo (Apocalypse pending); oppure ancora il sesso, morboso e decadente palliativo che ci invita a fottere la morte (La webcam girl con il cancro). L’intento dell’autore non è lanciare un messaggio cinico e nichilista, ma, attraverso i suoi opposti, mettere in risalto il trionfo della vita.

Plume, anteprima 02Quest’indagine sull’uomo è restituita con un linguaggio asciutto e diretto che spesso preferisce affidarsi esclusivamente alla componente artistica per meglio esaltarne le scoperte. In altri casi, invece, AkaB opta per le metafore e ricorre a passaggi ermetici che richiedono un’analisi più accurata per cogliere tutte le sfumature. Sebbene si tratti di una raccolta di storie brevi, infatti, l’autore reclama attenzione, vuole che ci soffermiamo sulle singole note che compongono questa musica sghemba ma di grande impatto.

Come i testi, anche l’aspetto artistico dell’opera segue percorsi similari, figli di una maturazione palese e del conseguente raggiungimento di una estetica personale. Il tratto diventa sintetico, minimale nel tratteggiare figure mostruose che portano in scena l’orrido spettacolo della vita.

Non mancano storie sperimentali in cui l’autore mette in mostra le sue grandi doti autoriali: Alfredino Vermicino, ad esempio, narra la tragedia di Alfredino Rampi e lo fa utilizzando un campo fisso e il bianco e il nero che, come il diaframma di un obiettivo, accompagnano ed evidenzia le fasi del dramma; oppure Aquarietto, una sequenza di fotogrammi in cui le immagini scandiscono il tempo e dettano il messaggio del racconto.

La natura antologica dell’opera, la disomogeneità di tematiche e dello stile trattato non inficiano il risultato finale, che offre un’esaustiva retrospettiva su un’artista originale e difficile da approcciare. Un plauso va alla casa editrice napoletana Douglas Edizioni, che coraggiosamente propone un volume rischioso ma di grande valore.