Molto spesso si commette l’errore di identificare un supereroe con i poteri che possiede, tendendo invece a trascurare la storia personale, le motivazioni e il suo animo. Peter Parker era un adolescente studioso e diligente, nerd direbbe qualcuno oggi, cresciuto con sani principi ereditati dai suoi zii. La sua indole di buono non è cambiata nel momento in cui un ragno radioattivo gli ha conferito poteri proporzionali a quelli di un aracnide e sin dagli esordi la sua carriera è stata caratterizzata dal mantra “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Dando quindi per assunto che non sono i poteri a definire un supereroe ma la sua stessa umanità, proviamo a ribaltare il nostro scenario e immaginiamo un mondo in cui nascere con i poteri sia la norma. Una società in cui oltre il 75% della popolazione è dotata di un Quirk, un talento fuori dal comune, che generalmente si manifesta intorno alla pubertà e in cui fare l’eroe è un mestiere. Ecco quindi nascere e proliferare scuole superiori in cui affinare i propri Quirk e provare a diventare un Hero.

Uno degli studenti della Scuola Media Oridera, Izuku Midoriya, fa parte di quel sempre più ristretto numero di umani che non manifestano alcuna eccezionalità, sebbene il ragazzo sia un grande conoscitore ed estimatore dei superuomini. Sin da piccolo è cresciuto con il mito di Allmiglt, il più potente dei supereroi, simbolo e modello per i più giovani. La mancata manifestazione di un potere e il suo essere un secchione, trasformano Izuku in un facile bersaglio per gli sberleffi e gli sfottò dei suoi compagni di scuola, in particolare del bullo Katsuki Bakugo, personaggio egocentrico e sicuro di sé, promettente speranza della scuola e dotato di un quirk che gli consente di generare esplosioni. Ciò nonostante la volontà ferrea di Izuku supporterà il ragazzo nella sua difficile, se non quasi impossibile, missione di accedere alla scuola per Hero Yuei, una delle più rinomate e selettive del Giappone.

Durante una tranquilla mattinata il nostro giovane protagonista subisce l’attacco di un villain dal corpo liquido e melmoso e sarà salvato proprio dal suo eroe preferito, Allmight. Izuku, però, scoprirà con sua grande sorpresa che dietro l’aura di imbattibilità e potenza, la sua fonte di ispirazione nasconde un segreto sconvolgente, che potrebbe far crollare tutte le sue certezze. L’animo sincero e altruista di Izuku farà breccia nel cuore di Allmight, che deciderà di prenderlo come allievo e preparalo alla sfida che lo attende.

My Hero Academia racconta la formidabile ascesa di un apprendista eroe deciso a sconfiggere la sua condizione di “diverso” per imporsi grazie alla sua volontà, al suo spirito puro e cristallino. Sebbene non sia una novità assoluta la presenza di supereroi nella cultura manga, Kohei Horikoshi realizza un’opera classica per impostazione e tematiche che va ad accodarsi alla grande e solida tradizione di shonen che trova i suoi picchi in manga del calibro di Dragon Ball e, più recentemente, Naruto.

Se One-Punch Man vuole essere un lavoro che va a decostruire il mito dell’eroe e parodizzare tutta la narrativa di genere, My Hero Academia vuole esaltare questo filone e riprenderne la tradizione riportandola in auge. Nel fare questo, però, non si limita alla semplice riproposizione di schemi e personaggi topici, ma prova ad apportare nuova linfa grazie all’attento lavoro svolto in fase di caratterizzazione dei personaggi. In particolare il protagonista intorno al quale gira l’intera vicenda rappresenta la figura meno idonea a ricoprire il ruolo dell’impavido eroe. Al di là del quirk che non possiede, è insicuro, piagnucolone e paranoico; eppure la volontà di diventare un eroe lo spingeranno a superare tutti questi limiti. Assistiamo, quindi, a un vero e proprio romanzo di formazione in cui il protagonista evolve, cresce e, soprattutto, si integra all’interno di un contesto sociale e culturale nel quale inizialmente non era accettato a causa della sua particolare condizione.

Un romanzo di formazione, dunque, che mette a nudo le ansie, le paure e le angosce di Izuku, ma anche i suoi amori e piccoli successi, aprendo la narrazione alla contaminazione del teen-drama. Siparietti da sit-com, amori non corrisposti, un cast di comprimari variegato e ben assortito che permette all’autore di raccontare attimi surreali, assurdi ed esilaranti. Non poteva mancare l’antagonista per eccellenza, il già citato Bakugo, quello che potremmo definire un vero e proprio predestinato al ruolo di eroe. Lo scontro tra i due sarà non solo fisico ma anche ideologico: chi ha tutti gli strumenti per eccellere nella vita contro chi deve invece sudarsi ogni piccola vittoria.

Sotto l’aspetto grafico il volume si presenta molto curato e piacevole. Lo stile è quello tradizionale del genere, con il tratto di Horikoshi dinamico ed esplosivo in grado di esaltare sia le fasi degli scontri, delle sfide, degli allenamenti sia nell’espressività dei volti, la cui fisionomia spesso si adegua alla caratterizzazione del personaggio. La linea curva e sicura di Izuku si contrappone a quella frammentata e spigolosa di Bakugo in un gioco di opposti che anche nella veste grafica contrappone diversi modi di vivere ed essere un superuomo. Horikoshi non è un virtuoso del disegno ma ha una tecnica più che buona per supportare ottimamente il grande lavoro svolto in fase di scrittura.

Se gli eroi fossero caratterizzati esclusivamente dai loro poteri oggi non avremmo il piacere di leggere questa nuova epopea manga divenuta già un anime di successo. Come abbiamo imparato a capire nel tempo ogni eroe è figlio della sua storia personale, delle sue scelte, del suo animo. Non sarà difficile appassionarvi alla figura di Izuku, un vinto, un diverso in un mondo patinato di predestinati, sorretto in questa sua crescita dalla ferrea volontà. Una lezione forte e acuta che saprà travalicare il media fumetto e giungere dritta al cuore degli Izuku che ogni giorno sfidano l’impossibile per raggiungere i propri obiettivi.