Blockbuster #1, copertina

Nel 1994 venne pubblicata la miniserie Marvels. Grazie a questo capolavoro moderno, Kurt Busiek e Alex Ross riportarono una ventata di ottimismo – seppur venata da intermezzi drammatici – e una luce positiva nei cupi anni ’90, fumettisticamente parlando. Usando il punto di vista di un fotografo e reporter, Phil Sheldon, i due autori portarono le battaglie, le vittorie e le sconfitte dei super eroi al livello della strada, descrivendo nel miglior modo possibile le emozioni, lo stupore e le paure dell’uomo comune di fronte alla nascita e all’espansione di questi esseri semi-divini nel corso dei decenni. Nei due anni successivi, spinta dal successo del progetto, la Marvel produsse quelli che potremmo definire dei sequel apocrifi del capolavoro di Busiek e Ross. Il volume Marvels: Rovine, pubblicato da Panini Comics, ne raccoglie quattro.

Ruins è una miniserie in due parti sceneggiata da Warren Ellis e disegnata da Cliff Nielsen, Terese Nielsen e Chris Moeller. In questa storia il protagonista è ancora Sheldon, ma si tratta della versione di un universo alternativo in cui tutto è andato storto e gli eroi non hanno acquisito superpoteri: gli incidenti a cui sono stati sottoposti li hanno infatti uccisi o menomati in maniera permanente. Sheldon intravede uno schema comune che risale a un preciso evento nel passato, di cui tenta di scoprire la natura.

 

 

Tales of the Marvels: Blockbuster è invece un one-shot sceneggiato da Mike Baron e disegnato da Shawn Martinbrough. La storia è incentrata sulle vite di alcune persone coinvolte in uno scontro tra il Dr. Destino, Silver Surfer e Tyros. Le conseguenze di questa battaglia si propagano per alcuni anni, fino a un confronto risolutore.

“Ruins traccia un percorso differente, mettendo in scena l’universo specchio di Marvels.”Tales of the Marvels: Inner Demons è un altro speciale, ma sceneggiato da Mariano Nicieza – fratello del più celebre Fabian Nicieza – e disegnato da Bob Wakelin. Agli albori dell’Universo Marvel, un barbone di nome John Mahoney scopre che un suo amico in preda all’amnesia che lui definisce il Vecchio è in realtà Sub-Mariner, il tutto mentre viene preso di mira da Norman Osborn e i Duri.

Tales of the Marvels: The Wonder Years è infine una miniserie in due parti, sceneggiata da Dan Abnett e Andy Lanning per i disegni di Igor Kordey, che vede protagonista Cindy Knutz, una giovane fan del super eroe Wonder Man, la quale deve venire a patti con se stessa dopo che l’eroe si è apparentemente sacrificato a seguito di un attacco degli alieni Kree.

Ci sono almeno due caratteristiche comuni che legano queste storie: sono tutte disegnate con uno stile, perdonateci il termine, “pittorico” e i loro protagonisti non sono dei super eroi, bensì delle persone comuni la cui vita a un certo punto viene sconvolta, nel bene o nel male, dall’apparizione di uno o più esseri potenziati e soprattutto dalle conseguenze che quel passaggio lascia dietro di sé. Può essere una battaglia, un’amicizia, un’indagine giornalistica o una morte eroica, ma ognuna di queste cose lascia delle cicatrici che si rimargineranno con grande difficoltà. E non è detto che ciò accada.

Inner Demons #1, copertina

Lungi da noi voler fare classifiche di gradimento, ma la storia scritta da Warren Ellis svetta su tutte. Se infatti i restanti tre racconti seguono tutti lo stesso iter narrativo – vita ordinaria, irrompere di un supereroe, crollo psicologico e rinascita personale (ma ognuno di essi adempie senza infamia e senza lode a questo dovere) – Ruins traccia un percorso differente, mettendo in scena una sorta di universo specchio di Marvels. Tramite lo stesso protagonista della miniserie di Busiek e Ross, Phil Sheldon, ci ritroviamo in un mondo in cui gli “incidenti” che donano ai super eroi i loro poteri si sono rivelati per come sarebbero nella vita di tutti i giorni, ovvero eventi letali che hanno causato morti o gravi menomazioni. Molti sono i super eroi colpiti da questa maledizione, a volte ci si limita a semplici apparizioni sullo sfondo o a citazioni, ma ognuna di queste è funzionale.

Laddove la storia di Busiek e Ross era perlopiù solare, in contrasto con i toni cupi che dominavano le produzioni dell’epoca, in Ruins non sembra esserci spazio per la speranza. Sheldon stesso è l’ombra del reporter che abbiamo visto in Marvels, per ragioni che saranno chiare durante la lettura, ed è delimitato dalla sua ricerca giornalistica. La sua stessa esistenza non sembra avere senso aldilà di essa. Tanto che, se e quando arriverà alla risoluzione del mistero, ci può essere un unico, possibile epilogo, che se a una prima lettura può parere affrettato, non è altro che un’estensione di questo universo specchio.

Con le sue foto in Marvels, Phil Sheldon offre un punto di vista diverso e inedito rispetto ai racconti incentrati sui super eroi. Anche quello di Ruins è un punto di vista alternativo… ma non ha futuro, così come non lo ha questo mondo.

 

Wonder Years