HellboyNel 1994 uscì The Seed of Destruction, la prima miniserie con protagonista Hellboy, il celebre personaggio ideato da Mike Mignola, nonché il primo mattone di un universo narrativo che a oggi conta decine di miniserie, one-shot e progetti speciali che (nonostante alcuni recenti proclami dell’autore) sembrano non doversi concludere nell’immediato.

Hellboy ha rappresentato in origine un modo diverso di fare fumetto, lontano dagli stilemi che l’industria del fumetto supereroistico imponeva a quei tempi. E lo rappresenta a tutt’oggi, per il semplice fatto che ha tradotto per immagini la visione di una sola persona e di ciò che a lui sarebbe interessato leggere… e che per nostra fortuna ha interessato molte altre persone. Questo universo narrativo e questo modo di fare fumetto hanno continuato a prosperare nel tempo, a evolversi anche come è giusto che fosse, fino a che nel 2014 se ne è festeggiato il ventennale.

Hellboy: I primi 20 anni, volume cartonato edito da Magic Press, è tuttavia in primo luogo la celebrazione di colui che è riuscito in questa impresa, perché di tale si tratta: Mike Mignola. E non esiste modo migliore per celebrarlo che attraverso la sua arte e la sua evoluzione, partendo dal primo schizzo di un irsuto demone realizzato nel 1991 e denominato Hell Boy fino a giungere alle produzioni più recenti.

Questo volume rappresenta una sorta di piacevole viaggio nella memoria, una DeLorean artistica. Dai primi, dettagliati disegni che diventano – man mano che gli anni passano – delle illustrazioni più stilizzate (termine usato dallo stesso Mignola) e che mostrano la sempre maggiore confidenza dell’autore nel suo tratto e nel saper e voler rappresentare in modo diverso (e in maniera apparentemente più semplice) una scena che agli esordi avremmo visto in altro modo. Traendone in entrambi i casi un giudizio positivo.

HellboyNon è dunque un caso che le immagini si concentrino in particolar modo nel periodo 2004/2013, gli anni in cui il tratto di Mignola ha cominciato a subire una netta maturazione rispetto al passato (e che, per bocca dello stesso autore, è il periodo di cui va più fiero).

Chi volesse spulciare il volume alla ricerca di qualche particolare inedito sul mondo di Hellboy o trovarvi qualche storia o abbozzo di essa mai pubblicata prima d’ora rimarrà deluso poiché, salvo forse alcuni sketch o un paio di acquerelli incompiuti, vedrà cose già note.

Eppure, e non appaia come un paradosso, è proprio questo il suo pregio: ritrovarsi di fronte in un solo istante a qualcosa che la lettura, per sua natura, ha diluito nel corso degli anni e a cui si rischia di non averci fatto caso più di tanto. Quando invece si sarebbe dovuto. Ovvero maturazione artistica, che non è certo una prerogativa di Mignola o di pochi illuminati artisti odierni, ma che fa piacere veder affermata nella maniera migliore, sulla carta.

Quindi è un volume solo per i veri aficionados di Hellboy? Crediamo di no, crediamo che anche un novizio possa apprezzare ciò che questo volume in ultima analisi mette in luce. Non un fumetto. Non un autore. L’arte.

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