A meno di un mese dall’uscita italiana del primo numero di Dragon Ball Super, presentato in pompa magna da Star Comics ospitando ToyotaroNapoli Comicon, la casa editrice perugina porta in fumetteria e in edicola il secondo albo della serie che adatta in versione cartacea l’omonimo manga. Il motivo di questa rapidità è probabilmente da ricercare nel tentativo di cavalcare l’inevitabile attenzione attirata dal volume d’esordio, ma anche la volontà di proporre ai lettori italiani trame che non hanno ancora potuto vedere sul piccolo schermo, dato che le puntate dell’anime corrispondenti arriveranno su Italia 1 solamente dopo l’estate.

La prima metà di Dragon Ball Super 2 entra nel vivo del Torneo di arti marziali del Sesto Universo, concludendo lo scontro con Frost e mostrando le potenzialità dei nuovi avversari: il robot Otto Magetta, il giovane saiyan Cabbe e infine il potente Hit.

Qualcuno potrebbe obiettare che una competizione così breve è sviluppata in modo frettoloso (il primo Torneo Tenkaichi in Dragon Ball durava più del doppio), ma è evidente l’intenzione di limare il ritmo fin troppo rarefatto della serie animata, proponendo vicende e combattimenti più intensi di quelli che avevano caratterizzato anche le ultime saghe del manga originale.

La seconda parte del volume riporta in scena il Trunks del futuro, introdotto nella saga degli androidi e per il Cell Game; si tratta di un gradito ritorno, anche se qualche elemento narrativo appare un po’ forzato e non è del tutto coerente con quanto raccontato in precedenza, come avviene spesso quando si tirano in ballo i viaggi temporali.

Le scene ambientate nell’universo temporale sono affascinanti perché ci mostrano un’atmosfera cupa e momenti piuttosto crudi, lontane dai toni più spensierati che finora avevano caratterizzato Dragon Ball Super. Finalmente si comincia a fare sul serio, come sarà ancor più evidente nel volume successivo, che proseguirà l’arco narrativo finora più apprezzato dell’anime.

L’edizione Star Comics è di buona qualità: la copertina, la carta e la stampa dimostrano una cura consapevole dell’importanza del ritorno dei personaggi più amati di Akira Toriyama. Una piccola sbavatura nella traduzione italiana si riferisce in più occasioni al personaggio di Dabra, il sottoposto di Babidy che nella versione italiana del manga è però stato chiamato Darbula; sono entrambe traslitterazioni corrette del nome giapponese, ma viene a mancare una coerenza interna, considerando anche che l’adattamento è curato dalla stessa casa editrice che da ormai vent’anni continua a pubblicare Dragon Ball.