Dampyr 211: Horror Movie, anteprima 01Dampyr 211 ci porta al di là dell’oceano sprofondandoci tra i fitti boschi delle Smoky Mountains, nel Tennessee, dove sorge isolato il lugubre e sinistro Wonderland Hotel.

I suoi ospiti sono parte di una variegata galleria di comprimari che appaiono come gli stereotipi di un film del terrore: il nerd, la bionda procace e insulsa, il giovane sportivo aitante e così via. Sono le vittime sacrificali, attirate in quel luogo poco invitante con un espediente che si rivelerà essere comune a tutti. Quella che appare all’inizio come una casualità si tramuta infatti in una crudele macchinazione dietro cui potrebbe nascondersi un gioco perverso, ideato da una mente sottile e dalle facoltà straordinarie.

Horror Movie è un albo insolito per la collana regolare del Figlio del Diavolo: protagonista della storia non è Harlan Draka ma l’amico fraterno Emil Kiurjak; il pericolo, inoltre, non si incarna come di consueto in vampiri e non morti ma in presenze arcane che prendono forma grazie a serial killer, spettri e zombi.

Il soggetto, per ambientazione e procedura, pare dunque più consono a un’avventura di Dylan Dog, fresco di crossover proprio con Dampyr; viene alla mente un classico come Sette anime dannate (Speciale Dylan Dog 6, luglio 1992), di Tiziano Sclavi e Corrado Roi, a sua volta rivisitazione e omaggio di Dieci piccoli indiani, di Agatha Christie.

Dampyr 211: Horror Movie, anteprima 02Il racconto si svolge e sviluppa come un interludio, slegato dalla macro-trama, ma è firmato da Mauro Boselli, creatore insieme a Maurizio Colombo della serie, nonché sua prima penna.

Non vi diciamo altro sull’imprevedibilità di Horror Movie, ma vale la pena soffermarsi sulla struttura della sceneggiatura, molto fresca e godibile. Le citazioni – o meglio le suggestioni cinematografiche – si sprecano, ma due capolavori come Shining, di Stanley Kubrick, e Zombi, di George Romero, non possono essere taciuti. Mistero, suspense e drammaticità si alternano nell’intreccio in un susseguirsi di situazioni che incollano il lettore a ognuna delle novantasei pagine del brossurato.

Da sottolineare il tratto graffiante e particolarmente espressivo di Silvia Califano, che abbiamo già ammirato all’opera su Il soffio caldo dell’Harmattan (Dampyr 166, gennaio 2014) e L’ombra di Tziao-Min (Dampyr 190, gennaio 2016). La giovane artista romana, classe 1984, sfoggia una notevole maturità interpretativa della tavola, dalla recitazione dei personaggi alla regia, contribuendo in maniera decisiva alla riuscita di questo Dampyr ottobrino, che si è rivelata essere una lettura ottimale per trascorrere con qualche brivido lo scorso Halloween.