Come si ricostruisce un universo narrativo? Come si possono attirare nuovi lettori e, al tempo stesso, richiamare all’ovile quelli un tempo affezionati che poi, per vari motivi, hanno smesso di seguire le storie dei loro eroi preferiti? La risposta, per quanto possa sembrare banale, è puntare su quegli elementi narrativi che sono sempre riusciti a catturare l’attenzione di ogni genere di pubblico, il cosiddetto back to basics, ritorno alle origini. Come nel caso della storia in questione, recentemente raccolta in volume da Panini DC Italia. Legends è una miniserie di sei parti pubblicata dalla DC Comics tra il novembre 1986 e il maggio 1987. Il team creativo è davvero leggendario, anche se forse – purtroppo, verrebbe da aggiungere – un paio di nomi potrebbero non dire nulla ai lettori più giovani. La sceneggiatura è opera di John Ostrander e Len Wein – il primo ha curato il soggetto, mentre il secondo si è occupato dei dialoghi – e la parte grafica è opera di John Byrne e Karl Kesel.

La storia si pone come un dichiarato seguito di Crisi sulle Terre infinite (Crisis On Infinite Earths) di Marv Wolfman e George Perez. Poco tempo dopo la sconfitta dell’Anti-Monitor, Darkseid prende di mira la Terra, ma è consapevole che per conquistarla deve prima sbarazzarsi dei supereroi che la proteggono. Decide tuttavia di intervenire in maniera subdola, sfidando lo Straniero Fantasma e instillando nella popolazione terrestre la sfiducia nei confronti eroi, grazie ai poteri persuasivi di Glorious Godfrey, il quale si finge un predicatore televisivo. Con una comunità dei giustizieri ancora provata dalla Crisi, l’irrompere sulla scena della moderna Suicide Squad e la scomparsa della Justice League America, la minaccia posta da Darkseid è più letale che mai, ma una piccola falla nel suo piano rischia di ribaltare la situazione.

In origine, Legends fu un crossover che, oltre alla miniserie principale, vide la pubblicazione di svariati tie-in, per un totale di ventidue capitoli. Il volume edito dalla casa editrice modenese raccoglie solo la storia principale, perfettamente leggibile a sé stante. L’unico tassello significativo mancante è la distruzione della Justice League Detroit da parte del Professor Ivo, appena accennata in una vignetta e sviluppata negli ultimi numeri della prima serie di Justice League of America.

Una premessa molto importante: chi volesse acquistare questo volume credendo di trovarvi i dialoghi e i ritmi dei fumetti moderni, si astenga dal farlo. Stiamo parlando di una storia pubblicata in un altro mondo editoriale, quasi trentacinque anni fa. In Legends ci sono dialoghi lunghi, didascalie che spiegano ciò che la vignetta sta rappresentando, personaggi che amano parlare di sé in terza persona – praticamente la parola “io” è abolita da questa miniserie – e che amano bearsi di quel che fanno, raccontandolo più volte e fin nei minimi particolari, nonostante già li si conosca.

“Pur essendo nel suo piccolo una storia semplice, di certo non rivoluzionaria, Legends adempie al proprio scopo”Eppure, e non appaia questa come una contraddizione, è proprio questo uno dei punti di forza del progetto. In un’epoca moderna in cui è difficile contestualizzare il passato – o sarebbe meglio dire che talvolta ne manca la volontà – risulta stimolante andare a leggere o rileggere uno dei successi del passato e cercare di carpirne i pregi. Pur essendo nel suo piccolo una storia semplice, di certo non rivoluzionaria, Legends adempie al proprio scopo: rimodella alcuni personaggi acquisiti dalla DC Comics (Shazam, Blue Beetle) nel nuovo universo nato dopo la Crisi e ricrea in un contesto moderno un gruppo all’epoca fuori dagli schemi come la Suicide Squad. Oggi ci sembra scontato vedere agire un gruppo di supercriminali, e all’epoca non era certo una cosa originale in assoluto (era già esistita la Società Segreta dei Supercriminali), ma vedere associati dei villain a una squadra governativa, con l’Ordine che cerca di controllare invano il Caos rivelandosi alla fine peggiore del Caos stesso… be’, questo sì che era innovativo.

Legends è una delle prime storie, insieme a Squadron Supreme di Mark Gruenwald, a puntare l’obiettivo sulla pericolosità dei supereroi. Anche se in questo caso c’è di mezzo un piano orchestrato da Darkseid, alcuni di loro devono infine ammettere che i propri poteri, se non controllati, possono essere letali per quelle persone che hanno giurato di proteggere. Legends reintroduce ai lettori la Sacra Trinità dei nuovi Superman, Batman e Wonder Woman e funge da preludio all’incarnazione della Justice League firmata da Keith Giffen e J.M. DeMatteis, la più originale di sempre.

Ma quel che più conta è che Legends rappresenta la celebrazione dell’intero Universo DC, pre e post-Crisi. C’è la Trinità degli eroi più famosi, l’elemento cosmico (Lanterna Verde), quello magico (Dr. Fate), il concetto di legacy (Wally West che diventa il nuovo Flash), gli eroi di strada (Black Canary) e, come minaccia, la creazione più straordinaria del Re dei comics, Jack Kirby (il Quarto Mondo). C’è poi la celebrazione di quelle che sono divenute, dopo decenni dalla loro creazione, vere e proprie leggende al pari degli eroi greci, i cui “canti” risuonano ancora oggi, espandendosi aldilà del medium Fumetto.

Per quanto riguarda la parte grafica, vale la stessa indicazione fatta in merito alla sceneggiatura. In questo caso abbiamo un John Byrne nel pieno della maturità artistica, che ha già fatto proprie le lezioni dei grandi maestri Jack Kirby e Neal Adams, dando quel tocco di personalità alla sua arte che, a distanza di tempo, la rende riconoscibile al primo sguardo. Qualcuno lo giudicherà uno stile di disegno datato e poco interessante per gli standard odierni. Parere legittimo, ma su cui esprimiamo un pacifico dissenso, essendo un altro dei punti di forza di questa storia.

Cosa rimane di Legends, dunque, quasi trentacinque anni dopo? Una bella storia con un insegnamento di fondo, quella famosa falla nel piano di Darkseid. Per continuare ad apprezzare le storie dei supereroi, bisogna restare bambini dentro, conservare in noi quella traccia di innocenza che ci permetta di non discriminare persone che altri allontanerebbero solo perché diverse da loro.

Legends, insomma, è divenuta essa stessa materia di leggenda.