Cosa dire di Crisi Sulle Terre infinite che non sia già stato detto e ridetto da circa trentacinque anni a questa parte? Cosa dire di quello che doveva essere il più grande rilancio della storia di una leggendaria casa editrice, che si è tramutato infine in una voluta e al tempo stesso insperata ripartenza dell’Universo DC stesso, segnando in maniera inequivocabile un prima e un dopo?

Questa maxiserie di dodici numeri, pubblicata nel 1985 e ristampata da Panini Comics in un volume cartonato della linea Eventi DC, rappresenta il coronamento di un sogno di due fumettisti che, molti anni prima della pubblicazione di questa storia, erano solo due giovani lettori. Lettori che da bambini leggevano le storie della Silver Age della DC Comics e si appassionavano agli annuali team-up tra JLA e JSA, il cui titolo iniziava quasi sempre con “Crisi su…”.

I due lettori crescono: uno di loro diventa uno sceneggiatore, dal cognome così insolito che bisogna a un certo punto dimostrare al Comics Code Authority che, sì, quello è proprio il suo vero nome, Marv Wolfman; l’altro è un disegnatore i cui genitori sono emigrati dal Portorico e che già collabora con Wolfman sul titolo di maggior successo della DC Comics, New Teen Titans, e il suo nome è George Pérez.

Wolfman propone la storia alla dirigenza DC nel 1981, ma – a causa della complessità delle ricerche e dell’attenta pianificazione – ci vogliono ben quattro anni prima che inizi a essere pubblicata, in concomitanza con il cinquantesimo anniversario della nascita della DC Comics.

La distruzione del Multiverso – creato sul piano narrativo da Gardner Fox in Flash #123, e nella continuità DC in maniera casuale da Krona dei Guardiani dell’Universo – si propaga attraverso un’ondata di anti-materia che cancella dall’esistenza centinaia di mondi. Un’ondata manipolata dall’Anti-Monitor, un essere nato all’alba dei tempi e contrastato da “fratello” Monitor, il quale raduna accanto a sé gli eroi dei mondi sopravvissuti.

Rimangono infine solo cinque terre e, tra drammatici sacrifici e improbabili alleanze, la conclusione della battaglia vedrà un Universo DC mutato in maniera drastica.

Come si dovrebbe sempre fare quando si tratta di opere di un passato più o meno recente, occorre contestualizzare la storia nell’epoca in cui venne pubblicata e, pur tramite un occhio “contemporaneo”, non abbandonarsi a giudizi sommari che siano figli di pregiudizi.

“Ogni dialogo è perfetto, anche quello occasionale dell’eroe che compare in una sola vignetta”Crisi Sulle Terre infinite è e rimane ancora oggi una delle più abili e riuscite opere di marketing fumettistico mai portate avanti. Ha poco senso interrogarsi sulla veridicità o meno della cosa a decenni di distanza, ma all’epoca tutti alla DC Comics erano convinti di avere in mano una continuità narrativa ingestibile: una manna per un lettore navigato, ma anche una dannazione per un potenziale nuovo lettore, linfa vitale di ogni casa editrice che voglia continuare a sopravvivere.

Infinite terre parallele, e su molte di queste vi erano doppioni degli eroi già presenti sulla Terra principale. Storie che si contraddicevano l’un l’altra fin dal tempo della Silver Age. Troppe teste pensanti che non controllavano i lavori altrui. Un caos ormai ingestibile, per Marv Wolfman, e di cui il Multiverso rappresenta la perfetta summa narrativa caotica.

Crisi Sulle Terre infinite non vuole comunque spazzare via tutto quello che è stato narrato prima come se niente fosse, vuole solo rendere l’Universo DC più reader-friendly, per usare un facile inglesismo. E questo obbiettivo, con il senno di poi, è stato raggiunto.

Una nuova Wonder Woman che raccolga in sé gli elementi narrativi migliori delle precedenti gestioni. Un Batman riportato alle sue radici oscure e gotiche, ma inserito in un contesto modernizzato, e così il mondo che ruota attorno a lui. Un Superman di nuovo divenuto ultimo figlio di Krypton. Un nuovo Flash. Personaggi forse ingombranti che vengono messi da parte, altri – come ad esempio Capitan Marvel – che vengono inseriti in questo nuovo mondo con nuove origini, rendendo il tutto più coeso.

Ma Crisi Sulle Terre infinite è anche altro: è una storia straordinaria. Dove ogni dialogo è perfetto, anche quello occasionale dell’eroe che compare in una sola vignetta, ma tanto basta a caratterizzarlo. Dove vi è un ritmo narrativo che cresce in maniera continua, poi sembra decrescere, ma facendo restare viva la tensione, e infine straborda in senso positivo nel finale. Dove il dramma non diviene mai eccessivo e fine a sé stesso, ma viene calibrato con attenzione e coraggio (i celebri sacrifici di due eroi amati).

Certo, è una storia che ha più di tre decenni di vita, quindi occorre che la leggiate con uno spirito diverso da come leggete i fumetti odierni. E credeteci, non è impresa così difficile.

Ma se questa storia ha avuto l’impatto che continua ad avere ancora oggi, gran parte del merito va anche ai disegni di George Pérez. In tutta sincerità non si riesce a immaginare artista migliore per questa maxi-serie, soprattutto per – neanche a dirlo – le tavole dove compaiono decine di eroi. Non solo ognuno di essi è curato nei dettagli, anche coloro che si intravedono sullo sfondo, ma ha una posa dinamica e non statica.

È la storia che distrugge i mondi ed è sempre in movimento, diretta verso la creazione di un nuovo universo, che nasce dalle ceneri del vecchio mondo, il quale non viene dimenticato. La prima Crisi, la più indimenticabile.