Wonder Woman: Dead Earth #1, anteprima 01

Negli ultimi anni, Daniel Warren Johnson si è imposto all’attenzione del pubblico con lavori caratterizzati da un’ottima qualità: sia Extremity che Murder Falcon, infatti, riuscivano nell’intento di raccontare una storia fatta di drammi esistenziali, azione, violenza, risultando sempre coinvolgente ed emozionante. Con queste credenziali, l’attesa per l’uscita anche in Italia del primo numero della miniserie Wonder Woman: Terra morta era altissima. Dopo aver letto il primo capitolo dell’opera, non possiamo non confermare che il fumettista statunitense non ha tradito le aspettative e, anzi, ha saputo regalarci l’ennesima dimostrazione del suo incredibile estro.

Sin dalla copertina è chiaro il tipo di storia che ci troveremo davanti: un racconto crudo, diretto, ambientato in una realtà post-apocalittica popolata da creatura mostruose. Al centro, ovviamente, lei, la Regina delle Amazzoni, ferita, stanca, combattiva. Dopo un breve flashback, veniamo subito catapultati in questo futuro, su un pianeta desolato in cui la razza umana è stata decimata da un evento misterioso. Diana Prince viene casualmente risvegliata da una capsula in cui era tenuta in stasi e deve affrontare la dura verità: il mondo che lei conosceva non esiste più, e i suoi amici e colleghi sono scomparsi.

 

 

Artista estremamente sensibile, Johnson parte da questa particolare condizione per tratteggiare il ritratto di una donna confusa, diversa da quella che conosciamo: di fronte abbiamo una Wonder Woman più debole (fisicamente) e meno sicura di sé. La sua – apparente – vulnerabilità le fa perdere quell’aura divina per consegnarcela più umana e, in quanto tale, fallibile. Quest’ultimo aspetto stride in maniera netta con la natura del personaggio: Johnson riprende alcuni passaggi delle sue origini, ne sottolinea la peculiarità (il legame con la Terra e il ruolo di protettrice) e così facendo prepara il terreno (è proprio il caso di dirlo) per un’avventura toccante, suggestiva che ha tutte le potenzialità per diventare un classico moderno.

Il disegnatore di Ghost Fleet è bravo nel non svelare da subito cosa sia successo in questo futuro distopico alla Mad Max, riuscendo a tenerci incollati alla lettura. A tutto questo, aggiungiamo una massiccia dose di azione, battaglie cruente e un pizzico di irriverenza che ci regalano alcuni passaggi in apertura di volume davvero notevoli (speriamo di scoprire cosa sia successo a Batman).

Dirompente, appassionante, commovente, il brossurato edito dalla Panini è reso ancora più accattivante da un’ottima componente artistica: lo abbiamo evidenziato nelle precedenti occasioni e non possiamo non esaltare anche in quest’occasione la grande versatilità di un fumettista capace di catturare sul foglio le molteplici anime della sua sceneggiatura: paura e disperazione lasciano spazio progressivamente alla rabbia, alla determinazione e alla compassione della Nostra, in una trasformazione del personaggio (e del racconto) resa evidente anche dalle colorazioni di Mike Spicer.

In chiusura, sottolineiamo il bel formato con cui viene proposta in Italia la miniserie. Adesso, aspettiamo trepidanti il prossimo numero per avere la conferma di trovarci di fronte a un ottimo prodotto e a un’artista che farà parlare di sé ancora per molto tempo.