Rocketeer: Hollywood Horror #1, copertina di Walt Simonson

Dopo i racconti delle origini realizzati da Dave Stevens e la prima miniserie con le nuove avventure concepita da Mark Waid e Chris Samnee, saldaPress continua nella meritoria opera di pubblicazione di tutte le storie incentrate su Cliff Secord, alias Rocketeer.

Stavolta, nella consueta, pregiata edizione cartonata, tocca allo sceneggiatore Roger Langridge e al disegnatore Jason “J” Bone portare avanti questa gloriosa tradizione, grazie alla miniserie in quattro parti Hollywood Horror, pubblicata nel 2013 da IDW e impreziosita dalle copertine di Walt Simonson.

Langridge non è forse un nome che viene subito alla mente quando si pensa agli sceneggiatori di fumetti, ma in passato ha lavorato anche ad alcuni progetti Marvel di stampo “classico”, se così li vogliamo definire. Dopo questa storia, tuttavia, è quasi del tutto scomparso dalle scene fumettistiche, chissà per quale motivo.

Come è giusto che sia, Langridge non si discosta dal tono delle avventure fino a quel momento concepite, un mix di spy story e commedia, anche se in questo caso vi aggiunge anche un tocco di horror, molto leggero ma gradevole, con evidenti richiami al Ciclo di Cthulhu di H.P. Lovecraft.

 

 

Ambientata in un 1939 alle soglie di una grande guerra che deve ancora travolgere gli Stati Uniti, questa miniserie vede Rocketeer e la sua fidanzata Betty – ognuno per vie traverse – confrontarsi con il classico scienziato pazzo ma geniale, Otto Rune, leader di una setta che riesce a fare presa nel jet set di Hollywood, con conseguenze che rischiano di influire sugli sviluppi di quel futuro conflitto di cui nessuno ha ancora chiara la drammaticità.

“Rocketeer continua a volare alto”Il tutto non potrebbe capitare in un periodo peggiore per Cliff Secord, visto che, oltre ai consueti problemi sentimentali con Betty, deve guardarsi dal ritorno degli ideatori del jet-pack da lui indossato, che lo rivorrebbero indietro per effettuare degli esperimenti aggiuntivi.

Se, come nelle precedenti storie, i richiami agli eroi pulp rimangono, in questo caso vi sono anche numerosi omaggi e citazioni ai film e attori di Hollywood dell’epoca d’oro. In particolare alle pellicole incentrate sull’Uomo Ombra, Nick Charles e sua moglie Nora, interpretati sul grande schermo da William Powell (no, non è Alec Baldwin, quello è un altro Uomo Ombra) e Myrna Loy e riprodotti in maniera fedele dal disegnatore J. Bone. Temiamo, ma speriamo di essere smentiti, che questa deliziosa citazione sia sfuggita ai più e non per colpa sua o di Langridge.

Rocketeer: Hollywood Horror #2, copertina di Walt Simonson

Non aspettatevi curiosi o inaspettati colpi di scena lungo la via, ma questo non significa che ci troviamo di fronte a una storia scontata o noiosa; non quando tutti gli attori presenti sul palco interpretano bene la loro parte e i dialoghi risultano accattivanti, come nel caso in questione. La figura di Betty risulta ancora più matura e indipendente, se confrontata con il materiale originario di Dave Stevens, uno specchio degli anni passati tra un prodotto e l’altro e dei tempi che cambiano, traslati nell’epoca passata senza che risultino ridondanti o fuori posto.

A coronare il tutto vi sono i disegni di J. Bone, con il suo stile cartoonesco, forse fin troppo in alcuni frangenti. Certamente, l’artista ha voluto distinguersi dai suoi predecessori, lasciando una propria e legittima impronta personale.

A completare l’edizione italiana – che risulterebbe altrimenti un po’ scarna – vi sono due storie brevi aggiuntive: la prima disegnata ancora da J. Bone e scritta da David Mandel, che risulta essere una divertente parodia del ciclo di John Carter di Marte; la seconda, forse la migliore delle tre, scritta e disegnata da Stan Sakai, durante la quale Rocketeer incontra… Superman! Leggere per credere.

Rocketeer continua a volare alto, ma la minaccia che non è in grado di sconfiggere – la Seconda Guerra Mondiale – sta per profilarsi…

 

Rocketeer: Hollywood Horror #3, copertina di Walt Simonson