Dark Knight Returns: The Golden Child #1, anteprima 01

Si intitola Dark Knight Returns: The Golden Boy la nuova storia della saga ideata negli anni ’80 da Frank Miller pubblicato negli Stati Uniti sotto l’egida di Black Label, etichetta per un pubblico adulto della DC Comics. Dopo la miniserie pubblicata qualche anno fa e realizzata insieme a Brian Azzarello e Andy Kubert, il fumettista originario del Maryland è pronto a lanciare una nuova generazione di eroi in questo universo narrativo.

Portato in Italia da Panini Comics, Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro – Il Bambino d’oro è un one-shot di quarantotto pagine ambientato diversi anni dopo la trilogia del Cavaliere Oscuro e porta sotto i riflettori Carrie Kelley, diventata definitivamente Batwoman dopo aver ereditato il manto del proprio mentore, e i figli di Superman e Wonder Woman, ovvero Lara e Jonathan Kent. Nello specifico, il trio deve affrontare una rivolta che imperversa tra le strade di Gotham City che potrebbe avere ripercussioni a livello globale. Come scopriamo ben presto, infatti, dietro la candidatura di Donald Trump alla Casa Bianca troviamo Joker e Darkseid.

Dispiace constatare come, anche in quest’occasione, siano davvero pochi gli elementi che riescono a rendere questo brossurato un prodotto notevole. Il più evidente è sicuramente la componente artistica affidata a Rafael Grampá capace di esaltare le caratteristiche action del racconto con uno stile ultradinamico ed estremamente coinvolgente. Se volessimo trovare un termine di paragone, potremmo accostare l’artista brasiliano a Frank Quitely, Eduardo Risso e lo stesso Miller: tra queste tavole di grandissimo pregio, rintracciamo la stessa cura dei dettagli, la capacità di portare il lettore al centro della scena e trasmettere la tensione dello scontro, la concitazione della sommossa e la paura dell’affrontare una minaccia che appare fuori controllo. Non mancano tavole in cui giocare con le inquadrature, in contrasti tonali e altre trovate a effetto che vi lasceranno a bocca aperta.

 

 

Il bambino dentro tradisce tutti gli elementi che hanno decretato il successo dell’opera originale”La superlativa prova di Grampá in parte mitiga la delusione per quest’ennesimo passo falso di Miller. Se il precedente Razza Suprema era un reboot non particolarmente riuscito, in Il bambino d’oro voleva rappresentare l’esordio di una nuova era per la saga. Sicuramente, lo scrittore di 300 e Sin City è abile nel lasciar emergere le diverse caratterizzazioni dei protagonisti; allo stesso tempo, imprime al racconto un ritmo serratissimo, che non lascia spazio per rifiatare. Quello che manca completamente è un approfondimento sulle cause che portano un personaggio come Darkseid a legarsi a Joker o alle ideologie alla base di queste macchinazioni.

Per quanto le posizioni di Miller siano state spesso divisive, non possiamo non riconoscergli la volontà di convogliare nella sua le tensioni politiche del momento e tradurle in opere di grande impatto mediatico. In questo caso, l’invettiva contro Trump appare vuota, sterile e non rintracciamo specifiche critiche all’attuale amministrazione statunitense. Forse Miller voleva semplicemente rimarcare la sua posizione avversa all’attuale inquilino della Casa Bianca ma, così strutturato, il quarto capitolo della saga perde la rabbia e l’aggressività che ha contraddistinto il lavoro del fumettista statunitense.

Spesso ci interroghiamo sull’utilità dei vari sequel, soprattutto quando la spinta iniziale dell’opera si è ormai conclusa da tempo. Pur mettendo in mostra la prova di un Grampá in grandissimo spolvero, Il bambino dentro tradisce tutti gli elementi che hanno decretato il successo dell’opera originale e appare scollegata dal contesto storico e sociale che stiamo vivendo.