Deadpool #1, anteprima 01

Il mese scorso, la nuova serie Marvel dedicata a Deadpool ha fatto il suo esordio in Italia. Le avventure del Mercenario Chiacchierone sono state affidate a Kelly Thompson e Chris Bachalo, un team creativo di assoluto valore e in grado di generare grandi aspettative. Purtroppo, nonostante i rispettivi curricula, i due autori non sono riusciti a centrare il bersaglio.

Sin dalle prime battute, Wade Wilson appare come il solito, irriverente guerriero alle prese con l’ennesima missione strampalata: un’orda di mostri si è stabilita a Staten Island, e il Nostro deve uccidere il loro sovrano. La scrittrice di Captain Marvel ripropone quelle peculiarità che hanno reso unico il Nostro: battute nonsense, dialoghi fulminanti, abbattimento della quarta parete, sventramenti e riferimenti alla cultura pop.

Anche la prova di Bachalo offre esattamente quel che ci aspettavamo: in passato l’abbiamo già visto alle prese sia con il protagonista (nei primi cicli della serie Spider-Man/Deadpool) sia con creature mostruose (Doctor Strange); il suo stile si dimostra dunque perfetto per la serie, puntuale nell’esaltare l’ilarità delle situazioni più improbabili (la scena d’apertura) così come nel gestire le adrenaliniche scene d’azione.

 

 

Le colorazioni di David Curiel contribuiscono a rendere il colpo d’occhio notevole e a dare forma a quello che è senza dubbio il vero punto di forza dell’albo: l’estetica.

“Purtroppo, nonostante i rispettivi curricula, i due autori non sono riusciti a centrare il bersaglio.”Purtroppo, la somma delle parti non riesce a far decollare questo albo d’esordio, che offre pochi momenti di rilievo (dove ritroviamo l’essenza del personaggio) tra tanti altri che danno la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di già visto.

Anche il nuovo status quo non appare così originale, avendo già seguito diverse vicende di D-Pool calato in una realtà mostruosa (quando era sposato con Shiklah). A poco servono i contributi di Elsa Bloodstone e Gwenpool: tutto appare messo insieme in maniera un po’ frettolosa.

Alla lunga, si avverte la mancanza di un’idea realmente forte che renda evidente la direzione che la Thompson intende imprimere al suo ciclo di storie, magari staccandosi dai suoi predecessori Skottie Young e Gerry Duggan. In particolare, non riusciamo a rintracciare quel quid che generalmente un nuovo scrittore porta al suo arrivo su una serie.

Il risultato è che tutti quegli elementi che avrebbero potuto conquistare i nuovi lettori quanto i fan di vecchia data finiscono per essere sviliti, proponendo qualcosa di piacevole ma non altezza delle aspettative. Sia chiaro, siamo consapevoli che si tratti solo del primo numero: troppo poco per esprimere un giudizio compiuto. Inoltre, la fiducia nel team creativo è tanta e ci spinge ad attendere i prossimi appuntamenti, nella speranza che che ci facciano dimenticare questo tiepido avvio.