Spider-Man: Life story #1, anteprima 01

Uno dei principali limiti dei fumetti di super eroi è la temporalità: mentre i lettori invecchiano, i protagonisti delle storie rimangono sempre uguali a loro stessi. In Spider-Man: La storia della mia vita, Chip Zdarsky si è cimentato con un lavoro ambizioso che per una volta vuole fare a meno di questa “mancanza”: il tempo comincia a scorrere per i personaggi della storia, e la creazione di Stan Lee e Steve Ditko viene sviscerata in sei capitoli, ognuno dedicato a un decennio della sua vita editoriale.

Grazie a questo artificio, riviviamo le gesta dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere, dal morso del ragno radioattivo ai giorni nostri. Il passare dei mesi e degli anni lascia segni evidenti non solo su di lui, ma anche sull’intera comunità supereroistica, che subisce un’imponente intervento di restyling. Ad affiancare lo sceneggiatore canadese, un artista che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello dell’Arrampicamuri, Mark Bagley, ben noti ai lettori di Amazing Spider-Man, Ultimate Spider-Man e Venom.

Nella sua interezza, l’opera di Zdarsky e Bagley si presenta come un affresco che scandisce la timeline dell’Universo Marvel con accadimenti reali, come la Guerra del Vietnam, la Guerra Fredda e l’attacco alle Torri Gemelle. La storia con la “S” maiuscola offre a Zdarsky l’impalcatura su cui strutturare i vari capitoli: la continuity viene rimodellata seguendo direttrici alternative (sul medesimo modello di Terra X, di Jim Krueger e Alex Ross), ma restando in qualche modo fedele a se stessa. Basti pensare a come, pur modificando in maniera sostanziale gli accadimenti, vengano brillantemente legati tra loro i grandi eventi della Casa delle Idee (che siano le prime Guerre Segrete o l’Atto di Registrazione dei super eroi) e gli specifici episodi della storia dell’Arrampicamuri: dalla prima Saga del clone, a L’Ultima caccia di Kraven, fino al recente esordio di Miles Morales.

Il corpus narrativo ragnesco viene rielaborato in maniera coerente, reso un organismo che si adatta alle trasformazioni sociali, culturali ed economiche, con Zdarsky che evidenzia tutto ciò tramite sequenze dal forte sapore realistico. Vediamo dunque gli eroi alle prese con le difficoltà di ognuno di noi: un parente che invecchia, l’agilità e la forza che lentamente scemano, le sfide insite nel diventare genitore, e il risultato è una storia che riduce ulteriormente la distanza tra finzione e realtà e parla al cuore di ognuno di noi.

“Una storia che riduce ulteriormente la distanza tra finzione e realtà e parla al cuore di ognuno di noi.”Al centro di questo vortice di emozioni, il caro, vecchio Peter, con i suoi dubbi, il suo perenne senso di colpa per la morte di zio Ben e il peso schiacciante della responsabilità scaturite dal lutto. La storia della mia vita si focalizza parecchio sulle riflessioni personali e sul dolore, piuttosto che su battute e leggerezza, e in tal senso impressiona il processo di maturazione portato avanti nei vari capitoli, che giunge all’apice nell’ultima, intensa pagina.

Bagley ci regala una prova curata e suggestiva come poche: il suo tratto, così legato alla mitologia ragnesca, non poteva che arricchire questa esperienza di lettura, accompagnandoci ancora una volta – ma in maniera differente – attraverso i momenti topici della vita di Peter Parker e degli storici comprimari. Ogni aspetto dell’eccellente storia di Zdarsky viene valorizzato dallo stile inconfondibile del fumettista americano, sottolineando i diversi passaggi temporali con variazioni grafiche applicate tanto ai personaggi quanto al contesto in cui si muovono.

Non limitandosi a giocare con la nostalgia, La storia della mia vita si eleva a omaggio del mito di Spider-Man, una riscrittura che coglie l’essenza della lezione di Lee e Ditko per svilupparla in un contesto temporale più vicino al nostro. L’ennesima conferma del vero potere di Peter Parker: la capacità di incarnare più ogni altro super eroe la fragilità e la determinazione che albergano in ognuno di noi.