Se si pronuncia il nome di Rocketeer, molti pensano in maniera immediata a un (mis)conosciuto film del 1991 prodotto dalla Walt Disney e diretto da Joe Johnston e che vedeva tra i suoi interpreti anche Jennifer Connelly. Prima che eroi meravigliosi e giustizieri poetici divenissero protagonisti della Nona Arte, erano questi i cinecomic di cui ci si doveva “accontentare”.

Sì, perché il personaggio di Cliff Secord, alias Rocketeer, nasce sulle pagine di un fumetto, che non lo vede nemmeno protagonista tra l’altro; in principio è una storia in appendice di Starslayer, serie ideata da Mike Grell, uscita nel 1982.

Rocketeer ha tre elementi basilari che lo caratterizzano. Il primo è il suo creatore, Dave Stevens. Il secondo è l’amore di questo autore sia per la narrativa pulp, imperante poco prima e poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, sia per i serial cinematografici a puntate con eroi spesso improbabili che – sempre nello stesso periodo – i giovani americani potevano ammirare nelle sale; una passione che, tra le altre cose, ha portato Stevens a realizzare gli storyboard del primo film dedicato a Indiana Jones. Il terzo elemento, infine, è Bettie Page, la modella che negli anni ’50 fece faville nei cuori dei giovani americani. Su di lei e sulle sue fattezze, Stevens modella il personaggio di Betty (un nome non casuale), la fidanzata dell’eroe.

La cosa interessante da notare è che Dave Stevens non ha vissuto di persona questi periodi storici, essendo cresciuto nei decenni successivi, ma questo non gli ha impedito di divenire una sorta di messaggero di queste epoche passate. Un messaggero efficace, tanto che Bettie Page, caduta nell’oblio prima della pubblicazione di queste storie, ebbe all’epoca un improvviso ritorno di popolarità, di cui Stevens fu per sua stessa ammissione l’unico artefice. Rocketeer rappresenta la summa di tutte queste passioni di Dave Stevens. Sarebbe sbagliato, tuttavia, ridurre il tutto a un semplice omaggio ai ricordi d’infanzia di un disegnatore, il quale decide di trasporre tutto su un fumetto. Perché Rocketeer è molto più di tutto questo.

 

 

Aldilà delle incredibili capacità grafiche di Stevens, che riescono ancora a stupire a distanza di decenni, l’autore riesce a costruire un credibile background attorno ai personaggi che animano le storie di questo volume e che – caratterialmente parlando – non risultano dei semplici blocchi di granito ma agiscono con precise motivazioni, le quali non risultano mai banali.

Il contesto storico viene invece leggermente piegato alle esigenze narrative, e ci sta tutto. Se il macguffin della situazione è lo zaino-razzo che per vie traverse diviene proprietà di Cliff, quello che vediamo dipanarsi pagina dopo pagina è una sorta di 1938 alternativo e romantico, dove agiscono spie, femmes fatales, eccentrici inventori, meccanici con conoscenze di tecnologia fuori dal comune e piloti che definire spericolati sarebbe un eufemismo. Un mondo in cui Secord effettua un percorso di crescita interiore, di cui un viaggio nella metropoli di New York, dove dovrà confrontarsi col suo passato, rappresenta una sorta di allegoria.

“Ciò che rende appagante leggere storie di pura avventura è veder agire i personaggi in un contesto narrativo intrigante e credibile. I racconti di Rocketeer a firma di Dave Stevens rientrano a pieno diritto in questa categoria.”Apprezzabili e neanche troppo nascoste le citazioni a Doc Savage e The Shadow, personaggi simbolo della narrativa pulp, e ai film horror della Universal Pictures. Ciò che rende appagante leggere storie di pura avventura è veder agire i personaggi in un contesto narrativo intrigante e credibile. I racconti di Rocketeer a firma di Dave Stevens rientrano a pieno diritto in questa categoria.

È infine doveroso spendere due parole sulla confezione editoriale. Attualmente, negli Stati Uniti, i diritti del personaggio sono in mano alla casa editrice IDW, che in questi ultimi anni ha effettuato una meritoria opera di riscoperta di queste storie. Una terribile malattia ha infatti impedito a Stevens, scomparso nel 2008, di realizzare dopo il 1995 altre storie di Rocketeer; tutti i suoi racconti, ricolorati in maniera efficace da Laura Martin, sono dunque stati ristampati in The Rocketeer: The Complete Adventures.

Alla casa editrice saldaPress va dato il merito di aver realizzato un adattamento fedele all’originale, con tanto di meravigliosi e interessanti contenuti extra e che aggiorna nella maniera migliore le precedenti edizioni di quest’opera pubblicate dalla stessa casa editrice, poiché il modo ideale per far sopravvivere nei lettori di oggi la memoria dei grandi artisti del passato, quale Dave Stevens era, è continuare a stampare e far conoscere le loro storie. La vera arte e la bellezza infatti non hanno tempo… e se pensiamo che Rocketeer è una sorta di personaggio senza tempo, il cerchio si chiude.