Star Wars #1, anteprima 01

Ormai è quasi storia del Fumetto: cinque anni fa, Star Wars “tornava a casa” sotto le insegne della Marvel, e l’evento veniva celebrato con il lancio di un numero #1 firmato da Jason Aaron e John Cassaday che fece scalpore, superando il milione di copie vendute, collezionando oltre cento variant cover e dando il via a una florida e duratura produzione di avventure stellari.

Forse è ingeneroso imporre un confronto tra quel numero #1 e quello della seconda serie, uscito poche ore fa negli Stati Uniti e firmato da Charles Soule e Jesus Saiz, dato che le circostanze e l’incisività delle due occasioni sono profondamente differenti, ma visto che da certi punti di vista i parallelismi tra i due albi sono voluti e perfino cercati dalla Casa delle Idee e dal team creativo all’opera, sarà il modo più efficace e diretto per mettere in risalto le luci e le ombre di questa “ripartenza”.

 

 

Ognuno dei due albi si propone come prosecuzione diretta della pellicola cinematografica di riferimento. Mentre il numero #1 di Aaron e Cassaday riprendeva la narrazione dalla conclusione vittoriosa di Una nuova speranza, quello di Soule e Saiz parte là dove L’Impero colpisce ancora finisce… anzi, in verità un pochino prima, mostrandoci i minuti immediatamente seguenti alla fatidica fuga del Millennium Falcon nell’iperspazio, prima ancora che i protagonisti tornino a bordo della nave ospedale per riunirsi al resto della flotta Ribelle e Luke Skywalker riceva la sua mano bionica. Una scelta che senza dubbio ha lo scopo di mostrarci i personaggi ancora sconvolti dai tumultuosi eventi di Cloud City, per mettere in risalto i nervi scoperti e i punti deboli di ognuno: dal tormento interiore dell’aspirante Jedi all’amarezza di Leia Organa, all’incapacità di Lando di riscuotere un minimo di fiducia da chi gli sta attorno.

Star Wars #1, anteprima 02

Da questo punto di vista, Soule ha probabilmente una mano di carte da giocare migliore di quella di Aaron, dal momento che lavorare su eroi in crisi e in situazioni difficili è narrativamente più interessante che farlo su un cast di protagonisti ancora relativamente “vergini”, a livello di situazioni critiche. Per contro, un problema che già traspare fin da questo primo numero, è che l’arco temporale in cui lavorare porrà dei limiti più restrittivi e costringerà l’attuale sceneggiatore a lavorare su storie più personali e di taglio ridotto rispetto a quanto fatto dal suo predecessore.

Se i tre anni e passa che intercorrono tra Episodio IV ed Episodio V hanno concesso abbondanti margini per costruire storie, eventi e saghe di ampio respiro – basti pensare al ciclo Hope Dies, di Kieron Gillen e Salvador Larroca – l’anno scarso che separa Episodio V da Episodio VI e certi paletti narrativi ineludibili (Vader e Luke non possono incontrarsi di nuovo, la Flotta Ribelle è dispersa e deve radunarsi ecc…) pongono dei limiti oggettivi che Soule dovrà aggirare in modo molto creativo e inaspettato, se vorrà regalare anche al suo ciclo scene cariche di una dimensione epica adeguata e di alta tensione emotiva.

“Un paio di scene introspettive toccanti, i semi di qualche sviluppo interessante per il futuro e qualche cartuccia bagnata che non spara come dovrebbe.”Non a caso, i momenti di introspezione e di crisi personale sono quelli che funzionano meglio in questo numero #1: mai come prima d’ora, probabilmente, avevamo visto quello che era percepito come il gruppo degli eroi battibeccare tra loro, accusarsi a vicenda o sprofondare nella solitudine e nel silenzio come in questa occasione. Se è vero che il racconto che ci attende dev’essere prima di tutto quello di una risalita dalla crisi, altrettanto lo è che questa è un’occasione speciale per mostrarci il lato fallibile delle figure chiave che Star Wars raramente ci mostra, e c’è da sperare che Soule approfitti dell’occasione fino in fondo; qui fa un ottimo lavoro su Luke, ricreando un rimando “poetico” a una celebre sequenza della prima serie che lo avvicina di molto al padre e che segna, forse, il picco emotivo dell’albo.

Le cose funzionano meno su altri fronti: in termini di azione, il numero ci offre una battaglia dove il senso di déja vu regna sovrano: frammento della flotta Ribelle messo alle strette da una flotta di Star Destroyer, overconfidence dell’ufficiale di turno, la Comandante Zahra, che consente al Millennium Falcon di intervenire con manovra mirabolante, e la fuga dei Ribelli sotto il naso degli imperiali. Been there, done that, e un po’ troppe volte per ambire a essere qualcosa di più di una scaramuccia quotidiana, là dove nel biglietto da visita di un numero #1 sarebbe servito qualcosa di più incisivo.

Star Wars #1, anteprima 03

Stesso discorso applicabile al nemico di turno, la succitata Zahra, che pare di capire sia il villain portante dell’arco narrativo di Soule. Viene accennata una sua possibile rivalità/inimicizia a livello personale con Leia, ma al di là di questo briciolo di background, nulla sembra distinguerla dall’archetipo dell’ufficiale fanatico, ostinato e disumano. Si spera in un’evoluzione nei numeri futuri.

Luci e ombre, infine, anche per i disegni di Jesus Saiz: a suo agio e convincente nelle scene dialogate e più tranquille, con una discreta resa delle fattezze dei protagonisti e un buon senso di “regia” nel mescolare scene del presente a flashback cruciali, meno efficace nelle sequenze d’azione e nelle battaglie spaziali. Complice forse la scelta poco felice di intrappolare la flotta Ribelle nei pressi di un sole, la battaglia si snoda su varie splash-page dove il fattore cinematico e la cura del dettaglio lasciano un po’ a desiderare; forse è parzialmente colpa della colorazione, che rende la vicinanza della stella in questione tramite fondali gialli e rossi molto accesi, i quali appesantiscono la pagina e rendono difficile seguire l’azione.

In conclusione: un paio di scene introspettive toccanti, i semi di qualche sviluppo interessante per il futuro e qualche cartuccia bagnata che non spara come dovrebbe. È una lettura piacevole questo nuovo Star Wars #1, e l’ambientazione in uno dei periodi storici più amati della saga contribuisce ad arricchirla ulteriormente, ma – ahinoi – l’energia e l’epos dell’incipit di Aaron e Cassaday restano qualche spanna più in su rispetto a tutto questo.