Dylan Dog 400: E ora, l'apocalisse!, anteprima 01

Alla recente Lucca Comics & Games 2019 sono stati due gli episodi della serie regolare di Dylan Dog che Sergio Bonelli Editore ha presentato in anteprima: albi seminali per il futuro editoriale e narrativo dell’Indagatore dell’Incubo. Se Oggi sposi – che uscirà il prossimo 29 novembre – ha fatto scalpore, siamo curiosi di assistere alle reazioni dei fan dell’Old Boy una volta che avranno letto E ora, l’Apocalisse!, in edicola dal 27 dicembre. Per chi non volesse attendere oltre, domani, giovedì 14 novembre, arriva in fumetteria la versione in volume – e in bianco e nero – della storia, quella presentata alla kermesse toscana e di cui andiamo a parlarvi.

Portato in scena da artisti amatissimi come Angelo Stano e Corrado Roi, questo suggestivo episodio conclude la cosiddetta “fase tre” della gestione dell’editor e prima penna del personaggio, Roberto Recchioni, e il Ciclo della meteora. L’arco narrativo era stato innescato nel migliore dei modi un anno fa con l’episodio Che regni il caos!, firmato dallo stesso sceneggiatore romano, ma nel prosieguo aveva denunciato una notevole carenza di omogeneità, quando invece – secondo quanto preannunciato con una certa enfasi – le varie storie avrebbero dovuto costituire un unico e coeso arco narrativo.

Questa latenza di legami e riferimenti tra un capitolo e l’altro – di per sé letture di qualità – si è interrotta con Il suo nome era guerra, di Giovanni Eccher e Luigi Siniscalchi, che tramite un soggetto particolarmente ficcante ci ha mostrato gli effetti nefasti del sinistro bolide in rotta di collisione con la Terra, i quali non hanno risparmiato nemmeno l’ispettore Carpenter. In Morbo M e in Chi muore si rivede, Paola Barbato, supportata rispettivamente dai disegni di Roi e Paolo Armitano, ci ha poi accompagnato, con un crescendo di inquietudine e suspense, al tremendo impatto, mostrato al termine di Oggi sposi, di Recchioni, Stano, Marco Nizzoli, Luca Casalanguida, Nicola Mari e Sergio Gerasi.

“Se con Oggi sposi Recchioni aveva dato un’eccellente interpretazione di meta-fumetto, qui è addirittura riuscito a fare di meglio.”Sulle note di The End si apre E ora, l’Apocalisse!. Il rimando a una delle canzoni più celebri di Jim Morrison e compagni, parte della colonna sonora di Apocalypse Now, è solo l’inizio di una roboante successione di omaggi a capolavori della Musica, del Cinema e soprattutto della Letteratura, incastonati nei dialoghi con efficacia e coerenza, rendendo estremamente divertente e piacevole la lettura dell’episodio, cesellato dal tratto inconfondibile di Stano. A quello altrettanto iconico di Roi sono invece riservate le ultime due tavole dell’albo, che fungono da introduzione al nuovo presente di Dylan Dog.

Se con Oggi sposi Recchioni aveva dato un’eccellente interpretazione di meta-fumetto, qui è addirittura riuscito a fare di meglio, spalleggiato da un esuberante Stano. Nelle ultime venti pagine va in scena la simbolica esecuzione del creatore del protagonista, Tiziano Sclavi: una sequenza graficamente brutale, quasi splatter, ma dalla sottile valenza simbolica, perché definisce il processo di “superamento” da parte dell’allievo degli insegnamenti del proprio maestro.

 

 

Il messaggio è incontrovertibile: nel 2020, a partire dal numero 401, leggeremo il Dylan Dog di Roberto Recchioni, con la benedizione di Sclavi. Emerge lampante quando, dopo l’evento cruciale del racconto, un allusivo balloon recita: “Tutti volevano che lo facessi. Lui più di ogni altro”. Il distacco dal soggetto originale è tale che non ci stupiremmo se la serie – invece che approdare al numero 401, come annunciato – ripartisse da uno, com’è recentemente accaduto a Dragonero.

Resta da capire cosa sia realmente avvenuto per giustificare l’eclatante passaggio dal contesto pre-meteora a quello attuale, coincidente con un radicale cambiamento dello status quo dell’antieroe. Il viaggio onirico, sospeso nel tempo e in compagnia del fedele Groucho affrontato da un Dylan privo di memoria e alla ricerca della propria identità e del proprio passato – così come ci viene illustrato in questo albo – rappresenta una parziale spiegazione in formato meta-fumettistico. Una soluzione tipicamente sclaviana, se vogliamo, nonostante quanto letto nelle pagine precedenti.