Leone - Appunti di una vita, variant cover di Valerio Schiti

Molto spesso si pensa che il percorso creativo sia qualcosa di estremamente personale, in cui risulta difficile far posto ad altri, là dove dove è l’ego a farla da padrone. La creazione, secondo alcuni, inizia quando si lasciano cadere le briglie del controllo, eliminando qualunque vincolo di mediazione tra le parti per farla fluire, in modo che possa muoversi in libertà. In tal senso, Leone – Appunti di una vita, di Carmine Di Giandomenico e Francesco Colafella, è l’ennesima dimostrazione di come la bellezza nasca dall’incontro, soprattutto tra spiriti affini, e dal sapersi porre dei vincoli per farla emergere dal profondo di un racconto.

Sviluppato da ManFont ed edito da Shockdom, questo volume nasce dal bisogno degli autori di raccontare una storia che veda protagonista il nonno di uno dei due, Leone,  emigrante che come tanti altri nel Novecento ha lasciato l’Italia (nello specifico, l’Abruzzo) per andare a lavorare negli Stati Uniti d’America.

Se storie di questo tipo, esplorate nei diversi media, scadono facilmente nel patetismo e nell’autocommiserazione raccontando di un protagonista che documenta la sua pessima esperienza personale (e poco universale) fatta di sacrifici e dolore continuo, i due fumettisti impostano un mood completamente diverso, che si rivela essere il vero punto di forza dell’opera. Leone non è solo un operaio ma innanzitutto un uomo, un musicista che porta con sé il proprio passato, quelle note di colore che lo caratterizzano in mezzo a una fiumana di persone, tutte identiche solo in apparenza; e sarà proprio questa sua unicità a fare da filo conduttore nel corso dell’opera.

Proprio come nel Jazz, questo fumetto sembra nascere dall’amore per la musica di due professionisti che si lasciano trasportare dall’emozione. In una bellissima myse en abyme, tanto i Dago Red accolgono Leone nei loro ranghi per suonare una melodia davanti a un pubblico (e a un mondo) totalmente nuovo, tanto Di Giandomenico e Colafella imparano ad ascoltarsi a vicenda, seguendo ognuno le note dell’altro per comporre una melodia prima improvvisata, poi sistemata secondo le rigide regole della scrittura musicale: improvvisare, porsi dei paletti ed esaltare la bellezza, nella Musica come nel Fumetto.

 

 

Non c’è da stupirsi, dunque, se quella tra i due autori non si possa definire una vera e propria alternanza, visto che le tavole sono inondate di segni, in una compenetrazione di piani temporali declinati magistralmente da un uso intelligente e certosino di tratto e colore. Parimenti, c’è da perdersi e lasciarsi cullare dalle linee di dialogo che, come in uno spettacolo del Teatro dell’Assurdo, raccontano più vicende contemporaneamente, apparentemente sconnesse tra loro, per lasciarne emergente un’altra ancora, nata dalla loro combinazione.

“Irripetibile nella sua bellezza e intensità proprio perché frutto di una crasi di esperienze umane unica al mondo.”Leone – Appunti di una vita è tratto da una storia vera: si percepiscono i profumi, i sapori e le sensazioni di familiarità che nascono dalla tradizione orale e dall’esperienza diretta, i quali, seppur mitigati dalle esigenze narrative, restano vivi e pulsanti, pagina dopo pagina. Proprio come i ricordi che alternano momenti cronologicamente non lineari, le tavole di quest’opera vanno lette in filigrana, tornando avanti e indietro a piacimento, ricomponendo una vicenda con le diverse tessere del mosaico che ci vengono offerte – in apparenza – alla rinfusa.

Parlando in termini musicali, la chiave di volta dell’intera opera è la dinamica, sviluppata in armonia a partire dalla copertina di Tanino Liberatore, passando per l’intro costellato di tributi firmati da autori del calibro di Nicola Mari, Luca Casalanguida, Paolo Villanelli, Sara Pichelli, Elena Casagrande, Emiliano Mammucari, Antonio Palma, Valerio Schiti, David Messina, Stefano Landini, Davide Gianfelice, Gigi Cavenago e Giuseppe Camuncoli, fino all’ultima battuta dell’outro firmata da Colafella.

I due autori misurano ogni tratto, arginando una riproposizione quasi bulimica di note e ricordi, chiudendo le sequenze in diversi tipi di gabbia, a seconda delle emozioni da trasmettere. Se la bravura del musicista sta nella gestione di pause, sincopi e ostinati, si può affermare senza remore che l’esecuzione di questo volume sia di memoria paganiniana, irripetibile nella sua bellezza e intensità proprio perché frutto di una crasi di esperienze umane unica al mondo.

 

Leone - Appunti di una vita, variant cover di Giuseppe Camuncoli