INN, anteprima 02

Lo scorso 27 agosto, Eris Edizioni ha pubblicato INN, graphic novel d’esordio di Jacopo Starace in cui il lettore segue l’avventura di un uomo in un mondo costituito da elementi strabilianti e a lui incomprensibili. L’unico scopo del protagonista appare chiaro fin dalle prime battute: ritrovare un essere fatto di luce all’interno di un mare di oscurità, attraverso luoghi sempre più improbabili.

Partendo da questo semplice assunto, il fumettista ha costruito un volume corposo che supera le 300 pagine e che offre una storia a metà tra l’epica e il rocambolesco, dove il cosiddetto eerie la fa da padrone. Ed è questo capriccio visivo di elementi apparentemente discordanti e spiazzanti che riesce a tenere il lettore incollato alle tavole fino alla fine, mantenendo le promesse di peculiarità.

Un ulteriore aspetto positivo dell’opera che va sottolineato è la coerenza narrativa: fin dalle prime tavole, Starace definisce il linguaggio attraverso due elementi cardine, la gabbia e la gestione del punto di vista. Tranne alcune rare – e assolutamente significative – eccezioni, l’interno racconto viaggia con un ritmo molto serrato, con l’autore che fa quasi una cronaca parola per parola delle interazioni tra i personaggi, utilizzando un’inquadratura fissa che fa della reiterazione dell’immagine il suo punto di forza.

Un altro fattore certamente positivo è rappresentato dagli individui che popolano il misterioso luogo immerso nel nero. A metà tra i protagonisti di Saga e le visioni oniriche di Moebius, gli esseri antropomorfi di INN esprimono una forte personalità nella loro caratterizzazione, rendendo il worldbuilding realizzato dall’autore davvero solido e credibile. Ogni loro movimento all’interno delle vignette esprime un portamento differente e un carattere corrispondente, facendo sì che la narrazione non sia mai noiosa ma sempre molto fluida.

“Un’opera peculiare, elegante e ben riuscita che non scende a compromessi.”La scelta di disegnare i personaggi con una tecnica più astratta rispetto ai pochi sfondi, molto più definiti, è sicuramente vincente. Tra gli altri, l’efficacia di questo paradigma è stata dimostrata in passato anche da Hergé con Tintin: è l’immedesimazione nei personaggi dovuta all’astrazione a far muovere la storia, facendo un passo indietro al di fuori di essa solo per la contemplazione degli ambienti.

Ultimo fattore notevole, ma non per questo meno importante, è la ricerca compositiva delle splash page e delle tavole volte a sfondare la quarta parete, sfruttando il linguaggio fatto di nuvole e inchiostro per lavorare su qualcosa che trascende la componente bidimensionale dell’immagine. Se il concetto di reiterazione labirintica delle vignette è sicuramente ben espresso da gabbie serrate e ripetitive, altrettanto efficace è lo sfondamento prospettico, in cui il nero dello sfondo rende quasi sempre impossibile raccogliere dei punti di riferimento per la lettura, facendo vagare lo sguardo sulle linee cinetiche costituite dagli sguardi e dalle giustapposizioni surrealiste degli oggetti visibili.

Nonostante l’apparato visivo valga da solo il prezzo del biglietto, la trama del brossurato non è certo da meno. L’etichetta Stigma ha fatto della peculiarità delle storie il suo inconfondibile marchio di fabbrica; da Rubens a Iron Kobra, la libertà compositiva di ogni fumetto è un fattore tangibile nel corso della lettura, e INN non fa eccezione. La formazione da illustratore di Starace è evidente anche nella stesura della trama, che raggiunge l’essenziale per diventare un mezzo per andare da un Punto A a un Punto B senza mai fermarsi a contemplare il proprio ombelico o a fare delle pause inutili, proseguendo dritta fino a un finale a dir poco esplosivo.

Con INN di Jacopo Starace, Stigma ed Eris Edizioni si confermano ancora una volta la punta di diamante del Fumetto sperimentale nostrano, proponendo un’opera peculiare, elegante e ben riuscita che non scende a compromessi.

 

 

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