Carry me back, baby, where I come from/It’s been a long time, been a long time/Been a long lonely, lonely, lonely, lonely, lonely time. Si potrebbe introdurre con queste note l’attesissimo rilancio dei Guardiani della Galassia firmato da Donny Cates e Geoff Shaw, quelle di un brano dall’impostazione classica, un po’ malinconico ma che non manca di emozionare con la sua vibrante energia.

Dopo gli eventi narrati da Gerry Duggan sulle pagine di Infinity Countdown e Infinity Wars, i Guardiani non ci sono più: Gamora ha tradito i suoi compagni di squadra per riunire le Gemme dell’Infinito, e solo l’estremo sacrificio di Drax ha impedito risvolti peggiori; sconvolto, Rocket Raccoon ha abbandonato Star-Lord e Groot al loro destino. Mentre i due, profondamente segnati dagli eventi, viaggiano verso Ovunque, Starfox incontra i principali popoli ed eroi dell’universo: Kree, Skrull, Shi’Ar e asgardiani sono stati convocati da Eros per aprire il testamento di Thanos, decapitato dalla figlia.

Anche nel suo inedito status, però, il Folle Titano continua a rappresentare la minaccia cosmica più devastante, e il clima di incertezza e angoscia generato dall’evento pervade le pagine di questo numero d’esordio. La tensione cresce esponenzialmente fino ad esplodere al sopraggiungere dell’Ordine Nero, intenzionato a riappropriarsi del corpo del suo leader per riportarlo in vita. Nello spazio siderale, dunque, la situazione sembra precipitare definitivamente, ma, come spesso accade in frangenti simili, i Guardiani della Galassia sono pronti a intervenire. Già, ma chi risponderà questa volta alla chiamata?

 

Guardians of the Galaxy #1, anteprima 02

 

Come nel brano dei Led Zeppelin citato in apertura, questo primo numero presenta una struttura abusata, vale a dire una serie di situazioni drammatiche che portano alla formazione di un super gruppo, il più delle volte composto da personaggi alla prima esperienza insieme. Eppure, in mano ad autori come Cates, anche i soliti accordi diventano irresistibili.

Lo scrittore di Venom volge lo sguardo al ciclo di storie di Dan Abnett e Andy Lanning, con il quale la Marvel ha rilanciato la serie nel 2008, ne riprende i toni decisamente più seriosi, quasi oscuri, e li declina con la sua maestria regalandoci dialoghi avvincenti, ritmi serratissimi e la solita dose di eccessi che non guasta mai. In questo, Cates è perfetto: bilancia la gravitas con battute fulminanti, alterna battaglie furiose a momenti di grande intensità, scandendo le tre parti in cui divide idealmente l’albo con altrettanti colpi di scena.

“I Guardiani della Galassia così come li avete conosciuti nelle storie di Brian M. Bendis e Gerry Duggan, o sul grande schermo nelle pellicole di James Gunn, non esistono più.”La formazione voluta dallo sceneggiatore americano riprende alcuni elementi del team sorto in occasione di Annihilation Conquest e li mescola con altri personaggi cosmici in rampa di lancio: Dragoluna, Phyla-Vell, Beta Ray Bill e il Ghost Rider Cosmico si uniscono a un depresso Peter Quill e a un Groot in piena tempesta ormonale, sempre più punk e cazzuto, creando una squadra dagli equilibri inediti e tutti da scoprire.

Nel fare questo, Cates è accompagnato dalla sua spalla ideale, Geoff Shaw, che valorizza ogni passaggio con il suo stile, così come fatto in precedenza su Thanos e God Country. Il lavoro dell’artista americano è eccelso, bravo a sottolineare i diversi stati d’animo – basti vedere i primi piani di Quill – quanto a lasciarsi andare nelle sequenze d’azione dinamiche e coinvolgenti. L’apporto di Marte Gracia ai colori, infine, cattura il mood dark e oppressivo della serie, valorizzando il tutto.

I Guardiani della Galassia così come li avete conosciuti nelle storie di Brian M. Bendis e Gerry Duggan, o sul grande schermo nelle pellicole di James Gunn, non esistono più. Dimenticate ogni cosa e lasciatevi conquistare da questa nuova, potentissima incarnazione. La sensazione è che ne vedremo delle belle.

 

 

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