Quando si analizza una qualsiasi opera d’intrattenimento che prevede lo sviluppo di una storia, a prescindere dal medium, sarà quasi sempre possibile individuare dei paletti fondamentali che accompagnano l’impervio percorso del protagonista verso una risoluzione finale più o meno soddisfacente. Questo è quel che si definisce in gergo tecnico Viaggio dell’Eroe, che da Gilgamesh in poi rappresenta nella cultura mondiale il canovaccio su cui si basano molte delle storie più avvincenti, siano esse dei miti lontani nel tempo o l’ultimo film proiettato al cinema. Tali passaggi sono talmente metabolizzati da autori e lettori da essere ormai completamente inglobati all’interno delle trame in modo più o meno mascherato, per questo motivo è davvero difficile trovare qualcuno disposto a scardinare e riscrivere tali paradigmi, assumendosi dei rischi importanti in termini di comprensione e fruibilità. In poche parole, è raro trovare uno o più autori in grado di scegliere e sostenere delle soluzioni narrative che evitino di parlare in modo lineare al grande pubblico, portando i lettori/spettatori/giocatori verso nuovi sentieri, dove la fruizione dell’opera diventa più consapevole e meno passiva.

“Difficile restare impassibili davanti a una simile pietra miliare del Fumetto.”In tal senso, il Fumetto è uno di quei linguaggi che permette al lettore di avere costantemente il controllo della situazione: può scegliere con facilità e libertà di saltare delle parti, di tornare indietro o di fare un balzo in avanti, tramite pagine in cui il concetto di tempo è contratto e dilatato a piacimento; addirittura, in alcuni casi può aprire diverse pagine simultaneamente davanti agli occhi, anche se lontane tra loro. Si tratta dunque di riuscire a sfruttare appieno il contenitore che si sceglie per raccontare una storia passa, anche per la profonda comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti.

Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico sono due autori navigati che conoscono bene la teoria su cui si reggono i racconti fatti di nuvole e inchiostro. Grazie a questa solida preparazione teorico-pratica e alla loro straordinaria intesa autoriale, nel corso degli anni hanno rappresentato un dream team del Fumetto italiano firmando delle storie di grandissimo spessore sia in ambito seriale, sia nel territorio delle graphic novel. Un esempio che potrebbe essere utilizzato come manifesto di stile e di intenti è sicuramente La dottrina, opera edita originariamente in formato miniserie da Magic Press che è stata recentemente raccolta e riproposta in un unico brossurato da Feltrinelli Comics.

In questo fumetto, Bilotta e Di Giandomenico mettono al centro il tema del linguaggio inteso come forma di potere assoluto con cui esercitare il controllo all’interno di una società distopica (e dispotica), dove la libertà di comunicazione e pensiero figlia delle emozioni rappresenta il più grande tesoro del mondo. Per trasmettere questo dissidio profondo tra coercizione e desiderio di salvezza frutto della necessità innata di comunicazione tra gli uomini, i due fumettisti scelgono di ambientare la storia in un mondo fittizio fatto di edifici e dottrine fuori scala che condivide ampie basi con l’estetica architettonica e grafica che ha imperversato in Italia nel primo ventennio del Novecento.

Da un lato è presente il rigore formale della Città Nuova ideata da Antonio Sant’Elia, riferimento ideale per qualsiasi forma di potere assoluto difficilmente ascrivibile a un momento specifico della storia; dall’altro c’è la rottura dei dogmi di rigidità e incasellamento legati alla carta stampata e, in generale, alla comunicazione testuale accademica tanto cari a Filippo Tommaso Marinetti, un dei padri del Futurismo.

“Ciò che resta nello stomaco de ‘La dottrina’ è una sensazione di spiazzante consapevolezza riguardo una diffusa condizione di straziante solitudine e relativa prigionia personale.”La storia è ripartita in più parti intrecciate, incentrate sulla contrapposizione tra razionalità ed emotività, dove l’amore (inteso in senso lato) funge da pietra che rotola a valle, trasformandosi in valanga per scardinare l’ordine costituito. Parimenti, viene affrontato anche il paradigma che vede un diretto collegamento tra controllo e predestinazione, con uomini e donne di tutte le età che si assumono le responsabilità di ogni singola scelta, provando a deviare da un percorso precostituito.

I disegni e il lettering, quest’ultimo realizzato con maestria da Luca Bertelè, assumono mai come in questa occasione dei connotati simbolici e narrativi carichi di dettagli, riferimenti incrociati e citazioni, tutti contenuti volti a offrire al lettore ogni strumento possibile per decodificare (letteralmente) ogni singolo input visivo. La varietà di caratteri tipografici alfanumerici ha una sua ragion d’essere pari a quella del singolo tratto di china o pennello, sottolineando una profonda conoscenza della semiotica da parte dell’intero team creativo.

La comunicazione, sia essa tra i personaggi o tra gli autori e i lettori, è sicuramente la chiave di volta dell’intera vicenda, punto di partenza e di arrivo di più percorsi sicuramente complessi, ma decifrabili fino in fondo. Chi ha il volume tra le mani, proprio come i personaggi presenti all’interno del Mito della Caverna ideato dal filosofo Platone, acquisisce man mano nuove nozioni per comprendere al meglio l’insieme che gli viene offerto sotto gli occhi, scegliendo se sfruttare o meno tali conoscenze per scoprire le varie stratificazioni.

Al termine della lettura (e delle riletture successive) è difficile restare impassibili davanti a una simile pietra miliare del Fumetto, in cui il percorso della trama e del disegno segue strade assolutamente non scontate. A prescindere dalla comprensione totale o parziale di tutti i livelli di lettura dell’opera, ciò che resta nello stomaco de La dottrina è una sensazione di spiazzante consapevolezza riguardo una diffusa condizione di straziante solitudine e relativa prigionia personale in cui solo la riscoperta delle emozioni fondamentali può portare l’umanità verso una svolta salvifica.