Dylan Dog 392: Il primordio, anteprima 01

L’ultimo numero di Dylan Dog, arrivato in edicola lo scorso 30 aprile, rappresenta senza dubbio una svolta cruciale nell’economia del cosiddetto Ciclo della meteora, come sottolineato nella prefazione da Roberto Recchioni.

L’editor del personaggio torna a contribuire ai testi del mensile dopo la storia d’esordio della saga, Che regni il caos! (Dylan Dog 387, novembre 2018): in seconda di copertina viene infatti menzionato come collaboratore alla sceneggiatura di una veterana dell’Old Boy quale Paola Barbato, responsabile dell’ottimo soggetto di questo numero; è però palpabile l’impatto sull’intreccio impresso dall’autore romano, in quanto ideatore dell’ampio arco narrativo che si prepara a sconvolgere la continuity della serie.

Il primordio si attesta come l’episodio più elettrizzante e suggestivo degli ultimi mesi, nonché il più in linea con le grandi aspettative alimentate dal Ciclo della meteora; è un punto d’arrivo che imprime energia e freschezza, rimette in moto la macro-trama rispondendo a diversi interrogativi e getta luce su elementi finora oscuri.

Il mondo di Dylan viene sconvolto dal misterioso artefatto di pietra che dà il titolo all’albo, in grado di distorcere la realtà e lo spazio-tempo, trasformando la casa dell’Indagatore dell’Incubo in una sorta di Sanctum Sanctorum di Doctor Strange.

“L’episodio più elettrizzante e suggestivo degli ultimi mesi, nonché il più in linea con le grandi aspettative alimentate dal Ciclo della meteora.”Sono però evidenti anche le influenze dei viaggi in bilico tra l’onirico e il fantascientifico concepiti da Christopher Nolan per pellicole come Inception (2010) e Interstellar (2014), così come sono d’effetto le citazioni profonde e poetiche di Friedrich Nietzsche e H.P. Lovecraft.

L’esaltazione del caos e dell’irrazionale come creatori di dinamismo propria del filosofo tedesco e la potenza visionaria del letterato di Providence trovano qui piena coerenza e giustificazione. Gli eventi raccontati ne Il primordio sono dunque drammatici e catastrofici, ma è apprezzabile e funzionale l’ironia che pervade immancabilmente i dialoghi e le espressioni del nostro antieroe preferito.

Il contributo di Paolo Martinello alla notevole qualità dell’albo è essenziale. L’artista di origini vicentine coniuga a una narrazione per immagini cristallina un’estetica sontuosa, grazie alla quale il lettore viene travolto da geometrie impossibili che sembrano uscite da un’opera di Maurits Cornelis Escher e da affascinanti mostruosità degne di un quadro di Hieronymus Bosch.

 

Dylan Dog 392: Il primordio, anteprima 02

 

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