Maicol & Mirco rappresenta un unicum all’interno del panorama fumettistico italiano, sia sotto il profilo della scrittura sia dal punto di vista del disegno. Nel suo percorso di fumettista, l’autore ha più volte dimostrato la volontà di proporre una mixité di forma e contenuto, dove il confine tra il messaggio e il medium con cui viene trasmesso è sempre più labile. In questo senso, i suoi Scarabocchi sono diventati nel tempo un’icona contemporanea acclamata da un pubblico ampio.

Brillanti, innumerevoli e potenzialmente infinite, le brevi trame che si esauriscono nel giro di pochi scambi di battute hanno creato un reticolo di parole e immagini, tutte incrociate tra di loro. Quello in cui vivono le figure nere è un mondo rosso in cui tutte sono più o meno connesse l’uno con l’altro. I volti e le storie si ripetono, si incontrano e – osservandoli nell’insieme – ogni Scarabocchio ha un proprio posto all’interno della struttura narrativa e, se possibile, della società.

In collaborazione con Slow News, il primo progetto italiano di slow journalism, il fumettista ha presentato uno spillato dal titolo particolarmente eloquente: Raccontare tutto (ma proprio tutto) con gli Scarabocchi di Maicol & Mirco, ovvero un ironico manuale che (effettivamente) permette ai lettori di imparare una tecnica infallibile per raccontare il mondo che li circonda tramite i famosi Scarabocchi.

Vi starete chiedendo: “Dov’è il trucco?” Ecco, Vi possiamo garantire che non c’è. Al suo posto, però, ci sono molte riflessioni che, spontaneamente, nascono dalle parole dell’autore. Senza mai prendersi troppo sul serio, Maicol & Mirco eleca una serie di operazioni da effettuare per realizzare uno Scarabocchio: dall’osseravazione della realtà fino al prodotto finito.

Com’è noto, questo tipo di fumetto è composto da una, due, tre o più istantanee accompagnate da poche parole, il tutto immerso in un modulo reiterato a volontà. Parimenti, le istruzioni sono un dialogo diretto con il lettore, senza alcuna voce astratta a “spiegare” il tutto, con l’intero racconto svolto all’interno della caratteristica ambientazione rossa e nera.

Andando a scomporre le singole indicazioni, è interessante notare alcuni aspetti: lo Scarabocchio nasce dall’osservazione della realtà e dal riportarla su carta in modo non pedissequo, con tanto di cambio di punto di vista da parte dell’osservatore. In poche pagine di manuale, Maicol & Mirco riassume il rapporto tra verità e verosimiglianza, la differenza tra l’occhio umano (limitato) e quello onniscente.

Poi si passa alla sintesi grafica: prima le tre forme base della geometria piana – diventate esseri senzienti in Palla Rossa e Palla Blu, o modellate in altre forme derivate, sempre senzienti, in Gli Arcanoidi – poi l’aspetto più complesso: rappresentare e rendere riconoscibile il singolo omino/scarabocchio, come visto anche ne Il papà di Dio.

Qui si apre un intero mondo, perché il personaggio reale da riprodurre viene scisso in ciò che è e ciò che rappresenta, fornendo una risposta geniale all’eterna diatriba che contrappone la materia alla sua rappresentazione, l’identità oggettiva con quella soggettiva, l’essere e l’apparire. Quello che accade dopo, partendo da questi presupposti tanto semplici quanto incredibilmente ampi, è pura poesia e onestà intellettuale da parte di un autore nei confronti della propria opera.

È impossibile restare indifferenti di fronte a qualcosa che scava in profondità nella natura del mondo, con la semplicità del linguaggio colloquiale legato al discorso diretto informale. Gli Scarabocchi dialogano con il loro autore e con l’universo tutto, non mentono e non indorano la pillola. Parimenti, il manuale che spiega al mondo intero quale sia la loro genesi e gli strumenti per parlare la loro lingua rappresenta una piccola perla di narrazione, qualcosa a metà tra un manuale di filosofia sui massimi sistemi e la piacevole conversazione con un amico che non si vede da tempo.