Il Novecento è stato senza dubbio un secolo in cui lo sviluppo tecnologico e scientifico ha avuto un impressionante accelerata, influenzando tutti i settori dello scibile umano. Pittura, scultura, musica e cinema hanno raggiunto gli angoli più nascosti del pianeta, dando via a una commistione di generi e influenze tanto vivace quanto prolifica. Tra i tanti artisti che hanno animato la scena, un posto speciale è riservato al poliedrico genio di Andy Warhol, padre della Pop Art.

Nel corso della sua vita, Warhol ha saputo sfruttare le enormi potenzialità che la comunicazione gli ha offerto per trasformare qualunque cosa in espressione artistica. Scevro da ogni formazione accademica, l’artista nativo di Pittsburgh ha saputo guardare al mondo del Fumetto, all’universo dorato di Hollywood e a quello massificato della pubblicità per parlare a milioni di persone con un linguaggio semplice e immediato. “Se volete sapere tutto su Andy Warhol, guardate solo la superficie: dei miei dipinti, dei miei film e di me, eccomi là. Dietro non c’è niente”, affermava in un’intervista del 1967, a rimarcare l’assenza di ogni forma di significato o critica sociale nelle sue opere.

Al grande artista americano è dedicata l’opera di Typex, una biographic novel intitolata Andy – I fatti e la favola, edita in Italia da BAO Publishing. Applicando le lezioni dell’artista, il fumettista olandese firma un volume che sin dalle fattezze gioca con le immagini simbolo della cultura di massa: a ben guardare, quello che stringiamo tra le mani non ha l’aspetto di un brossurato di pregio ma quello di una scatola di detersivo per lavatrice: l’oggetto diventa opera d’arte, espressione di un universo visivo che definiamo società delle immagini.

 

Andy - I fatti e la favola

 

Aperto il volume, splendidamente realizzato dalla casa editrice milanese, ci immergiamo nella vita di Warhol, dalla sua infanzia passata in compagnia dei fumetti di Micky Mouse alla morte, dopo un intervento alla cistifellea, senza tralasciare le esperienze presso la sua Factory, i film, le serigrafie di Marilyn Monroe, i dischi con i Velvet Underground di un giovane Lou Reed, gli incontri con Truman Capote, Bob Dylan, Donald Trump e Madonna, per citare alcune eminenze gravitate intorno a uno degli uomini più influenti del XX Secolo.

Muovendosi in bilico tra realtà documentale e favola, Typex ci conduce attraverso sei decenni, spettatori di un’incredibile girandola di mode volte a scioccare la mente e il cuore dell’avventore distratto. Il viaggio è incredibilmente affascinante, merito dell’abilità dell’autore nel carpire le peculiarità umane e artistiche di Warhol e riproporle in tavole che invitano a un’esperienza sensoriale coinvolgente e di grande impatto.

Andy non è una lettura immediata ma nemmeno quel mattone che può sembrare, nonostante le oltre cinquecento pagine di cui è composto. Nell’epoca del tutto e subito, Typex ci invita a staccare la spina da ogni altra occupazione, prenderci il tempo necessario e godere delle vicende di un’esistenza straordinaria.

Assistiamo compiaciuti all’evoluzione della narrazione e del suo protagonista, proprio come fa anche lo stile di Typex, che nei dieci capitoli del volume richiama l’estetica di vari momenti storici: tanto le matite quanto le colorazioni si trasformano per creare scenari psichedelici o minimali, cercando di tenere fede alla lezione del nostro. L’attento lavoro in fase di costruzione della tavola permette di sfruttare al massimo le grandi potenzialità del medium Fumetto, piegando alle esigenze narrative la carta e la sua colorazione.

Andy – I fatti e la favola non è solo una biografia a fumetti ideata per mettere in risalto il genio e la sregolatezza di un personaggio cardine del Novecento: è esso stesso – sia nell’estetica che nei contenuti – un omaggio a una stagione artistica nata nel secondo dopoguerra, le cui influenze hanno determinato la nostra vita.