C’è una scuola, negli Stati Uniti, in cui quasi tutti i ragazzi hanno il fisico da atleta e modello e quasi tutte le ragazze hanno il corpo di un’attrice di Hollywood, di quelle molto sexy, con gambe lunghe e seni prosperosi. In questo consapevole coacervo di luoghi comuni, si muove un diciassettenne biondo, bello, di successo. Thomas è un super eroe con un super, super problema: ha poteri incredibili, da una forza sovrumana a una sorta di telecinesi, fino all’abilità di leggere il pensiero altrui, ma tutto questo ha un prezzo che, in una società composta quasi esclusivamente da studenti di high school, non è trascurabile; ogni volta che usa i poteri, ha un’erezione colossale, impossibile da nascondere, e questo priapismo soprannaturale rende anche il suo organo genitale incredibilmente sensibile agli stimoli. Basta sfiorarlo per causare un’eiaculazione. Un problema, quando il tuo migliore amico è bisessuale e quando la tua scuola è popolata da ragazze avvenenti, procaci e sessualmente disinibite.

Si intitola #vengoanchio il fumetto di cui vi parliamo oggi e, se avevate pensato che fosse una citazione da una famosa canzone del compianto Enzo Jannacci, avete preso un granchio. Quella degli sceneggiatori Francesco Matteuzzi e Luca Mazzocco è un’inusuale e imprevedibile serie di super eroi con un po’ di erotismo dentro, esibito, divertito, sfacciato e adolescenziale. Proprio quell’eros da film americano sporcaccione, quello da immaginario da due soldi da studenti delle scuole medie, vissuto da una serie di personaggi irrealisticamente privi di ogni inibizione, liberissimi nella loro condotta sessuale e più o meno ossessionati dall’umorismo che attorno al sesso gravita.

Quella di Thomas e compagnia, raccontata nei due volumi Niente sesso e Siamo supereroi, è una storia di eroismo e sesso. Questi sono sostanzialmente i due temi portanti di #vengoanchio e nessuno dei due viene preso sul serio. Il che è il maggior punto di forza di questo fumetto estremamente consapevole, molto metanarrativo, che gioca con i topoi di due degli argomenti portanti della cultura pop giovanile contemporanea: i super eroi, che sono sulla cresta dell’onda da anni, e il sesso, che invece non passa mai di moda. Entrambi calati in un contesto comico, metafumettistico, quasi parodistico.

Matteuzzi e Mazzocco fanno gli idioti, ma non sono affatto degli stupidi. Come già detto, sono estremamente consapevoli del materiale che hanno per le mani e sono bravi a gestirne le implicazioni, a giocare a carte scoperte, a citare il Cinema, la Letteratura, il Fumetto del passato e del presente sia nei dialoghi che nelle situazioni del racconto. Negli episodi di #vengoanchio, che hanno sia una natura autoconclusiva che legami dovuti alla trama generale, l’esibizione di una certa immaturità ironica e della facilità della battuta è messa in primo piano. Gli autori vogliono un po’ essere provocatori e un po’ semplicemente divertirsi; cosa buona per noi, risultano spesso divertenti anche per il lettore. La battuta crassa è quella che abbiamo fatto mille volte da quindicenni. Lo spirito della storia e la voglia di recuperare quell’umorismo adolescenziale per sdoganarlo, per affermare con forza che non è qualcosa di cui dobbiamo vergognarci, sono interessanti e convincenti.

#vengoanchio ci incuriosisce soprattutto per questo, perché rende realmente realistica, da questo punto di vista, la vita di un giovane super eroe in età scolare. Ma com’è che gli adolescenti di turno, morsi da ragni radioattivi o benedetti da poteri soprannaturali hanno tutti l’autocontrollo morale di un monaco benedettino? Dov’è la stupidera (perdonateci il dialettismo lombardo)? Dov’è la “scemitudine” tipica degli ormoni impazziti e della scoperta intimidita e non consapevole della propria identità? Dov’è, per chi se lo può permettere, l’iperattivismo sessuale, anche autoerotico? Eccoli in questo fumetto per giovani adulti che tenta, con un discreto successo, di parlare la lingua della generazione che rappresenta.

Il progetto, nato come webcomic, non è però privo di difetti: il principale sta nel fatto di essere un fumetto indipendente a basso budget; in sé, non un gran peccato, ma fa sì che ci si debba affidare a più mani per le matite. Non tutti gli artisti che si alternano a disegnare #vengoanchio sono di pari livello, non tutti sono all’altezza. I due volumetti sono discontinui nella proposta grafica, sia dal punto di vista dello stile che da quello della qualità in sé. Soprattutto, le atmosfere non trovano una costanza. Si passa da tavole davvero pregevoli e interessanti ad altre che recano vistose sbavature. Piccola aggravante: si parte benissimo, con la più ispirata delle matite del serraglio, in grado di trovare un rapporto molto equilibrato con le sceneggiature; da lì in poi, non si sale più di colpi. La leggerezza delle trame ci porta a perdonare anche la confusione che a volte c’è nella narrazione, ma non possiamo prescindere dalle tavole. Niente di tragico, per un prodotto che nasce davvero dal basso.

In conclusione, i primi due volumi di #vengoanchio sono un curioso progetto narrativo, interessante nell’approccio e nei metodi, condotto da due sceneggiatori abili e divertenti e da un contraddittorio mosaico di disegnatori, tra cui si trovano degli indubbi talenti, anche piuttosto maturi, e matite meno pregevoli. Divertente, sexy, tanto adulto quanto immaturo. Un connubio di connotati che ci porterà senza dubbio a seguire oltre la serie. Se siete incuriositi, c’è di che trovare soddisfazione.

 

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