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Dopo il successo di Anubi e Horus, il duo formato da Marco Taddei e Simone Angelini torna sugli scaffali delle fumetterie e delle librerie con un nuovo fumetto targato Coconino Press: 4 vecchi di merda, una storia punk nell’estetica e nelle tematiche che racconta la vicenda del vecchio Colt e dei personaggi che gli ruotano attorno.

Come di consueto, i due autori raccontano una vicenda cruda e piena di contenuti forti che nasconde una trama decisamente sopra le righe, anche se prima vista potrebbe sembrare una vicenda calata nel quotidiano. Nel mondo in cui vive Colt, i vecchi sono dei reietti della società e vengono trattati alla stregua di rifiuti vaganti. Gli altri personaggi principali sono suo nipote Enki, dipendente di una casa di riposo per anziani, alcuni dei suoi inquilini e la direttrice della struttura.

Come può vivere un anziano “alternativo”, sicuramente non docile e riflessivo, a un passo dall’apocalisse? In modo unico e dissacrante. Osservando i suoi modi burberi e gli eccessi, però, è evidente che sotto quel desiderio di autodistruzione ci sia dell’altro. Per questo motivo, proseguendo nella lettura alcuni comprimari finiscono per rappresentare i diversi volti del protagonista, mentre altri si trasformano nell’incarnazione dei demoni della società che Colt tanto ama denigrare.

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Voglio suonà“: è questo il mantra, l’imperativo categorico che tiene in vita il corpo e lo spirito di un vecchio della “nostra generazione” che in un futuro lontano è ancora fuori, in un mondo che si avvia verso l’autodistruzione. Siamo abituati a vivere una realtà in cui è ancora vivo il sentore comune che basti essere anziani per poter sedere dalla parte della saggezza, ma è così veritiero questo postulato? 4 vecchi di merda immagina uno scenario opposto, in cui gli anziani del 2029 sono i sopravvissuti della cultura votata all’autodistruzione che tanto veniva demonizzata da genitori e nonni quando era ancora giovane.

Nel caso del protagonista, non bastano il nichilismo e il masochismo a mandar via quella voce che viene dal profondo, legata alla sensazione di aver sempre avuto ragione nel vedere il mondo attraverso la lente della cultura punk. Nonostante l’età, l’anziano chitarrista non ha mai smesso di sentire quell’impulso di gioia legato a quei “pochi mesi” di reale felicità. Invece di abbandonarsi alla tristezza dei rimpianti, Colt non si lascia sopraffare dalla nuova condizione e, pezzo dopo pezzo, ricostituisce una band all’interno della struttura in cui è ricoverato: questa è la storia di superficie, lineare e comprensibile, dove ogni casella finisce nella sua naturale collocazione, come ci si aspetta. L’aspetto davvero interessante dell’opera è rappresentato il secondo livello di lettura, che si appoggia a flashback, allucinazioni e momenti di delirio assoluto che rendono l’esperienza più vicina al trip allucinogeno che alla cronaca pedissequa della terza età.

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Forze oscure, droghe, autolesionismo e bugie farciscono la trama, rendendola qualcosa di estremamente personale ed enfatizzando l’attenzione su quel “non detto” che molto spesso è più coinvolgente di ogni altra cosa. Quando si scava con la memoria alla base dei traumi, è possibile dare spiegazioni sul singolo e sulla società nella sua interezza; per questo motivo ogni singola digressione ha un suo carattere molto forte all’interno dell’economia della storia. Al termine della lettura di 4 vecchi di merda è facile sentirsi disorientati. Come recita la quarta di copertina, “Quello che succede qui dentro non succede da nessun’altra parte“, ed è proprio questa spiccata unicità a rendere questo fumetto non adatto a tutti, la classica lettura che si può amare o odiare, senza vie di mezzo.

Se conoscete la grammatica visiva e narrativa di Taddei e Angelini, non resterete certo delusi da quest’ultima graphic novel. Se, invece, vi approcciate per la prima volta a un loro lavoro, e a questo genere più vicino all’underground che al mainstream, preparatevi a vivere un viaggio allucinante.