La nuova storia e gloria della dinastia dei paperi

Coppia consolidata negli ultimi tempi da alcune storie targate Paperinik New Era, lo scorso anno Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone si sono cimentati con un’operazione destinata a far discutere gli appassionati di Fumetto Disney: il sequel di Storia e gloria della dinastia dei paperi, miniserie in otto parti scritta nel 1970 da Guido Martina e disegnata da Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi.

La saga in oggetto è incredibilmente popolare sia per i nomi coinvolti che per le numerose riedizioni in volume, grazie alle quali è stata riproposta ai lettori nel corso dei decenni. Scomodare un’opera divenuta di culto è sempre un’arma a doppio taglio, visto che commercialmente attira l’attenzione di chi ama l’originale ma rischia di scatenare critiche mosse dall’inevitabile confronto.

Se la Storia e gloria si concentrava su come gli antenati di Paperone abbiano accumulato la loro fortuna, Sisti proietta il lettore nel futuro applicando la stessa formula narrativa ai discendenti. Non ci troviamo di fronte a una trama divisa in più parti, ma a sei diversi racconti autoconclusivi, con l’unica eccezione di un epilogo che collega la vicenda tornando ai giorni nostri.

Il filo conduttore, come nella storia primigenia, è il ritrovamento di un baule di monete appartenute al clan De’ Paperoni, sulle quali sono impresse le date del 2117, 2217, 2317, 2417, 2517 e 2617. Viaggiando di secolo in secolo, abbiamo l’opportunità di assistere al meraviglioso lavoro di world building operato dagli autori, i quali hanno immaginato un credibile sviluppo della città paperopolese, con edifici ad altezze elevate, nelle profondità oceaniche o al di fuori dell’atmosfera terrestre. L’esercizio creativo è stato elaborato a fondo, e in ogni episodio è affascinante scoprire la civiltà dell’epoca, quali risorse sfrutti e quali siano le caratteristiche che la differenziano da quella del presente.

Capita però che il background culturale arrivi a rubare la scena, in particolare quando la vicenda va a sfruttare meccanismi narrativi già visti, a volte persino ripetendosi nel corso della saga. Ci sono però momenti in cui le aspettative vengono disattese e alcuni elementi utilizzati in modo imprevisto, come avviene per esempio con il coinvolgimento del personaggio di Gambadilegno, giocando con i pregiudizi del lettore.

La nuova storia e gloria della dinastia dei paperi

Così come Sisti, anche Sciarrone scatena la sua immaginazione, realizzando universi che ci appaiono quasi sprecati, dato che vengono utilizzati per una trentina di tavole ciascuno: ambientazioni, abbigliamento, veicoli, tecnologie… tutto ha una sua precisa identità che mescola numerose influenze fantascientifiche senza risultare mai troppo simile a qualcosa di già visto.

Ci piacerebbe che queste finestre sul futuro potessero essere ulteriormente esplorate in futuro – un po’ come fatto da Don Rosa con le appendici della sua Saga di Paperon ‘de Paperoni – considerata l’accurata progettazione dietro a ogni diverso secolo.

Sciarrone dà vita ai paperi con una recitazione sempre efficace, espressioni e pose talmente dinamiche da sembrare studi per un progetto animato. L’unico aspetto negativo che abbiamo riscontrato, una piccola sbavatura nella costante parabola qualitativa dell’artista, sono i fondali abbastanza spogli, caratteristica che salta all’occhio in più di un’occasione, soprattutto nel volume di grande formato della Topolino Limited Deluxe Edition.

Anche in questo caso, spiace constatare il costante calo di contenuti speciali della collana. Questo è il volume più corposo per numero di pagine, e visto che il prezzo è in proporzione non avrebbero sfigurato più studi preparatori o un’intervista agli autori, invece di limitarsi a qualche bozzetto scartato per le copertine.

 

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