Nel precedente numero di The Don Rosa Library: Zio Paperone & Paperino era finalmente cominciata la Saga di Paperon de’ Paperoni, epica narrazione della giovinezza del celebre miliardario che prosegue in questo ottavo volume.

Il re di Copper Hill anticipa in qualche modo la vita da cercatore d’oro di Paperone, che in realtà deve la sua prima vera grande fortuna economica a un altro minerale: il rame, trovato in grande quantità proprio alla vigilia della grande diffusione dell’elettricità. Il giovane papero deve ringraziare Howard Rockerduck per essere riuscito a sfruttare al meglio la vena di rame, ed è ironico che sia proprio il padre di uno dei suoi futuri avversari ad averlo aiutato tanto; vediamo qui anche il giovane John Rockerduck, in versione moccioso viziato, una caratterizzazione perfetta che anticipa il suo carattere da miliardario grazie all’eredità del padre e senza aver mai faticato, l’esatto opposto di Paperone.

Il nuovo proprietario del Castello de’ Paperoni vede il ritorno del protagonista nella sua terra natale, per prendere possesso del castello di famiglia, riabbracciando i suoi parenti (stupenda la gag “profetica” della madre di Paperino) e scacciando per sempre i Whiskerville dalle sue terre. In realtà l’episodio si contraddistingue soprattutto per un processo celestiale nel quale i defunti avi di Paperone devono decidere il destino del loro discendente, un altro dei tanti passaggi della Saga che giocano su eventi futuri ben noti al lettore.

Il terrore del Transvaal è un’avventura in terra africana in cui Paperone si scontra con le fiere della savana, ma la minaccia più grossa è un subdolo papero: Cuordipietra Famedoro, il cui nome non viene rivelato al protagonista per non rovinare il loro primo incontro narrato da Carl Barks. Rosa sottolinea qui le sostanziali differenze di carattere e di etica morale tra i due paperi, così come aveva fatto poco prima con Rockerduck.

Dopo il giro di boa della Saga, Paperone arriva nella terra dei canguri ne Il leggendario papero del deserto d’Australia; qui il suo percorso di formazione si arricchisce di un’altra figura affascinante, un saggio aborigeno che gli trasmette i suoi insegnamenti attraverso le tradizioni della cultura locale. La figura di Paperone ci appare sempre di più come un “prescelto”, qualcuno destinato a raggiungere la sua grandiosità, suggerita da numerosi segnali e profezie che perpetuano un gioco metafumettistico strizzando costantemente l’occhio a quanto costruito da Barks.

Come sempre, la ricchezza narrativa e il grande lavoro di sintesi dell’autore del Kentucky sono grandi pregi della Saga, ai quali si aggiungono tavole ricche di dettagli, con vignette dinamiche e personaggi fatti recitare con molte sfumature espressive. Alla carrellata di copertine e immagini promozionali disegnate da Don Rosa (particolarmente abbondante in questo numero, grazie alla quantità di pagine a disposizione), l’edizione italiana affianca un ulteriore contenuto extra particolarmente gradito: le illustrazioni di Marco Rota dedicate all’opera di Rosa, una galleria che presumibilmente proseguirà nelle prossime uscite di pari passo con la pubblicazione delle relative storie.

 

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