Mister Miracle #1, copertina di Nick Derington

Il finale di volume più entusiasmante che vi possa essere capitato di leggere negli ultimi cinque anni almeno. Qui potrebbe iniziare e finire la nostra recensione del primo volume di Mister Miracle, che raccoglie i primi sei episodi della maxi-serie di Tom King e di Mitch Gerads. Non vogliamo dirvi di più su questo finale, non vogliamo commentarlo tecnicamente, ma solo darvi un giudizio di valore. Ogni parola in più spesa potrebbe rovinarvi il piacere della sua lettura. Forse anche quelle che avete appena letto se, come noi, siete dei malati di tecnica narrativa. Quindi passiamo ad altro.

Mister Miracle è uno dei personaggi più tragici della mitologia fumettistica americana in assoluto. Figlio dell’Altopadre, del re del Paradiso del Quarto Mondo, è stato cresciuto ad Apokolips, pianeta infernale e crudele, come figlio adottivo di Darkseid, suo sovrano. Ostaggio nel senso medievale del termine, vittima di uno scambio di figli tra i due nemici giurati, l’erede naturale del reame perfetto è stato condannato alla sofferenza per tutta la sua infanzia e la sua adolescenza, sacrificato sull’altare della ragion di stato cosmica e della tregua fra i due regni, giurati nemici. All’inferno è sopravvissuto, è cresciuto, è divenuto un grande guerriero, ha trovato l’amore e, infine, è riuscito a fuggire, per poi diventare un eroe degli esseri umani, un membro della Justice League, un soldato dell’Altopadre, figliol prodigo tornato al regno della luce.

Soprattutto, Mister Miracle, anche noto come Scott Free, è diventato l’artista per la fuga per eccellenza, l’escapista definitivo, la nemesi di ogni trappola e di ogni trabocchetto. Ma può un dio esperto di fughe sfuggire alla vita, quando la percepisce come una trappola? E qual è la via d’uscita se non la morte? Come fai a sfuggire a te stesso, se non sai chi sei? Se ti hanno privato di un nome, di un padre, di una patria, di un’eredità, di un’identità? Questo si chiede Tom King, per il tramite del più interessante e complesso dei personaggi del Quarto Mondo di Jack Kirby che, come Visione a suo tempo, si trova trasfigurato dallo sceneggiatore, ma solo per poter essere più fedele possibile alle premesse del personaggio e portarle alle estreme conseguenze, rivelando qualcosa di estremamente profondo, di primitivo della sua natura.

Mister Miracle #1, anteprima 01

King racconta una storia potentemente intimista, usando lo sfondo come punto di partenza. Darkseid è vicino alla vittoria, sta per ottenere quel che ha sempre voluto e ha ottenuto il vantaggio che cercava da sempre su Nuova Genesi. L’Altopadre è morto, Orion ne prende il posto. Il figlio ribelle di Darkseid è ora al potere e ha il compito di resistere ai suoi assalti. Mister Miracle è uno dei generali di Nuova Genesi e viene chiamato a difenderla. Ma tra lui e il suo omologo Orion non è mai corso buon sangue, un po’ perché sono l’uno l’opposto speculare dell’altro, un po’ perché di fatto, quest’ultimo è un incolpevole usurpatore dell’eredità di Scott. Il quale è nella sua peggior condizione di sempre. Confuso, stordito dalla vita e da una scelta traumatica da cui si è salvato a malapena, sballottato dagli eventi. La guerra, il suo comportamento contraddittorio e poco lucido, gli intrighi della politica e il fatto che Orion sia da sempre un deficiente presuntuoso metteranno Mister Miracle ancora più nei guai. E più sarà nei guai più si farà domande. L’argomento è dio, la sua natura, il suo legame con l’identità degli individui. Perché Scott è un dio e per sapere chi sia, per la prima volta da sempre, deve decidere se credere o meno in dio, se possa o meno vedere il suo volto.

Con una scelta narrativa quasi ieratica, Tom King e Mitch Gerads raccontano una storia affascinante, toccante e profonda. King cita Cartesio e Kant, usa la mitologia del Quarto Mondo in maniera spregiudicata, scrive dialoghi dall’effetto straniante a corredo di scene d’azione dinamiche. I personaggi possono parlare di scelte di arredamento mentre affrontano un intero esercito. La storia diventa una ricerca di identità e delle premesse filosofiche e teoriche per la sua definizione, incentrata sui dubbi di Scott e sull’amore incrollabile che Barda prova per lui da sempre. Basta l’amore a salvarci, quando siamo perduti?

A questo effetto da teatro dadaista e dell’assurdo creato dalla distanza tra i temi e gli eventi contribuiscono in maniera fondamentale le tavole di Gerads. Ieratiche, dicevamo. Una griglia scandita in maniera quasi impersonale, divisa in nove vignette statiche, serve a renderci sempre spettatori di quello che accade sulla pagina, a non farci mai veramente sentire coinvolti. Sembra che King voglia spingerci a riflettere, a chiudere il volume per un attimo, ogni tanto, e a porci gli stessi interrogativi del protagonista. Le matite ritraggono anche le emozioni in maniera distaccata. Sentita, ma mai partecipativa. Quando soffrono, quando si amano, quando sono felici, Barda e Scott lo sono in maniera estremamente sincera ma distante da noi lettori. Non siamo mai partecipi.

Mister Miracle #1, anteprima 05

Anche perché c’è sempre una minaccia costante, evocata sin dall’inizio e sempre ricordata durante la storia. Darkseid è. La maledizione a cui Mister Miracle è sempre legato, la sua eredità acquisita e rifiutata, ma mai abbandonata, la trappola definitiva a cui forse non può sfuggire, aleggia su questa storia anche quando dimentica l’azione per lunghi tratti e si fa vicenda di coppia, monologo interiore ad alta voce, trattato filosofico esistenzialista. Darkseid, l’incarnazione del male, il padre tiranno di Scott è sempre presente in assenza e noi lo percepiamo in continuazione, senza vederlo.

Da Tom King non ci si aspetta una storia di super eroi come le altre. Non è quello il senso del suo narrare, quando si confronta con questi personaggi, soprattutto laddove il formato della miniserie gli consente di realizzare qualcosa di ancora più lontano dalle atmosfere e dalle forme del racconto più tradizionali. Ma, se con Visione è rimasto all’interno di un genere narrativo che il pubblico generalista conosce e a cui è abituato, quello del dramma psicologico e sentimentale di stampo shakespeariano, in questo caso si è spinto davvero in acque altissime, in cui serve una certa dose di coraggio per seguirlo. Ci chiede di essere intellettuali, molto, e di sopportare che lo siano i suoi personaggi e i concetti che incarnano. Ci lascia a bocca aperta, a tratti ammirati e con un dubbio: quanti dei suoi lettori saranno disposti a stargli dietro.

Noi ci auguriamo siano in molti, ovviamente, perché Mister Miracle è il Fumetto utilizzato benissimo, con intelligenza sensazionale, da uno sceneggiatore che non smette di stupire e di inventare per il nostro godimento. I dialoghi di questo volume sono meravigliosi e varrebbero da soli l’acquisto del volume. E poi, in fondo, c’è uno dei migliori finali da anni a questa parte, che ha tra i propri grandissimi pregi il fatto di non essere un vero finale. Vogliamo il resto.

 

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