Dopo i lavori realizzati per il collettivo Mammaiuto (tra cui spicca From here to eternity, raccolto in volume da Shockdom), il pisano Francesco Guarnaccia approda tra le fila degli autori BAO Publishing con una colorata avventura fantascientifica che, come nella maggior parte delle opere di questo genere, è in realtà un pretesto per raccontare qualcosa di personaggi e contesti molto vicini alla nostra quotidianità.

La storia è ambientata attorno a Iperurania, un pianeta che ha attirato la razza umana, ma sul quale non è possibile scendere a causa della forza di gravità e delle condizioni inospitali. La colonia umana ha quindi costruito una stazione orbitante dalla quale può studiare e osservare con curiosità l’affascinante corpo celeste. Il protagonista è Bun, un ragazzo come tanti che sogna di diventare una Shooting Star, i fotonauti che tentano di avvicinarsi il più possibile a Iperurania per catturare scatti memorabili; la sua vita esce improvvisamente dalla mediocrità quando per una circostanza fortuita mette piede sulla superficie del pianeta, diventando una vera e propria celebrità.

Iperurania approfondisce una figura diventata ormai rappresentativa di un’intera generazione: il personaggio insicuro, che non si sente all’altezza della situazione, incapace di accettare i propri successi e con un senso di colpa nei confronti di quest’ultimi. Lo scenario spaziale non riesce a vincere sul peso di questo elemento, e durante la lettura la componente esplorativa e avventurosa rimane in secondo piano rispetto alle ansie del protagonista.

Ci sono diversi personaggi interessanti, alcuni particolarmente azzeccati, ma si tratta di comprimari che esistono in funzione di Bun; il che è quasi un peccato perché, con un po’ più approfondimento in più, avremmo avuto un suggestivo racconto corale. Il ritmo della vicenda impiega forse un po’ troppo a ingranare, e solo nella parte finale il racconto diventa veramente efficace, con la sensazione che le quasi duecento pagine siano tante e che la stessa storia avrebbe potuto essere raccontata in modo più incisivo.

A livello visivo, Guarnaccia riesce a creare uno psichedelico cyberpunk pop, soprattutto grazie ai colori accesi e ai forti contrasti: il suo stile è cartoonesco ma graffiante con linee sovrapposte, bordi frastagliati (i quali riecheggiano anche nel lettering) e tratti che sono pronti a evadere dalle vignette; un approccio “sporco” tradizionalmente in controtendenza con questo genere di fumetto. Il risultato è un kawaii-punk, a metà tra Bryan Lee O’Malley e Tuono Pettinato.

Purtroppo il formato con cui BAO Publishing propone il fumetto, un volume cartonato di grandi dimensioni, sembra voler premiare la grande resa cromatica di Iperurania, ma non fa splendere al meglio i disegni che avrebbero meritato un formato leggermente ridotto; forse uno dei pochi passi falsi della casa editrice in questo ambito, dato che finora ha sostanzialmente sempre trovato la confezione ideale al fine di valorizzare gli autori e le loro opere del suo catalogo.

 

Iperurania, anteprima 01

 

Consigliati dalla redazione