Ragazze Cattive, anteprima 01

Nella Corea del Sud in piena crisi finanziaria di fine anni Novanta, i personaggi di Ragazze Cattive di Ancco stringono amicizia e si danno manforte in una società nella quale la violenza è diventata il mezzo con cui le persone si rapportano tra loro; una costante all’interno della famiglia (“Ma com’è possibile che mio padre non conoscesse nessun altro modo per educare sua figlia?”), della scuola, tra amici e per le strade. Ed è in questo contesto che sono inserite le due protagoniste Chinju e Jeong-ae.

È Chinju, fumettista quasi trentenne, che una notte, mentre fuma in terrazzo con lo sguardo perso sulla strada, ripensa al suo turbolento passato di cui ancora porta cicatrici morali e fisiche, ma del quale con il passare del tempo ha imparato a parlare liberamente: “Non mi vergogno delle esperienze che ho vissuto. Piuttosto mi piace parlarne… è come se non mi appartenessero più”.

Lei e Jeong-ea sono cattive ragazze: fumano, bevono, scappano di casa, fanno parte di un gruppo di bulle che terrorizza le compagne di scuola più giovani, partecipando a loro volta al ciclo di abusi del quale sono vittime. Ma il loro comportamento è soprattutto una corazza per difendersi, per attirare l’attenzione e, nei casi più estremi, per sopravvivere. Le ragazze cercano un posto in una società in cui le donne non valgono nulla, mentre imparano a conoscersi in quell’età caotica che è l’adolescenza, quando ci si umilia con le proprie, stesse scelte e si viene umiliati dalle conseguenze che ne derivano.

Le “notti buie” che Chinju ricorda ripensando ai tempi della scuola, sono rappresentate da Ancco con cieli completamente neri, se non per il piccolo cerchio della luna, con vicoli oscuri in cui le uniche luci sono quelle che mostrano i maltrattamenti. Lo stesso nero avvolge i personaggi in preda al dolore che sembrano quasi perdersi nell’oscurità.

Ragazze Cattive, anteprima 02

Le inquadrature di strade e ambienti rappresentati con dovizia di particolari, si alternano a quelle con sfondi monocromatici, bianchi o neri, nelle quali l’attenzione è posta sulle espressioni dei volti, talvolta disegnati con pochi tratti precisi, sul sangue e sui lividi, e sui corpi che si incurvano chiudendosi su se stessi. Le scene delle percosse sono quelle rappresentate con maggiore intensità, fitte linee cinetiche mostrano la velocità e la forza dei colpi, restituendo al lettore tutta la bestialità del gesto.

In questo fumetto crudo e diretto, Ancco mescola ricordi della sua adolescenza a eventi di fantasia raccontando la storia di chi, come Chinju, è riuscito a lasciarsi la violenza alle spalle – “Ancora oggi è un sollievo pensare di non rischiare di essere picchiata in ogni momento” – ma anche di chi non ce l’ha fatta, come Jeong-ae, di cui non si conosce con certezza lo sfortunato epilogo.

La bellezza di quest’opera è stata riconosciuta anche al Festival di Angoulême dello scorso anno, dove Ragazze Cattive ha ricevuto il Premio Rivelazione, facendo di Ancco la prima fumettista coreana premiata dalla manifestazione.