L'abitatore del buio, anteprima 01

Nel 2017, in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte di Howard Phillips Lovecraft (20 agosto 1890 – 15 marzo 1937), J-POP ha proposto due adattamenti a fumetti di altrettante pietre miliari del geniale letterato americano: Il colore venuto dallo spazio e Il mastino e altre storie. Lo scorso gennaio, la casa editrice milanese ha pubblicato il terzo brossurato della serie, L’abitatore del buio, sempre dello stesso autore: Go Tanabe, un mangaka appassionato di Lovecraft e della sua produzione che ha recentemente concluso in patria Kyouki no Sanmyaku Nite Lovecraft Kessakushu (H.P. Lovecraft’s at the Mountains of Madness), edito da Kadokawa.

L’opera in oggetto raccoglie due opere fondamentali del Solitario di Providence, Dagon (1917) e la novella che dà il titolo al volume, The Haunter of the Dark (1935). Sono rispettivamente i racconti di apertura e di chiusura del Ciclo di Cthulhu, un caposaldo dell’immaginario moderno sulla dimensione fantastica e quella horror, nonché sulla fantascienza. Entrambe le vicende sono esemplari dello stile del suo creatore, profondamente influenzato da Edgar Allan Poe, che fa della suspense lo strumento più potente per catalizzare l’attenzione del lettore.

L’orrore non è mai definito in modo chiaro, esplicito, ma suggerito attraverso atmosfere inquietanti, incubi e paure latenti. I mostri partoriti dalla mente visionaria e dall’inconscio di Lovecraft sono figure confuse, sfuggenti, che percepiamo attraverso le emozioni e i sensi delle loro vittime raggelate da un rumore sinistro o disgustate da un odore nauseante. Per tali ragioni, le vicende di cui sono succubi i loro protagonisti risultano ancora più terrificanti ed eccitano la nostra fantasia come quella dei tanti autori che da quasi un secolo provano a catturarle in immagini.

L'abitatore del buio, anteprima 02

Deve essere una sfida seducente per un artista, rappresentare l’indescrivibile e dare una forma a ciò che emerge dalle pagine di Lovecraft; Tanabe vi riesce in maniera efficace dimostrando un tratto raffinato nell’allucinante raffigurazione di Dagon e di Yog-Sothoth, così come nell’agghiacciante e claustrofobica riproduzione dei luoghi da loro infestati. La tecnica è personale ed eclettica: come accade prevalentemente nei manga, il sensei sceglie una sceneggiatura che predilige le illustrazioni ai testi, l’impatto visivo ai contenuti della narrazione. I volti dei personaggi sono caratterizzati da tratti puliti, minimalisti, con abbondante uso di retini con gradazioni dominati dal grigio scuro al nero, così da intensificare la cupezza della storia.

 

Rispetto alla scuola nipponica, tuttavia, il maestro sceglie una gabbia di tipo occidentale basata su uno schema a vignette regolari, geometriche, talvolta disposte bonellianamente su tre strisce e intervallate da suggestive splash page. Gli sfondi sono ben delineati e costanti e frequente è l’utilizzo di campi lunghi che sottolineano la fragilità e la piccolezza dell’uomo di fronte alla devastante onnipotenza di divinità blasfeme provenienti dagli abissi del cosmo.

L’abitatore del buio è in sintesi una trasposizione fedele e ben documentata dei soggetti originali, un fumetto avvincente che ha due pregi rilevanti: farsi apprezzare da chiunque, conoscitore o meno di Lovecraft, e invogliare a una sua riscoperta i fan di vecchia data.