Il quarto numero di The Don Rosa Library: Zio Paperone & Paperino è un albo piuttosto atipico, che in qualche modo sembra raccogliere molte “eccezioni” nella carriera del fumettista del Kentucky. All’interno troviamo ad esempio l’unico fumetto sceneggiato dall’autore ma disegnato da altri artisti, Indietro nel Tempo per un Decino: si tratta di una breve storia di DuckTales, serie animata che l’autore dichiara di non apprezzare perché ritenuta distante dai personaggi barksiani con cui è cresciuto, e questo sentimento traspare dal risultato finale, un lavoro su commissione evidentemente realizzato senza troppo entusiasmo.

Nel 1990, Rosa aveva lasciato il suo lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera di disegnatore, ma il mercato americano non produceva abbastanza fumetti Disney da permettergli di mantenersi; decide così di rivolgersi a editori esteri, che gli propongono di occuparsi di sceneggiature già scritte da autori locali.

Nascono così Il Piacere di DareUna Data per DimenticarePaperino Educatore Modello, e Zio Paperone e la Fortuna a Portata di Tasca, fumetti inferiori alla media della sua produzione e che negli articoli a corredo l’autore giudica con eccessiva severità, faticando a tollerare qualunque scelta narrativa anche leggermente distante dalla sua visione.

Rosa avrà di certo apprezzato la collaborazione con Carl Barks (in realtà, riserva una piccola critica persino a lui) per Il Pifferaio Magico di Paperopoli, storia iniziata dall’Uomo dei Paperi ma rimasta incompiuta, fino al suo completamento dopo più di trent’anni. Il mash-up tra gli stili dei due autori è evidente a un occhio attento, così come le parole di Rosa sottintendono ulteriormente una sua visione abbastanza dispotica del fumetto, permettendosi di aggiungere personaggi o spostare scenari perché ritenuti più adatti, nonostante questo significhi addirittura contraddire il suo Maestro, nei confronti del quale aveva sempre affermato di voler rimanere coerente.

Zio Paperone – Su un Piatto d’Argento è una storia atipica, un battibecco tra il miliardario e la strega Amelia, ricco di gag slapstick grazie a un vassoio magico che permette di teletrasportare solo porzioni del corpo dei paperi, con esiti esilaranti.

Epica e sorprendente l’avventura a cui è dedicata la copertina, Sua Maestà de’ Paperoni, in cui il ricco papero improvvisamente si rende conto di essere il Re della Collina Ammazzamotori; le conseguenze saranno divertenti per il lettore e drammatiche per il protagonista, con un risvolto sentimentale nell’epilogo affrontato con il giusto equilibrio.

Particolarmente intelligente Paperino e il Pozzo di Soldi, episodio che chiude il volume, all’apparenza una disavventura all’interno del deposito dotata di sequenze d’azione con virtuosismi grafici; in realtà si tratta di una satira – nemmeno troppo velata – in cui l’autore si scaglia contro i collezionisti di fumetti che comprano albi solo per chiuderli in buste di plastica senza nemmeno leggerli.

Non si dica che Don Rosa perda una singola occasione per scagliarsi contro ciò che non ritiene di suo gradimento.

 

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