Orfani - Sam 6 Il diavolo in me, anteprima 01

Orfani: Sam è in pausa. A settembre, la testata edita da Sergio Bonelli Editore ha chiuso la prima metà di stagione con un giro di boa interessante, che con Il diavolo in me propone un albo onirico incentrato sulla crescita della protagonista, Sam.

La sesta stagione ha presentato continui riferimenti al sogno e all’immaginazione negli albi usciti fino ad ora (basti pensare al conflitto interiore del clone di Ringo, quando si è trovato di fronte a tutti gli altri Orfani), dunque non c’è da stupirsi se il cambiamento intimo che interessa Sam avvenga in una dimensione che trascende da quella reale. Il corpo bionico della ragazza, ormai quasi rottame, è stato semidistrutto nel numero precedente. Quel che resta della sua mente (o della sua programmazione?) viaggia in un limbo astratto (anticipato dalla copertina di Carmine Di Giandomenico), dove le vanitas della tortura personale sono ben visibili (una tra tutti, l’Albero delle Pene).

La dicotomia tra donna e macchina raggiunge, in questo albo, il suo apice: tutte le fasi della vita di Sam (ovvero le scorse stagioni) sono incarnate, riunite in un singolo luogo, davanti alla loro essenza più pura. Orfani, però, non è mai stato quel fumetto intimista in cui i protagonisti posano le armi a terra per discutere le sorti del mondo, e questo numero non fa certo eccezione. Sam è nata (e rinata) nella violenza, conoscendo essa come unico linguaggio di crescita e redenzione. Roberto Recchioni e Michele Monteleone si fanno beffe di quell’intima sofferenza, propria di chi si crogiola sui suoi mali, citando uno degli aforismi più conosciuti attribuiti a Jim Morrison, uno dei simboli storici di quella sofferenza votata solo al compatimento. Con precisione chirurgica, il giro di boa avviene a metà albo, portando al culmine la storia di Sam vista finora, e aprendole strade con nuovi presupposti e obiettivi.

Sam, però, non è l’unico personaggio che vede cambiare la sua forma. Un altro profondo dualismo che contrassegna questa stagione è quello tra la ragazza e la sua madre/padrona, Jsana Juric. Il momento della rinascita di entrambe è idealmente simultaneo, resettando, dunque, il paradigma che lega i due personaggi femminili. Basta davvero cambiare il corpo per cambiare lo spirito? L’istinto materno insito in Sam è qualcosa che trascende la forma umana o la forma robotica, a quanto pare. E proprio questo, nella seconda parte della storia, regala una serie di visioni mutuate direttamente dal Devilman di Go Nagai, reinterpretate magistralmente da Andrea Accardi.

Orfani - Sam 6 Il diavolo in me, anteprima 02

Cosa resta, dunque, della storia che conoscevamo? Qualcosa, effettivamente, non è cambiato. Mutano le forme, ma non muta la sostanza che lega emotivamente i personaggi principali. L’ennesimo scontro tra Sam e la Juric mette nuovamente un punto al rapporto malato che lega i due personaggi, lasciando a diverse lunghezze tutti gli altri, che arrancano dietro il loro sviluppo all’interno della storia. Ringo, Perseo e Andromeda, Marta la Pazza, Garland e Petrov diventano degli uomini tra i giganti, soprattutto ora che Sam ha rivelato una nuova natura (artificiale) che rimescola le carte in tavola. Sono spaesati, e i loro nuovi obiettivi si evolvono all’ombra della storyline principale, diventando pedine su una scacchiera che va dalla Terra alla Luna.

Orfani continua a prendere forza da due motori che, nel corso degli anni, hanno portato avanti egregiamente la narrazione: l’inseguimento tra le parti, che si adatta a questa nuova realtà mutando alcuni poli interni senza cambiare, però, la sensazione complessiva di predatori e prede alla base di qualsiasi storia avvincente; e la contrapposizione tra pianificazione e caos, dove l’imprevisto diventa punto di svolta della trama. Se le migliori storie nascono dal conflitto, le aspettative per il finale di stagione hanno alzato la loro asticella di qualche punto.

Orfani – Sam 6: Il diavolo in me è, probabilmente, il miglior prodotto possibile da lasciare ai lettori prima della lunga pausa che terminerà a gennaio 2018. Come ogni buon albo della serie, inserisce al suo interno la giusta dose di azione e riflessioni. Come ogni buon albo di svolta, oltre a quanto detto finora inserisce nella storia dei disegni assolutamente adatti a ogni situazione, con delle regie e degli stili fluidi che restituiscono la giusta intensità dei differenti toni della storia. Fabrizio Des Dorides, Simone di Meo e Luca Casalanguida completano la squadra dei disegnatori accompagnando ognuno, ancora una volta, la propria porzione di storia. La commistione di diversi stili è resa così armoniosa anche dal lavoro dei coloristi: Andres Mossa, Giovanna NiroAlessia Pastorello, che collaborano nel donare all’albo una coerenza d’altissimo livello.

Tra tre mesi si torna in edicola, con gli ultimi sei albi che, fino a giugno, accompagneranno i lettori verso l’epilogo della sesta (e ultima) stagione di Orfani.