Marvel: Legacy #1, anteprima 01Visto che potrebbe essere complesso recensire le cinquanta pagine di Marvel: Legacy #1, atto di fondazione e di inaugurazione dell’iniziativa che riconnetterà gli eroi della Casa delle Idee alle loro radici primigenie, lasciateci semplificare molto le cose affermando alcuni concetti preliminari e fondamentali. Oltre che avvisarvi che, ovviamente, quanto state leggendo è colmo di SPOILER.

Per prima cosa, la lettura di questo albo firmato da Jason Aaron ed Esad Ribic, affiancati da una serie di altre star dell’arte di disegnar fumetti, è decisamente piacevole. Secondo: si tratta appunto di un albo singolo e non di una vera e propria storia, e questo va ammesso con onestà. Terzo: è firmato da Jason Aaron, ma potete star certi che non è frutto solo del suo ingegno narrativo, perché non è il regista di un film a montare e dirigere il proprio trailer, giusto? Bensì, la produzione. Qui dentro c’è quel che la Marvel ha deciso, ciò di cui ha bisogno. Aaron è l’abilissimo direttore di un progetto che lo precede, con relativa libertà di inventare e di prendere direzioni.

Marvel: Legacy #1 è soprattutto questo: un gigantesco strillone. Non un prologo, perché di solito un prologo è una storia che pone basi per quel che sta per arrivare e qui ci sono almeno sei storie che si intersecano, tutte brevi o brevissime, senza contare i flash di tante altre che le pagine ci lasciano intravvedere. Facciamo un conto spannometrico: c’è la vicenda degli ormai famosissimi Avengers Preistorici, c’è un piano che vede Loki tentare di salvare il mondo rubando un oggetto misterioso allo S.H.I.E.L.D., con la collaborazione dei giganti di Jotunheim, c’è uno scontro tra i suddetti giganti e qualcosa che somiglia alla trinità dei Vendicatori.

Marvel: Legacy #1, anteprima 02Poi… vediamo. Star Brand e Ghost Rider che si accapigliano in Sudafrica, uno consapevole e l’altro no del perché e della connessione tra le loro esistenze e gli eventi accaduti nella preistoria. C’è qualcosa che riguarda Hulk e gli Ultimates, c’è una profezia di disfatta che aleggia su Asgard, c’è un intero pianeta che somiglia al Wakanda, c’è Norman Osborn in cerca disperata di fonti di potere, c’è Loki in cerca disperata di fonti di potere (siamo certi lo siano con scopi non conformi), ci sono due Fantastici Quattro che dialogano di memoria sulla Terra. Forse ce ne sono altri due, altrove, anch’essi con qualcosa da dire. Ci sono archeologi imprudenti, seguiti da dei asgardiani altrettanto sprezzanti del pericolo e, con ogni probabilità, altrettanto impreparati ad affrontarlo. Ci sono mutanti che ci sono tanto mancati che compiono azioni di cui capiremo il senso solo tra parecchio tempo.

Ci sono tanti momenti di sobbalzo, ci sono un sacco di immagini che ci lasciano con l’acquolina in bocca come non accadeva da un sacco di tempo, ci sono scazzottate ben congegnate, ci sono singoli istanti chiaramente significativi. Ma non c’è una vera storia. C’è solo la promessa di una storia. Una promessa seducente, terribilmente ben disegnata, ma multipla, dispari, troppo plurale per farci delle coordinate precise qui e ora, per essere recensita con qualcosa che sia più di una sospensione di giudizio, un bravi ma non basta. Non ci basta sbirciare gli Avengers ancestrali e il loro nemico; non ci basta sapere che c’è qualcosa, da allora, sepolto in attesa di tornare a sconvolgere il mondo; non ci bastano nemmeno le sorprese graditissime che ci avete messo davanti agli occhi, soprattutto se piovono dal cielo senza preavviso e non fanno altro che sfiorarci per un attimo fuggevole.

Marvel: Legacy #1, anteprima 03Perché non ci bastano? Dopotutto siamo lettori di fumetti e dovremmo essere abituati a tutto questo. Non ci soddisfano perché solo alcune di esse sono direttamente collegate fra loro, almeno in apparenza, e questo ci lascia con l’amaro in bocca finale di aver assistito per cinquanta pagine a un catalogo, un menù, un reel di anticipazioni della prossima puntata solo parzialmente coerente. Non aiuta, anche se certamente è un bello spettacolo per gli occhi, che tanti settori di questo albo siano disegnati da mani diverse. Certo che siamo felici di vedere Larraz, McNiven, Dauterman, Acuna, Deodato, Cheung, Immonen, Maleev e Samnee in un singolo spillato, tutti dominati da un Esad Ribic davvero al meglio della forma: ma il risultato finale è più simile alla sensazione di aver sfogliato una raccolta di copertine parlanti, piuttosto che un vero e proprio albo. Con una storia.

Siamo contenti lo stesso? Certo! Proprio come ogni bambino a cui i genitori hanno appena promesso un sacco di giocattoli nuovi e bellissimi, che hanno potuto vedere, toccare per un attimo, con l’assicurazione di averli presto tutti per loro. Ma, come ogni bambino, abbiamo la memoria lunga. Se ci chiedete se sia stato bello giocare con tutti quei balocchi, per tre secondi e due decimi l’uno, non è detto che non vi mandiamo a quel paese. Quindi ora avete un sacco di grosse promesse da mantenere. Complimenti per il coraggio, per ora, ma per conquistarci servirà un impegno all’altezza.

Quindi cos’è, Marvel: Legacy #1? Soprattutto, è la Casa delle Idee che mette l’asticella delle aspettative parecchio in alto, è l’inizio della fine dell’Universo Marvel come posto sulla scacchiera da Secret Wars, è un passo che, se non si rivelerà più lungo della gamba, potrebbe davvero andare in una direzione entusiasmante. Ce lo auguriamo profondamente.

 

Marvel: Legacy #1, anteprima 04