Ci sono dei momenti, durante la lettura di Superman: Alieno Americano, in cui si rimane onestamente stupefatti, perché spiccano in maniera evidente nella storia scritta da Max Landis. Il figlio del leggendario regista John, l’uomo dai capelli più colorati del cosmo geek americano, è stato capace di cogliere il personaggio e l’archetipo di Superman meglio della maggior parte degli autori che ci è capitato di leggere. La sua visione del supereroe per eccellenza è quella di un autore capace di ridurre decenni di eventi sovrapposti al loro nucleo di base, per poi ricostruire con una libertà assoluta. E affascinante, per fortuna.

Il racconto è quello di un giovane Clark Kent, in momenti diversi della sua crescita e della sua scoperta di cosa voglia dire essere un alieno, avere i poteri di Superman e vivere in Kansas o a Metropolis. Si va in ordine cronologico, ma si salta da un’età all’altra, dall’infanzia all’adolescenza, dalle porte dell’età adulta alla piena giovinezza. Tutti i dubbi della crescita, sono amplificati dalla particolare biologia di Kal-El, di un alieno che non controlla più il suo corpo, che si rende conto di essere diverso e non ha la minima idea di come gestire la situazione. Niente di nuovo. Abbiamo visto in mille salse la storia di Clark che scopre di non essere come gli altri, che si crea una propria morale, che si confronta con il mondo esterno. Ma la sensibilità di Landis è notevole e ci mette un Clark fuori continuity sotto gli occhi toccando con decisione il cuore del personaggio che è destinato a diventare.

Una sensibilità, come abbiamo detto, che sa essere delicata quando ci si concentra su Clark, sul bambino, sul ragazzo, sull’uomo; ma che diventa potente nei momenti in cui Superman si manifesta, si lascia intravvedere. E in quegli istanti, Landis e i disegnatori al suo servizio ci colpiscono davvero. Perché l’eroe rosso e blu si manifesta all’improvviso e in maniere inaspettate, costruite brillantemente. Ci sono un sacco di idee, in Alieno Americano, collocate all’interno di una narrazione piana ed affettuosa.

Ammettiamolo: Superman non è il personaggio più semplice da rendere interessante, né è proprio immediato voler bene a un essere che rappresenta tutto il meglio della razza umana senza appartenerle. Landis lo sa, sa di dover far percepire il suo affetto per l’eroe, se vuole che il lettore lo condivida. Ed è proprio quel che fa, addentrandosi nelle sue principali debolezze.

Sentirsi uno straniero, non riuscire ad accettare di essere stato abbandonato, non sapere che fare del proprio corpo, non sapere che fare dei propri talenti, vedere un futuro che potrebbe portarti lontano dalle cose che ami e dalle persone che ti vogliono bene. Sono le pieghe del personaggio di Clark che tanti hanno messo in luce in diversi momenti della sua storia, sono i temi che spesso lo hanno fatto amare, senza cui, nella sensibilità narrativa moderna, non avrebbe speranze di sopravvivere ai gusti del pubblico. Landis, mostrando una conoscenza enciclopedica e una proprietà  tematica ammirevoli, li lega insieme, pur mantenendoli separati. Storie diverse, disegnatori diversi, un cuore differente ogni volta. Ma in cammino verso un unico scopo.

In più, c’è il confronto con i suoi comprimari più classici e  con un Universo DC alternativo e Landisiano, in cui incontriamo un Dick Grayson meraviglioso, un Bruce Wayne spaventoso e forse spaventato, un Oliver Queen in crescita, in due momenti diversi della sua vita, e Lex Luthor. E poi c’è uno czarniano senza scrupoli impegnato nel suo lavoro. Tutti sono diversi da quelli che conosciamo, eppure rimangono proprio loro, perfettamente riconoscibili, colti nella loro essenza. Landis, mostrandoci il suo Superman, riesce a darci anche un assaggio di come sarebbe il suo Universo DC. Si tratta di una sbirciatina che ci incuriosisce moltissimo e che fa intuire grande equilibrio e notevole profondità. Sarebbe molto interessante mettere alla prova questa visione con una storia di più ampio respiro, scoprire se rimarrebbe gustosa e interessante anche una volta diluita nella serialità, in un impegno narrativo di lungo termine.

Ma, forse, si tratta di una domanda che non ha senso farsi. Landis, con Alieno Ameriano, aveva un compito molto preciso: regalarci un ritratto di Superman e di Clark Kent che ci intrattenesse, che ci mostrasse le ragioni per cui è diventato Superman e interpretare il significato del suo personaggio. Ci ha regalato un romanzo di formazione in quattro parti. Complimenti, Max. Missione compiuta.