In una società come la nostra, in cui le trasformazioni corrono veloci sui binari del progresso sradicando tradizioni secolari e cancellando esperienze individuali e collettive, le radici sono condannate a una rapida obsolescenza. Questa incapacità di costruire una memoria condivisa rappresenta un ostacolo per le nuove generazioni, spesso prive di valori con cui confrontarsi e dunque perse, senza troppi riferimenti. Di memoria e radici parla la toccante graphic novel L’Uomo Montagna, scritta da Séverine Gauthier e disegnata da Amélie Fléchais, pubblicata in Italia da Tunué nella sua collana Tipitondi.

È questa una favola moderna incentrata sul rapporto tra un uomo anziano e suo nipote, con il primo giunto ormai alla fine del suo cammino e pronto per il suo ultimo viaggio. Il distacco dall’amato progenitore spinge il giovane a intraprendere per la prima volta un percorso solitario alla ricerca di un vento potentissimo in grado di sostenere il nonno. La promessa di essere ancora lì ad attenderlo al suo ritorno tiene viva la fiamma della speranza, e rinsalda l’animo del fanciullo nel compimento della sua impresa.

Nel racconto della Gauthier sono rintracciabili tutti gli elementi tipici della favola: l’utilizzo di animali e di altri elementi naturali in grado di parlare, cui attribuire pregi e difetti umani; l’intento morale, elemento centrale della narrazione; un’ambientazione indefinita e non riconducibile ad alcun luogo noto, al fine di rendere universale il messaggio del racconto. Tutti questi elementi vengono uniti con estrema delicatezza ed eleganza dalla scrittrice, che, attraverso questo pretesto letterario, si lancia in una profonda riflessione sull’importanza del passato, della memoria e delle radici. Ma non solo: la Gauthier non perde l’occasione di tratteggiare il dolore che accompagna gli attimi in cui si è costretti a dire addio alle persone care, ai nonni in particolare.

Nella vita affrontiamo prove che nel bene e nel male ci segnano e concorrono a creare le persone che siamo. Le esperienze che caratterizzano il cammino sono come montagne con le quali impariamo a convivere e che ci accompagnano nel nostro viaggio sulla Terra. La montagna come metafora di vita è un altro tema cardine di questo volume: il percorso da intraprendere in solitario, le sfide da affrontare, la difficoltà della salita e la gioia per il raggiungimento della meta; metafore, simboli e richiami che si intrecciano e rincorrono tra le splendide tavole di Amélie Fléchais.

Lo stile elegante dell’illustratrice riesce a tradurre in immagini il lirismo di questo racconto, che, soprattutto nel finale, tocca livelli molto alti. Il tratto è semplice, lineare e incantevole mentre tratteggia scenari fantastici conferendo forma e movimento ad animali e oggetti che acquistano una consistenza diversa. Le colorazioni pastello si adeguano alle diverse fasi della narrazione passando da tonalità algide e oscure – nei momenti più difficili del viaggio – a soluzioni più luminose e ariose che scandiscono i passaggi più gioiosi del racconto in un’altalena di emozioni che scuote l’animo del lettore. La cura dei dettagli, la fantasia delle creazioni, le soluzioni con cui gli elementi del mondo animale e vegetale prendono vita sono l’ennesima dimostrazione della bravura della Fléchais, artista che con il suo lavoro in campo dell’illustrazione ha già ricevuto importanti riconoscimenti.

L’Uomo Montagna è una favola moderna di grande fascino che coniuga una poetica profonda e mai banale a una capacità illustrativa potente, magica e sognante; un racconto denso che denuncia l’importanza delle proprie radici, della propria identità, del voler sfuggire all’omologazione di massa; una storia rivolta a un pubblico giovane, ma anche a chi non ha mai smesso di emozionarsi.