Un paio d’anni fa ReNoir pubblicò la nuova edizione del primo volume di Lackadaisy, titolo che aveva già portato in Italia nel 2008 realizzando di fatto la prima versione cartacea del webcomic creato dall’artista americana Tracy Butler, ancor prima della sua pubblicazione negli Stati Uniti.

Il secondo volume si è fatto attendere, ma finalmente è disponibile sugli scaffali delle fumetterie – anche se questa volta non possiamo vantarne l’anteprima mondiale – e chi aspettava da tempo di scoprire come proseguissero le avventure di Rocky e Freckle può finalmente tornare a immergersi nella versione felina dell’America del proibizionismo.

La trama riprende da dove si era interrotta, senza una cesura netta, a causa della natura stessa del fumetto nato in rete. È sufficiente ritrovare i simpatici personaggi con le loro espressioni di sorpresa, o i loro ghigni, per essere soddisfatti. La vicenda prosegue infilandoli in situazioni più problematiche, tra rocamboleschi inseguimenti e divertenti baruffe, ma anche scene drammatiche. Il tutto prosegue secondo una routine che non sorprende, ma esplorando l’universo narrativo ambientato nella St. Louis degli anni ’20 e sviluppando i personaggi a cui ormai siamo affezionati in contesti e location differenti, con l’aggiunta di qualche volto nuovo.

I disegni sono sempre eccellenti confermando l’elevata qualità del tratto della Butler e il fascino dei suoi gatti antropomorfi, al contempo cartooneschi ed eleganti. La ricchezza dei suoi ambienti viene valorizzata da una differente struttura della tavola, che gradualmente ingrandisce sempre più le vignette, riducendone il numero presente in ogni pagina; in questo è stato fatto un buon lavoro di rimontaggio delle tavole apparse originariamente su Internet in formato verticale e qui adattate al volume orizzontale in modo efficace, anche se si perde il concatenamento originale delle varie sezioni del fumetto.

Uno dei principali rimpianti del precedente capitolo era l’assenza del colore, che complicava in alcuni casi il riconoscimento di alcuni personaggi simili tra loro, mentre nelle illustrazioni a fine volume o in copertina si distinguevano chiaramente grazie alla diversa pelliccia. L’affascinante seppiato non manca in questo secondo tomo, ma timidamente iniziano ad aggiungersi alcuni colori che, una volta utilizzati, persistono anche nelle tavole successive, come se l’autrice avesse aggiunto gradualmente alcune tinte alla sua tavolozza. Questo accresce la varietà di atmosfere e toni che la serie può vantare, e ci auguriamo che tale processo prosegua sfruttando l’intero spettro cromatico; sarebbe uno stratagemma grafico originale e in grado di garantire un’evoluzione costante dell’opera.

Il volume si chiude con una gallery di bozzetti e illustrazioni che permettono di apprezzare ulteriormente il talento dell’autrice, in particolar modo nei ritratti umanizzati dei protagonisti. Ora non resta che aspettare il terzo volume sperando che non siano necessari altri 8 anni, anche se il ritmo di pubblicazione di Lackadaisy sul sito ufficiale non sembra accelerare. Prepariamoci dunque a sopportare una lunga attesa…