Un uomo sbarca in Italia dagli Stati Uniti con la moglie incinta. Luna di miele, l’autunno siciliano, il clima dolce del profondo sud, uno dei posti più belli del mondo. E, purtroppo, la Mafia. Un vecchio boss, alle strette fra polizia che lo bracca e famiglie che lo considerano ormai inutile, un pezzo d’antiquariato, un peso e un pericolo, ha dei conti da saldare, ma non può agire di persona. Gli serve qualcuno lontano dai radar, qualcuno da fuori, un insospettabile che segua le sue istruzioni. Chi meglio di un americano. La moglie è rapita, il ricatto è semplice. Fa’ tutto quello che ti dico, se vuoi rivederla viva.

Da un soggetto dello sceneggiatore e regista Carlo Carlei, i testi di Marco Rizzo e le matite di Lelio Bonaccorso confezionano una storia dal ritmo serratissimo e appassionante. The Passenger è un’avventura on the road sorretta dal buon equilibrio tra un’azione violenta e rapida, che ci tiene incollati alle pagine, e la storia di un rapporto tra due uomini lontanissimi, che dovranno imparare a conoscersi piano piano per uscire insieme da una situazione impossibile. Due nemici giurati, in qualche modo, costretti dagli eventi a collaborare per uno scopo comune: sopravvivere.

James Sutton e Don Masino Caligiuri sono apparentemente opposti speculari. Il primo è l’americano risoluto, onesto, solido e quadrato che tanta narrativa ci ha consegnato nei decenni, il secondo è un uomo altrettanto forte, altrettanto votato all’onore e alla famiglia, ma i cui valori sono al servizio di un egoismo bieco, di una vita di soprusi ricevuti e perpetrati, di una cattiveria malsana, confusa in maniera interessata e ipocrita con il diritto di un uomo a prendersi quel che vuole, con la forza e la prepotenza.

Sono bravi, Rizzo e Bonaccorso, a presentarci i paralleli e le distanze fra i due protagonisti, soprattutto attraverso la figura di Don Masino, la cui parabola narrativa è la principale. Il vecchio leone della Mafia, che ha tenuto in mano i destini di mezza Sicilia e ora si trova tradito e in missione per vendicarsi, è ancora pericoloso. Il suo malato e inaccettabile concetto di giustizia, fuori dalla legge e al di sopra di quella dello Stato e della morale, ci viene presentato in maniera interessante dal suo punto di vista, ma senza mai risultare attraente, senza alcuna agiografia del boss, in cui spesso si rischia di cadere in opere come questa. Complici anche le matite di Bonaccorso che, con uno stile quasi caricaturale, mettono in luce tutta la meschinità di Caligiuri, senza rinunciare al dinamismo delle scene d’azione; le quali sono accompagnate, sapientemente, da dialoghi scarni, persino assenti, alla bisogna, che lasciano spazio ai fatti che si inseguono in una narrazione quasi sempre lineare e asciutta, in grado di arrivare dritta al punto come una freccia. Interessante anche l’uso estensivo del dialetto siciliano e della lingua inglese, che affiorano spesso e a volte si intersecano e mescolano fra di loro con un effetto di grande realismo che, almeno nel nostro caso, non ha appesantito la lettura.

Un difetto di The Passenger, storia che ci ha decisamente convinti nell’impianto narrativo e nell’aspetto visivo? Una certa fretta nello svelare il mistero, mai suggerito durante la vicenda, che riguarda uno dei due protagonisti. Il momento dell’agnizione non è del tutto credibile, anche se al servizio di un messaggio interessante e certamente sentito dagli autori.