Sin dall’antichità l’uomo ha sentito la necessità di raccontare e raccontarsi. Poco importa con quale forma (dalle pitture rupestri alle prime scritture cuneiforme, arrivando a strumenti più tecnologici come quelli odierni), il vero obiettivo è comunicare, trasmettere, condividere umori, emozioni e, perché no, illusioni. La narrazione, dunque, è una nostra caratteristica essenziale e molto spesso necessaria per la vita umana. Ogni singolo istante assume importanza nel momento stesso in cui lo raccontiamo, diventa un fatto, storia e in quanto tale meritevole di essere tramandato. Perché ogni vita è storia e ogni storia è degna di essere raccontata.

Vita, illustrazione di Simone PriscoMolto spesso, però, la narrazione è anche necessità terapeutica, un bisogno dell’essere umano di cristallizzare le proprie ansie, paure e angosce per poi affrontarle. È questo il caso del romanzo grafico di Simone Prisco, artista napoletano, che con Vita giunge alla sua prima esperienza come autore completo. Al centro di questo volume edito da Douglas Edizioni c’è la nonna di Prisco stesso. Non producetevi in inutili sforzi andando alla ricerca in rete di qualche personaggio notevole del nostro passato o della nostra cultura, la nonna di Prisco è una persona come le tante che ci circondano, che riempiono il nostro quotidiano, affollano gli uffici postali o ci ritroviamo accanto in fila al supermercato. Cresciuta a cavallo tra i due conflitti mondiali ha conosciuto la fame e la miseria della distruzione, è volata in alto con la forza dell’amore per poi essere portata giù dal dolore che solo la morte sa dare. È diventata donna, è andata avanti, ha creato dal nulla una famiglia ma soprattutto ha raccontato, ha condiviso la sua storia, la sua vita.

La storia privata si intreccia con la Storia, quella che troviamo sui libri di scuola o sulle pagine dei giornali, in un incrocio che trasforma ogni singola situazione in un gesto unico, carico di tensione, quasi eroico. Dietro i fatti che studiamo per conoscere le nostre radici, in fondo a quei fatti, troviamo il vissuto quotidiano di uomini e donne che hanno saputo affrontare questi eventi e ne sono usciti indenni, almeno in apparenza, tanto da poterli raccontare. Durante il volume, infatti, l’autore ci accompagna in questo viaggio chiamato vita, mantenendo una sequenza temporale lineare che, partendo dagli anni in cui bambina faceva apprendistato presso una sarta, passa per la paura di un terremoto che ha sconvolto e segnato nel profondo un paese intero (quello dell’80 in Irpinia, le cui scosse hanno raggiunto anche la città di Pozzuoli) per giungere ad oggi. Quello che potrebbe essere, dunque, un racconto ideale, immaginario, di fantasia inserito in questo contesto storico assume una maggiore rilevanza, una maggiore valenza. Viviamo attraverso gli occhi di questa donna i fatti che hanno contraddistinto il nostro Paese, ci sediamo in salotto, sul divano di casa in un pomeriggio di stanca e ascoltiamo gli episodi del nostro passato, di quello di cui non abbiamo ricordi perché eravamo troppo piccoli, ma anche le storie dei nostri genitori, dei loro turbamenti e delle loro gioie, per arrivare poi ai racconti di vita in bianco e nero, un passato bidimensionale senza colori.

Vita, illustrazione di Simone PriscoCome con Gipi o Zerocalcare entriamo nel quotidiano delle nostre vite, nei piccoli eventi che contraddistinguono la nostra esistenza e allora il racconto perde la connotazione di semplice riepilogo di una serie di fatti susseguitisi in un lasso di tempo più o meno breve, per diventare uno strumento di conoscenza, approfondimento, crescita. Raccontarsi significa anche conoscersi, capire i nostri punti deboli, le nostre paure per poi analizzarle, affrontarle e conviverci. La narrazione è in prima persona, per la prima parte del racconto, condotta dalla nonna, conferendo una connotazione più intimistica al romanzo. Quando l’autore, poi, è in grado di elaborare i propri ricordi allora assistiamo ad una variazione di punto di vista, ora è Prisco a raccontare, e scopriamo in che modo la sua opera, la sua vita sono state influenzate da questa donna.

La struttura del romanzo è molto semplice, perché Prisco nasce prima come illustratore e la cosa è evidente scorrendo le oltre 60 pagine di questa storia. Vita ha una struttura libera, fuori dagli schemi, manca un vero e proprio storytelling. Le singole tavole molto spesso potrebbero funzionare anche da sole, come dei dipinti; estrapolate dal contesto mantengono inalterata la stessa tensione emotiva, la stessa forza espressiva. Il pennello dell’artista è fortemente influenzato da artisti post-impressionisti come Paul Gauguin, da cui attinge la capacità di sintesi e di colore, la lavorazione della tavola per zone di colore e la conseguente bidimensionalità, o simbolisti come Gustave Klimt. La cura nella pennellata e nella lavorazione delle singole illustrazioni è quasi maniacale. I colori puri vengono tratti come superfici e le campiture piatte, prive di modellato e ombre, rappresentano un tratto caratterizzante dell’arte di Prisco. I suoi raffinati disegni si fanno portavoce dell’incertezza e del dolore della vita che raccontano, accentuando la tragica dimensione esistenziale e storica nella quale si verificano i fatti. Scorci della sua città natale, Pozzuoli, rivivono nelle rappresentazioni dell’artista e in questi momenti di dolore e smarrimento l’artista varia registro stilistico e il tratto diventa scomposto, frammentato, in alcuni frangenti addirittura abbozzato e non si può restare impassibili di fronte alla profondità di queste illustrazioni.

Vita è un sentito omaggio dell’autore alla donna che ha ispirato la sua arte e l’ha reso l’uomo che è oggi. Allo stesso tempo, però, l’autore sente il bisogno di raccontare per provare ad affrontare una perdita, un distacco, un vuoto difficile per non dire impossibile da colmare. Prisco avrà modo di affinare la sua tecnica, soprattutto in fase di scrittura; per ora ci regala un’opera davvero bella dal forte contenuto di emozioni, ricordi, di vita.

Vita, illustrazione di Simone Prisco