Dopo Un lavoro vero, opera prima di Alberto Madrigal come autore completo, il fumettista spagnolo l’ha fatto ancora, con il suo più recente lavoro intitolato Va tutto bene. Cosa ha fatto? Semplice: è riuscito a emozionare e commuovere come pochi sanno fare, con una storia semplice e lineare, ma che conferma le grandi capacità da cantastorie delle quali questo artista è imperniato, quasi come se gli scorresse sensibilità liquida nelle vene, al posto del sangue.

Va tutto bene vede protagonista Sara, una giovane ragazza piena di speranze e sogni, la quale si trova nella scomoda quanto comune posizione di molti come lei, i quali sono chiamati a dover affrontare ogni giorno la realtà, e le insidie, minacce, disillusioni che la società attuale dispensa come caramelle e dolciumi nella notte di Halloween. Sara ha una mente brillante, forse fin troppo, e una sensibilità spiccata, il tutto accompagnato dalla strenua volontà di riuscire a trovare il proprio posto in questo mondo. Questa forza d’animo sarà ben presto messa a dura prova, quando dovrà avvenire il necessario quanto fisiologico passaggio dal mondo delle idee a quello dei fatti. C’è ancora posto su questo pianeta per i sognatori?

Ad accompagnare la protagonista nelle sue vicissitudini, le quali si snoderanno in un arco temporale di circa un anno, vi sarà un cast di supporto ben caratterizzato, formato da Daniel, Eva e Steve. I quattro formano una comitiva abbastanza coesa, con un passato tutto da scoprire. Ognuno dei personaggi di Va tutto bene è dotato di un proprio e specifico ruolo all’interno della storia, ognuno con i suoi problemi e demoni personali, ognuno alla ricerca di quella cosa chiamata felicità che poi nessuno sa bene di cosa si tratti. Il percorso verso il raggiungimento di tale ambita tappa sarà però costellato di difficoltà, muri apparentemente impossibili da scalare e tanta merda da scansare. Merda, si è detto: questa, alla fine, giocherà la sua parte in un senso molto più pragmatico, piuttosto che metaforico, di quanto si possa pensare.

E poi c’è lei, la protagonista silenziosa del racconto, che ci aveva tenuto compagnia anche in Un lavoro vero: Berlino. La capitale tedesca è quantomai presente nelle dinamiche di questa storia, silenziosa osservatrice di un intreccio di vite, di un ingorgo di umanità. La città accompagna il lettore, senza mai disturbare,  permettendo anzi a questi di immergersi a pieno in un contesto narrativo precisamente studiato.

Madrigal è un artista essenziale e sincero, e questa sua attitudine viene trasmessa nelle pagine da lui immaginate, scritte e poi disegnate e colorate. Come già detto, la trama è sostanzialmente semplice, ma a questa semplicità è direttamente proporzionale una grande e onnipresente carica emotiva, che è avvertibile in ogni singola vignetta. Il fumettista si dimostra bravo e coerente nello sceneggiare qualcosa di conciso e ben confezionato, senza lacune o buchi narrativi, cosa che si traduce in una lettura veloce, appassionata e, infine, appagante.

Dal punto di vista grafico, l’autore conferma lo stile di disegno già visto nella sua prima opera, caratterizzato da un tratto semplice e stilizzato: poche linee, ma non per questo pochi dettagli. Gli scenari dipinti da Madrigal trasmettono il rispettoso amore che l’artista prova nei confronti della città nella quale vive e che probabilmente gli ha cambiato la vita, dal punto di vista artistico e magari umano. La semplicità dello stile di disegno di Madrigal, inoltre, non priva i protagonisti della sua storia di grande carica espressiva.

In conclusione, Va tutto bene è una storia che parla di vita, di strade, luci, locali e persone. Va tutto bene è una storia intrisa di umanità, che scalda il cuore del lettore, il quale non faticherà a riconoscere se stesso in uno dei protagonisti o in una delle tante vicende da questi vissute. Questa magica caratteristica si chiama empatia, ed è qualcosa di meraviglioso: non sono tante quelle storie che la possiedono, né gli artisti in grado di maneggiarla con dovizia. A volte siamo così occupati a scansare la merda, da non renderci conto che la vita è piena di opportunità.