E dunque, a quanto pare, molte delle voci che giravano su Thor: Love and Thunder hanno trovato conferma. In particolare, quella che riguarda il cattivo del film, nientemeno che Gorr, il macellatore di dei. Parrebbe che sarà lui la figura interpretata da Christian Bale, antagonista del Dio del Tuono. Che a reggere il notevole onere di Mjolnir sia la mano di Chris Hemsworth o quella di Natalie Portman, poco importa.

 

 

Più interessante andare invece a capire, per chi non è appassionato di fumetti Marvel, chi sia questo Gorr, personaggio decisamente non noto come altri villain della Casa delle Idee e nemici di Thor, ma assolutamente affascinante e al centro di uno dei cicli di storie più importanti e celebrati degli ultimi anni. Creato da Jason Aaron e Esad Ribic all’inizio della loro storica run alle prese con le avventure del Dio del Tuono, Gorr è stato non solo una minaccia assolutamente terrificante per il paladino di Midgard, ma anche il motivo di una delle più clamorose svolte mai occorse al suo personaggio.

In termini biografici, Gorr è il cittadino di un mondo alieno che ha giurato vendetta nei confronti degli dei. Quali dei? Tutti. Padre di una famiglia felice, ha creduto fortemente nelle divinità del proprio mondo quando la vita lo ha messo alla prova. Come un Giobbe o un Qoelet di biblica memoria, Gorr è messo alla prova dal destino ed è costretto a sopportare il dolore della perdita insensata dei propri genitori, della propria moglie e quindi dei suoi figli. Il risultato è stato non solo la totale perdita della fede in cui era stato educato, ma un odio profondo verso tutti i numi, colpevoli di non proteggere realmente chi ripone in loro la propria fiducia, di essere distanti ed egoisti.

Gorr Ribic

Sul proprio cammino solitario, incontrerà per caso All-Black, una Necrospada nera come la notte che si legherà a lui in maniera non troppo diversa dal modo in cui il simbionte di Venom si lega a Eddie Brock. Con il tempo si scoprirà che l’arma è strettamente legata al pianeta Klyntar e a Knull, il dio oscuro dei simbionti, appunto. L’importante è che All-Black dona a Gorr un potere terribile, in grado di rivaleggiare con quello della maggior parte degli dei e di superarlo, una durata della vita potenzialmente infinita e, soprattutto, la forza necessaria per ferire e uccidere gli immortali. Ed è in questo modo che il padre di famiglia ferito dalla tragedia diventa il macellatore di dei.

Per migliaia di anni, darà sfogo alla propria ira massacrando, torturando e cancellando dal creato interi pantheon. Apparentemente inarrestabile, incontrerà Thor per ben tre volte, nel corso dei millenni. Durante la prima parte del ciclo Thor: Dio del Tuono, infatti, Jason Aaron ci mostra l’eroe in tre diversi momenti della propria esistenza: durante la sua gioventù scatenata, quando è un avventuriero scavezzacollo che non si è ancora meritato il diritto di portare al fianco il suo mitico martello; in un possibile futuro, quando lo vediamo pregno del potere che fu di suo padre, Odino, mentre si approccia la fine di tutto il creato; nel presente dell’Universo Marvel di allora, quando un Gorr all’apice della sua volontà distruttrice ha schiavizzato un numero imprecisato di divinità per costruire una bomba divina, in grado di eliminare ogni dio del passato, del presente e del futuro.

Il macellatore di dei si dimostrerà uno dei peggiori nemici affrontati da Thor sia nel passato dell’epoca vichinga che nel futuro apocalittico, e altrettanto nella narrazione al presente. Un vero e proprio peso massimo di proporzioni cosmiche, uno dei villain più oscuri della storia Marvel di ogni epoca, tratteggiato con il massimo della tridimensionalità sia dallo sceneggiatore, Jason Aaron, che non lesina sull’approfondimento della sua psicologia, che dalle matite plastiche, epiche e spettacolari di un Esad Ribic che proprio con queste storie ha cementato in maniera definitiva la sua fama internazionale.

Inoltre, la filosofia stessa di Gorr e la sua visione delle cose saranno strumentali per la perdita, da parte di Thor Odinson, del figlio di Odino, del martello Mjolnir. Durante l’evento intitolato Original Sin, infatti, Jason Aaron ci mostra un Nick Fury che tiene in scacco la comunità degli eroi Marvel e che, di fronte alla minaccia per lui fuori portata di Thor, tira fuori un asso imprevisto dalla propria manica: sussurrando una frase all’orecchio del Dio del Tuono, gli fa perdere la presa sulla sua arma, rendendolo immediatamente indegno di brandirne il potere. La frase, si scoprirà tempo dopo, è “Gorr aveva ragione”.

Thor: God of Thunder #1, copertina di Esad Ribic

Roso dal dubbio che la filosofia colma di risentimento del suo avversario abbia una giustificazione nella condotta degli dei, nella loro stessa natura e, soprattutto, nella sua personale condotta, Thor perde la convinzione personale, la solidità etica e morale, la condizione esistenziale che lo rendevano degno del proprio potere. Mjolnir non ha alternative: fugge dal suo storico padrone e va in cerca di qualcuno che possa sostenere la responsabilità di essere il Dio del Tuono. Incontrerà Jane Foster, un tempo amante dell’eroe, la quale diverrà la Potente Thor, la stessa che, da quel che sappiamo, vedremo al cinema durante Love and Thunder. Parallelamente, questo sprofonderà il figlio prediletto di Odino al punto più basso della sua carriera, che lo costringerà a un lungo, interessantissimo e complesso percorso di redenzione.

Ecco quindi che Gorr si delinea come un personaggio attorno cui aleggia grande curiosità non solo per il suo fascino come antagonista e personaggio, ma anche per il suo ruolo. Che ne farà Taika Waititi, che ha virato potentemente verso la parodia e la comicità esibita con Thor: Ragnarok, di questo personaggio che a fumetti ci è stato presentato a tinte buie e tragiche? La sceneggiatura del film fonderà elementi della fase iniziale e di quella finale della run di Jason Aaron, così strettamente legate ma anche così distanti in termini di toni e atmosfere? E la figura di Gorr avrà un ruolo simile nel passaggio di consegne tra il Dio e la Dea del Tuono? Domande a cui non vediamo l’ora di trovare risposta con la visione di Thor: Love and Thunder. Al cinema, ovviamente.