Darth Vader #5, copertina di InHyuk Lee

La “narrativa secondaria” dei fumetti di Star Wars a volte deve fare i conti con un problema di rilevanza: com’è possibile raccontare qualcosa di incisivo e importante della saga quando l’arco narrativo principale dei personaggi si sviluppa e si compie sul grande schermo? Spesso il massimo a cui possono ambire le produzioni letterarie e fumettistiche è quello di sviluppare e approfondire quello che sulle pellicole è stato accennato in uno spazio limitato, o nel migliore dei casi (o nel peggiore) correggere il tiro e spiegare quelle che sono apparenti incongruenze.

Tuttavia, il team creativo di Darth Vader, composto da Greg Pak e Raffaele Ienco, dimostra che non sempre è così: sfruttando il materiale cinematografico d’origine in modo creativo e lavorando in parallelo ai temi portanti dell’opera cinematografica è possibile creare scene memorabili e perfino punti di svolta essenziali nell’arco narrativo dei protagonisti. Questo accade in Darth Vader #5, dove l’Oscuro Signore dei Sith compie un primo e importante (anche se involontario) passo verso quella che sarà la redenzione finale che lo attende in Episodio VI.

La trama portante della nuova serie dedicata a Vader vede il Jedi caduto indagare sulle vicende della nascita del figlio (in realtà dei gemelli, ma questo ancora non lo sa). Una pista che lo ha portato più vicino di quanto sperasse ai luoghi cruciali del suo passato, visitando quelli legati agli ultimi anni di vita di Padmé, da Coruscant a Naboo, fino a condurlo sulla tomba dell’amata e al rifugio di Polis Massa, dove la moglie morente ha portato a compimento il parto.

 

 

È in quello scenario che Vader si imbatte in alcuni frammenti di memoria di uno dei droidi medici che assistettero la giovane, e che gli rivelano le ultime parole della moglie prima di morire, quel fatidico “c’è ancora del buono in lui” che in futuro saranno echeggiate anche da Luke. La potenza della fiducia che Padmé dimostrava in lui è abbastanza da far vacillare anche il Signore dei Sith, che rimane per qualche istante piegato e annichilito dalla scena. Notevole anche il contributo visivo di Ienco, che raffigura questa “caduta nella luce” come una visione di Vader che cade nel baratro in cui è precipitato Luke a Cloud City, ripercorrendo a ritroso le tappe della sua vita fino a tornare agli anni dell’infanzia su Tatooine.

Ovviamente la vita nel lato oscuro non è mai facile, e quell’istante di crisi e di “debolezza” viene percepito dall’Imperatore Palpatine, che si prepara a punire il discepolo per quel temporaneo abbandono del lato oscuro, andando a deteriorare ulteriormente il rapporto che sfocerà poi nella ribellione finale contro il maestro che già conosciamo.

Quella che quindi ne Il Ritorno dello Jedi sembra una scelta improvvisa ha in realtà radici più antiche ed è frutto di una lunga serie di vicende e rivelazioni che vanno a scuotere le convinzioni di Vader sul sentiero del male. Indubbiamente una riscrittura degli eventi cinematografici, ma stavolta una riscrittura riuscita, che valorizza e approfondisce quello che già conosciamo.

 

 

 

Fonte: CBR