Daniel Warren Johnson è uno dei nostri fumettisti americani preferiti degli ultimi anni. Dell’autore di Extremity e Murder Falcon e della sua miniserie dedicata a Wonder Woman vi abbiamo già parlato in passato. La storia, apocalittica e distopica, ha già debuttato negli Stati Uniti, ma la sua pubblicazione è stata interrotta dall’insorgere dell’emergenza sanitaria in corso, come ogni altra attività della DC Comics.

Johnson ha risposto alle domande di Comics Beat sui temi che permeano le trame di Wonder Woman: Dead Earth.

 

Wonder Woman: Dead Earth #1, copertina di Daniel Warren Johnson

Johnson – Avere a disposizione un universo alternativo e molto vario è decisamente una facilitazione, perché mi permette di fare cose come dare a Cheetah una mano a forma di testa di leopardo. A causa dei tempi molto stretti, non abbiamo avuto molto tempo per discutere l’aspetto dei personaggi in questa versione e contrattare sulle approvazioni. Ecco perché mi sto facendo un discreto mazzo per realizzare la miniserie. Avere il controllo creativo è una spada a doppio taglio, perché a volte hai solo bisogno di arrivare in fretta al punto. Alla DC, per lo più, si sono dimostrati molto felici di quanto fatto sinora, quindi sono molto contento.

Lavorando per una delle due grandi case editrici americane e su un personaggio già famoso come Wonder Woman, mi sono sentito molto più sgravato rispetto a quando realizzo i miei fumetti indipendenti. C’è più spazio per fare un passo indietro se la storia non è proprio come la voglio e c’è più distanza tra me e un personaggio di proprietà altrui, il che mi rilassa molto. Se esce una storia mia e di uno scrittore, per esempio, che riceve recensioni terribili e non vende nulla, non mi sento responsabile come nel caso di una storia tutta mia. Il peso si divide equamente. La stessa cosa mi capita con un’eroina come Wonder Woman.

Non è una scusa per fare un pessimo lavoro, intendiamoci, ma quando mi occupo di una cosa come Murder Falcon, ci sono solo io, mi consegno ai lettori su un piatto d’argento sotto forma di fumetto. Se alla gente non piace, se qualcuno pensa che faccia schifo, mi sento come se lo dicessero a me come persona. Pertanto, anche se proporre una storia di Wonder Woman significa salire su un palcoscenico molto più importante, mi sento di giocarmi di meno. Ed è stato bello lavorare a un progetto che non è per forza connesso a me come persona. Un bell’esperimento.

 

Wonder Woman: Dead Earth ci mostra nelle prime battute Ippolita, regina delle Amazzoni, impegnata a cercare di proteggere Diana dal mondo esterno. Un tema che i fan conoscono molto bene e con cui Daniel Warren Johnson non fatica a identificarsi, da padre di una bambina di soli due anni.

 

Johnson – Ho avuto una discussione con mio zio, nel periodo in cui mi sono venute in mente le prime idee per Wonder Woman. Gli ho chiesto quand’è che si lasciano andare i propri bambini. Quand’è che si fa un passo indietro, li si lascia crescere, fare i propri errori? Eravamo cordialmente in disaccordo sull’argomento, su quanto i figli vadano protetti, e la conversazione mi ha colpito. Ho iniziato a pensare alla storia di una bambina resa talmente forte dalla vita da non poter essere ferita. Cercavo anche di definire i problemi che nascono quando si cerca di trattenere qualcosa che, in effetti, non ci appartiene.

Una delle cose che mi piacciono di Diana è la sua volontà di mettersi sempre in prima linea. C’è una forma di affetto in lei che non riscontra in personaggi come Superman e Batman. Wonder Woman non ha paura di dire “ti amo”. Ho pensato che se non potessi essere ferito da alcun proiettile e un tizio cercasse di fare del male a me o ai miei cari, potrei occuparmene senza problemi, ma questa è una posizione di privilegio. Ecco perché un concetto con cui gioco all’interno di Dead Earth è la sottrazione di quella perfezione fisica: cambia o meno il modo di pensare di Wonder Woman?

 

Daniel Warren Johnson si confessa: non è assolutamente un artista e un narratore che pianifica prima tutto ciò che metterà sulla pagina, soprattutto in termini di design delle creature, personaggi e paesaggi. Molto spesso improvvisa, si trova a progettare direttamente sulle tavole quel che poi vedremo nelle sue storie.

 

Wonder Woman: Dead Earth #1, copertina di Daniel Warren Johnson

Johnson – Gran parte della mia sensibilità narrativa viene dai manga e dal Giappone, e una delle costanti che vi si trova è un fortissimo senso dello spazio. Moltissimi manga, soprattutto, danno molto negli sfondi e nella definizione dei particolari dell’ambiente. Un aspetto che non si traduce nel nostro stile fumettistico, perché gli albi hanno poche pagine, poco spazio da dedicare a questa operazione.

Ecco perché mi piace utilizzare delle vignette molto ampie per introdurre i miei lettori al mondo che ho creato e cercare di dare solidità alla loro percezione dei luoghi a ogni pagina. Amo la dimensione compositiva del disegno, amo progettarla. Se disegni qualcosa che è sufficientemente una composizione, non importa quanti dettagli includi: in qualche modo, avrà sempre un aspetto spettacolare.

Dead Earth non ha come tema centrale il perdono, come accadeva in Extremity, ma piuttosto la fiducia. L’idea era di far capitare qualcosa a Wonder Woman, qualcosa di brutto, ma non sappiamo come sia successo che il mondo in cui si muove sia finito in rovina. Lo scopriremo con il tempo. E sarà necessario riconnettersi con la propria fiducia, per farlo.

 

Wonder Woman: Dead Earth #1, anteprima 05

 

 

Fonte: Comics Beat