Assieme a Jonathan Hickman e a R.B. Silvia, la star della rinascita mutante è indubbiamente Pepe Larraz, disegnatore che prima di ogni altro ci ha presentato la nuova isola di Krakoa, i retroscena di Moira MacTaggert e i tanti segreti dell’attuale status quo degli X-Men.

 

 

L’artista spagnolo è bravo a narrare storie non solo con i disegni ma anche con le parole, e il suo lavoro su House of X è stata l’occasione per raccontare se stesso, dagli albori come appassionato agli ultimi successi sulle testate più importanti del Fumetto supereroistico americano.

Sul sito ufficiale della Marvel, Larraz si è presentato a quei pochi lettori che ancora non lo conoscessero con un avvincente excursus sulla sua carriera: dal suo primo contatto con il mondo del Fumetto alla sua formazione, fino all’esordio alla Casa delle Idee:

 

X-Men 92 #1, copertina di Pepe Larraz

Larraz – La prima serie che acquistai con i miei soldi fu Spider-Man 2099 di Peter David e Rick Leonardi. Quei numeri erano favolosi, un’opera totalmente stupefacente per la mente del bambino di dieci anni che ero. Sono essenzialmente un autodidatta del Fumetto. Ho studiato in un liceo a specializzazione artistica e poi ho studiato Storia dell’Arte al college. Allo stesso tempo ho studiato Scultura, ma credo di aver imparato a disegnare fumetti assieme ai miei amici del liceo.

Sono stato così fortunato da avere come compagno di classe Ken Niimura, che recentemente ha vinto un Premio Eisner per la sua serie Umami. Anni fa lavorammo su fumetti autoprodotti assieme ad alcuni amici che oggi sono degli artisti ben noti: Esther Gili, Alvaro Ortiz e Carlos Salgado. Credo che per imparare a disegnare fumetti si debba discutere di fumetti con altri artisti. Essere in contatto con loro, per me, è importante quanto la disciplina e le capacità tecniche.

[Ho ottenuto il mio primo incarico alla Marvel] Facendo il rompiscatole. E intendo un vero e proprio rompiscatole. Mandavo una mail ogni settimana. Ora mi rendo conto che forse non è le migliore delle strategie, ma era l’unica che potevo attuare all’epoca. Sapevo che ricevono una miriade di portfolio al giorno, e il mio doveva essere il primo sulla pila, qualora si fosse aperta una finestra per un nuovo artista. E così divenni persistente. Mi ci vollero quasi due anni prima che, a Barcellona, C.B. Cebulski mi disse che sarei stato assunto.

 

L’artista iberico è stato poi molto esauriente nel descrivere nel dettaglio la procedura personale che segue quando affronta un nuovo progetto: segreti preziosi per ogni aspirante disegnatore!

 

House of X #4, copertina di Pepe Larraz

Larraz – Quando mi arriva una sceneggiatura, la leggo più volte, prima di iniziare a disegnare gli storyboard o i bozzetti. Mentre lo faccio, alcune immagini iniziano già a comporsi nella mia testa. Faccio una ripartizione mentale di ogni scena separatamente e definisco l’importanza di ognuna, al fine di creare un equilibrio visivo tra loro.

Poi inizio a disegnare le pagine in versione miniatura, una specie di modello ridotto della pagina definitiva. Le faccio molto piccole perché essere molto veloce, e scartarle se non funzionano. Non ci faccio troppo affidamento, perché sono solo delle prove. Su queste pagine in miniatura definisco la sequenza narrativa, le angolazioni, la composizione delle vignette, le luci e le ombre. Non è importante trovare quella giusta al primo tentativo. Cerco sempre di fare più versioni delle pagine in miniatura per assicurarmi di scegliere la migliore.

Poi scelgo i luoghi dove si svolge l’azione. Mi piace dedicare almeno un po’ di tempo a cercare una buona ambientazione per la scena, o a crearla, se necessario. Considero lo sfondo come un personaggio della storia.

Una volta fissate le prime pagine in miniatura a livello di angolazione, del punto di vista e di composizione, cerco di migliorare il layout facendo qualche prova con le composizioni delle vignette che rendono la pagina visivamente più interessante e più divertente da disegnare. Rimuovo gli sfondi dove necessario e supero i limiti delle vignette quando voglio una variante o una soluzione d’impatto. Poi passo a fare le matite e le chine.

 

Larraz conclude rivelando il suo entusiasmo per il coinvolgimento nel progetto mutante di Jonathan Hickman e ricordando il momento per lui più speciale nel corso della sua carriera alla Marvel:

 

Larraz – Se qualcun altro stesse lavorando a House of X, sarei follemente geloso, ma allo stesso tempo sarebbe fantastico leggere il fumetto nella sua interezza per la prima volta. Mi piacerebbe moltissimo lavorare sui miei adorati mutanti, quando sarà possibile.

Il momento di cui vado più fiero è quello in cui la Marvel mi ha indicato come stella nascente. È stato un messaggio molto chiaro in cui hanno detto: “Crediamo fermamente in quello che stai facendo”. È stato favoloso, ma anche un po’ snervante, considerata la qualità degli artisti selezionati in quello stesso gruppo: Aaron Kuder, Mike Del Mundo, Russell Dauterman, Javier Garrón e Marco Checchetto, nomi ai vertici del settore. Essere incluso tra loro è un onore indescrivibile.

 

House of X #6, copertina di Pepe Larraz

 

 

Fonte: Marvel

 

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