Una delle iniziative che hanno visto Chris Claremont riavvicinarsi al mondo degli X-Men riguarda un progetto particolarmente caro allo sceneggiatore britannico, quello dei Nuovi Mutanti. All’epoca, la serie dedicata agli allievi più giovani della scuola di Charles Xavier fu un fulmine a ciel sereno, grazie anche e soprattutto alle ispirate matite dell’artista Bill Sienkiewicz.

 

 

Il team creativo si è ricongiunto dopo tre decenni per un albo molto speciale,I Nuovi Mutanti: Figli della guerra, una storia inedita che riporta i lettori ai personaggi, ai temi e alle atmosfere di quell’epoca. Non solo un’“operazione nostalgia”, ma anche l’occasione per X-Chris e Sienkiewicz di raccontare la storia di chiusura del gruppo come l’avevano immaginata tanti anni fa.

Un successo annunciato, che però ha rischiato di non vedere la luce per i molti dubbi che Sienkiewicz ha avuto sul suo momentaneo ritorno e che ha rivelato sulle pagine del sito americano Comics Beat:

 

New Mutants: War Children #1, copertina di Bill Sienkiewicz

Sienkiewicz – Una delle iniziative della Marvel per il suo ottantesimo anniversario era la rivisitazione delle serie degli anni ’80. Alcuni mesi fa, forse un anno, mi venne chiesto di realizzare un numero speciale con Chris Claremont in cui rivisitare e raccontare l’ultima storia dei Nuovi Mutanti. Quando io me ne andai, la storia proseguì e un altro disegnatore prese il mio posto, e così quella storia fu cambiata. Io e Chris abbiamo quindi avuto l’opportunità di rivisitare la storia che avevamo immaginato e darle una chiusura, o quantomeno una prosecuzione di qualche tipo.

Quando mi è stata fatta la proposta per la prima volta avevo molti dubbi, non sapevo se accettare o meno. Avevo il timore di sembrare come quelle vecchie rock band che vogliono tornare sul palcoscenico. Doveva esserci un motivo valido per farlo.

Inoltre, dato che siamo tutti più vecchi, bisognava fare attenzione a tornare su quei personaggi cercando di portare qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo di non rovinare il loro ricordo. Se i fan si appassionano molto a una serie, finire fuori pista è molto facile. A volte cambia lo stile, cambiano i tempi, la base degli appassionati non c’è più, oppure non hai più le stesse capacità o il desiderio di una volta per metterti all’opera. Quello che funzionava creativamente all’epoca può essere scomparso e non tornare più.

Ero molto trepidante al pensiero di rivisitare i Nuovi Mutanti, bisognava farlo per le ragioni giuste. Anche mentre consegnavo le pagine, mi veniva quasi da chiedere scusa, perché mi rendevo conto di avere grandissimi scrupoli sull’approccio che volevo utilizzare. Poi, quando ne parlai con Chris, finimmo semplicemente per parlare del nostro amore per quei personaggi e non semplicemente di provare qualcosa di sconvolgente o all’avanguardia, qualcosa di fine a se stesso.

Volevamo davvero rivisitare i personaggi, e così siamo finiti a fare quello che facevamo tanti anni fa. Adoravamo quello che facevamo. Ci divertivamo molto. Eravamo molto protettivi nei confronti di quei ragazzi. Credo che sia questo ad avermi convinto a tornare.

Inizialmente pensavo di dover compattare trent’anni di quella che mi auguro sia una maturità artistica, una maggiore abilità, crescita, o qualunque cosa sia e di spingerla a viva forza nei Nuovi Mutanti, che in realtà non ne avevano affatto bisogno. Poi mi sono reso conto che non dovevamo fare altro che rivisitarli e dare a quei personaggi lo stesso livello di rispetto e di amore che davamo loro quando ci lavoravamo all’epoca. Qualcosa a cui i fan potessero sentirsi correlati. Si trattava di camminare lungo quella sottile linea in equilibrio tra qualcosa di familiare, confortevole e godibile, per consentire ai lettori dell’epoca di rivisitarla, e tra qualcosa di nuovo che potesse anche presentare dei nuovi volti. Accadevano molte più cose di quanto si vedesse in superficie.

 

 

 

Fonte: Comics Beat

 

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