Bryan Hill parla di Fallen Angels, la serie che è chiamato a rivitalizzare nel contesto di Dawn of X. Kwannon, Kid Cable, X-23, Husk e Bling sono il gruppo che lo sceneggiatore avrà sottomano. Ancora non ci sono grandi particolari sulla serie, che quindi cattura la fantasia di molti dei fan che stanno seguendo gli sviluppi della rivoluzione portata sugli X-Men da Jonathan Hickman.

Ecco quanto rivelato da Hill recentemente su questa testata che decisamente propone grandi ambizioni e temi di grande profondità:

 

Fallen Angels #3, copertina di Ashley Witter

Conosco Jonathan Hickman da parecchio, da quando ho realizzato Romulus. Ho sempre ammirato il suo modo di pensare e la maniera in cui affronta i suoi progetti. Mi ha contattato mentre lavoravo su Titans e mi ha chiesto se fossi interessato a partecipare alla nuova evoluzione degli X-Men. E io avevo qualche dubbio. Amo gli X-Men, ma mi sono anche allontanato dalla lettura delle serie per un po’, non perché non fossero buone ma perché mi ero perso nella continuity e pensavo che avrei faticato a recuperare. Hickman mi ha rivelato i suoi piani per House of X: tanto è bastato per conquistarmi, e abbiamo iniziato a parlare di personaggi.

Da quando Elizabeth Braddock si è separata da Kwanon, ho iniziato a preoccuparmi di quel che sarebbe successo a quest’ultima. Non volevo che si perdesse nel mucchio, perché ho sempre pensato che ci fosse ancora molto da dire su di lei. E poi ho sempre pensato che essere privati del controllo del proprio corpo fosse un destino terribile. Come si sentirà a far parte di una comunità mutante che in effetti non ha mai conosciuto? Quando ho capito che l’avrei avuta fra le mani, proprio lei, il personaggio con cui mi identificavo da ragazzino, ero a bordo. Ma non volevo raccontare una storia comune, banale.

Sto passando un periodo di trasformazione personale che credo si rifletta molto sul mio lavoro. Ho detto a Hickman che avrei voluto realizzare una storia in qualche modo lirica, filosofica e che parli del ruolo che un guerriero ha in una società di fatto utopica. Volevo esplorare i concetti di identità e scopo, vedere come la pace stessa possa essere a volte un nemico. E volevo capire cosa può succedere quando i mutanti abbandonano gli umani per evolversi separatamente, analizzare il ruolo della tecnologia in questo processo. C’è molto di William Gibson nella mia storia, molto futurismo.

 

Fallen Angels, come angeli caduti, fa pensare a Lucifero in senso mitologico. Hill scomoda il primo ribelle del mito ebraico-cristiano, portatore di luce che diventa incarnazione del male. Scomoda lo scrittore inglese John Milton per introdurre la sua serie targata Dawn of X, che ci mostrerà in qualche modo il vuoto che i mutanti lasceranno nel creare una propria patria, diversa e seclusa rispetto a tutti gli altri stati del mondo.

 

Crescendo per lo più nel Midwest, mi sono sentito diverso e giudicato perché ero diverso dagli altri ragazzini. Magneto per me rappresenta la ferocia che deriva da tutto questo, la certezza di avere il diritto di esistere, di ottenere potere e benessere, l’atteggiamento di chi è pronto a levare di mezzo chi si mettesse sulla sua strada. Non è spaventato dall’idea di essere considerato un cattivo solo perché le sue azioni disturbano lo status quo. Tutto questo mi affascinava da ragazzino. Mio padre è morto quando ero piccolo, quindi credo di aver cercato delle figure paterne nelle storie che leggevo.

 

Bryan Hill, studente di Bushido e di altre arti marziali, è appassionato della filosofia che ci sta dietro. Kwannon è cresciuta immersa in questa cultura sostanzialmente antica e datata, che oggi potrebbe essere considerata pericolosa e inaccettabile: onore guerresco, forza proattiva e violenza controllata. Anche in X-23 e Cable ci sono alcuni aspetti della personalità dell’autore, poiché, adolescenti, sono coinvolti nella ricerca e nello sviluppo della propria identità:

 

Fallen Angels #3, copertina di DNA

Ho iniziato a definire chi sia per me questa versione giovanile di Cable e ho trovato in lui una splendida semplicità. Sotto molti punti di vista, è il personaggio che ha la più forte autocoscienza nella storia, il che lo mette a contrasto con il mondo intero, in qualche modo. Ci sono nuovi temi interessanti nella storia.

Le storiche analogie con i movimenti per i diritti civili potevano portare i personaggi solo fino a un certo punto. Una volta erano concetti originali, appassionanti, ma l’identità della nostra società è cambiata.

Oggi il concetto di identità e di pregiudizio è come se fosse nascosto da strutture a matrioska, quindi apprezzo che il mondo delle nostre storie non sia fermo allo slogan “via i mutanti” e il fatto che raccontiamo una risposta sostanzialmente evolutiva al pregiudizio.

Nelle azioni di Xavier c’è anche un po’ di fascismo, sono pericolose, il che alza la posta in gioco per i protagonisti, mette grande enfasi sulle loro reazioni all’esistenza di Krakoa, al modo in cui il potere viene gestito. Ci sono un sacco di questioni da affrontare.

 

Hill dice di voler guardare a questi personaggi come a persone reali, come attori che recitano in un film, proiettato nella sua mente. Nonostante tutto, lo sceneggiatore non crede nelle somiglianze spesso sbandierate tra Cinema e Fumetto, perché il modo in cui il tempo scorre nei comics è totalmente diverso.

Come si tradurrà questa visione del medium in Fallen Angels e nel suo impegno su questa testata mutante, così particolare negli intenti eppure in accordo con i piani di Hickman per Dawn of X? Non vediamo l’ora di scoprirlo.

 

Fallen Angels #2, copertina di Ashley Witter

 

 

Fonte: Aitp!

 

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